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Oltre alle pubblicazioni descritte nell'apposita sezione, il prof. Massimo Rossi, nel corso della sua lunga attività di studioso, ha effettuato anche ricerche di vario genere sulle letterature classiche e tenuto conferenze su argomenti di sua competenza. Di questi lavori non pubblicati, che potrebbero comunque destare l'attenzione di chi volesse approfondirne le relative tematiche, viene fornito uno specimen in questa pagina. Coloro che intendessero conoscere più da vicino i risultati delle ricerche compiute dal titolare del sito in queste opere, possono scrivere all'indirizzo e-mail indicato nell'home page oppure ricorrere alla sezione Consulenza.
1 - Relazione per l'esame di maturità classica del candidato Massimo Rossi. Liceo-Ginnasio "A.Poliziano" di Montepulciano. Disciplina: filosofia. Titolo della relazione: "L'esistenzialismo". Anno scolastico 1972/73.
Si tratta del primo scritto impegnativo (a parte i consueti temi in classe!) del prof. Rossi in quei lontani anni in cui era ancora studente liceale. E' quella che oggi, con il nuovo esame di Stato, si chiamerebbe una "tesina" o qualcosa di simile; si occupa di una scuola di pensiero di grande importanza nella storia culturale del XX secolo, l'esistenzialismo. Dopo una panoramica sui presupposti e gli antecedenti culturali di tale movimento, tra i quali assume particolare rilievo il pensiero di Kierkegaard, il componimento affronta in dettaglio i principali caratteri della speculazione di Heidegger e Jaspers da un lato e di Sartre e Marcel dall'altro; viene inoltre affacciato il problema dello sviluppo dell'esistenzialismo dopo il secondo conflitto mondiale, con riguardo anche alla sua incidenza complessiva sulla storia e la cultura contemporanee. La relazione, che doveva corredare il colloquio di filosofia in un esame di maturità che prevedeva soltanto due materie scritte e due orali, si compone di 76 pagine dattiloscritte; riconosciuta originale e interessante dalla commissione giudicatrice, essa contribuì all'eccellente esito dell'esame stesso, superato dal candidato con il massimo dei voti.
2 - Commento all'Alcesti di Euripide: introduzione, commento e vocabolario di Massimo Rossi. Opera compilata nel corso degli anni 1973 e 1974.
Quando il nostro frequentava l'ultimo anno del Liceo Classico "A.Poliziano" (1972/73) il docente di greco, il compianto prof. Salvatore Barattolo, organizzò in maniera diversa e innovativa (per allora!) l'analisi del testo della tragedia greca che, secondo i programmi ministeriali, deve essere letta in classe: anziché utilizzare la consueta edizione commentata del classico, egli preferì fornire agli studenti la traduzione integrale dell'opera e far compiere loro un lavoro di commento autonomo, a cui si sarebbe dovuto affiancare anche uno studio lessicale ben preciso, consistente nella compilazione del cosiddetto "vocabolario" della tragedia, ossia l'elenco di tutti i termini impiegati dal poeta con i significati propri di ciascuna occorrenza. Ma il lavoro, ben iniziato dagli studenti della classe III A, non fu poi portato a compimento a causa degli impegni di studio di ciascuno nell'imminenza dell'esame. Così il prof. Rossi, una volta terminati gli studi liceali, si assunse l'incarico di proseguire ciò che era rimasto interrotto, anche perché ciò costituiva un vivo desiderio del docente, con cui il nostro continuò a restare in contatto anche durante gli anni dell'Università. L'opera, rimasta poi inedita, si compone quindi di una vasta introduzione all'opera di Euripide, che affronta tutti i principali problemi da essa emergenti (l'aspetto socio-politico, l'influsso del pensiero sofistico, l'elemento religioso, gli esiti della tragedia sui generi letterari posteriori come la Commedia nuova e via dicendo), di un'appendice bibliografica e di una nota metrica. Al testo greco dell'opera segue poi un commento esplicativo, costituito per lo più di note a carattere filologico e storico-letterario, mentre non ha più trovato realizzazione il progetto originario, la compilazione cioè di un lessico esaustivo della tragedia, che già allora fu giudicato inadatto dagli operatori dell'editoria scolastica. A distanza di tanti anni, questo lavoro giovanile appare un po' ingenuo e superato, a giudizio del suo stesso autore; vi sono però contenute anche osservazioni ed intuizioni di un certo rilievo, che certamente potrebbero ancor oggi essere riprese ed elaborate.
3 - Saggio critico dal titolo Il dramma esistenziale nel mito di Edipo. Opera compilata in occasione di un corso universitario su Sofocle tenuto dal prof. Guido Paduano, durante l'anno 1975.
In quegli anni difficili di contestazione e di crisi di valori, la sociologia e la psicanalisi erano scienze di gran moda, e spesso venivano applicate anche agli studi classici: tale era allora, ad esempio, l'indirizzo critico del prof. Guido Paduano, che con l'ausilio di queste discipline moderne interpretava anche autori classici come Sofocle, Euripide e Apollonio Rodio. Seguendo la tendenza in auge a quei tempi e propria del docente di cui seguiva appassionatamente i corsi universitari, il prof. Rossi ebbe l'idea di cimentarsi con questo tipo d'indagine critica: nacque così il saggio su Edipo, che lo stesso prof. Paduano, pur non trovandogli una collocazione editoriale, definì "interessante e degno di discussione". Il componimento, che consta di 79 pagine dattiloscritte, mette a confronto il personaggio di Edipo con le categorie della moderna psicanalisi, individuando le motivazioni inconsce del suo agire non tanto nell'omonimo complesso configurato da Freud, quanto nel cosiddetto "complesso di inferiorità" teorizzato prima di tutti dallo psichiatra austriaco Alfred Adler (1870-1937). Sulla base della delineazione del "tipo" caratteriale e dell'analisi psicologica degli altri personaggi della tragedia, il saggio arriva anche a trattare il problema centrale della drammaturgia sofoclea, cioè l'essenza del Divino e dell'Umano nella tragedia greca. Anche questa operetta, riveduta a distanza di ben 25 anni, si rivela in parte ingenua, oltre che non più adatta all'indagine critica attuale; è tuttavia da notare che talune considerazioni ivi effettuate, per quanto non oggettivamente dimostrabili, potrebbero ancor oggi utilmente contribuire ad individuare una chiave interpretativa (almeno parziale) dell'Edipo Re, una delle opere letterarie più celebri e significative dell'intera letteratura greca.
4 - Tesi di laurea, dal titolo: La "Samia" di Menandro: introduzione, testo critico e commento". Relatore: prof. Alberto Borgogno. Controrelatore: prof. Guido Paduano. Tesi compilata durante gli anni 1976 e 1977, e discussa il 15 marzo 1978.
Seguendo i corsi del prof. Borgogno e ancor più per l'interessamento del prof. Adelmo Barigazzi, titolare della cattedra di Letteratura greca dell'Università di Firenze, il prof. Rossi decise di volgere il proprio interesse critico sulla Commedia nuova greca ed in particolare su Menandro, autore oggetto anche di alcuni studi da lui pubblicati (v. la sezione Le mie pubblicazioni). Questo fu dunque l'argomento della tesi di laurea che, iniziata già al principio del 1976, fu portata avanti per oltre due anni, fino ad assumere la forma di un lavoro monumentale che ha per argomento una delle più note commedie di Menandro, la Samia ("La donna di Samo") e si presenta, sul piano tipografico, come un'edizione completa formata da una vasta e dettagliata introduzione all'opera, a cui fa seguito il testo con apparato critico ed infine un copioso ed esaustivo commento filologico, storico e letterario. L'opera si compone di 351 pagine dattiloscritte. Di esse, ben 112 sono dedicate all'introduzione, che è divisa tra l'interpretazione generale della Samia e l'analisi della tradizione manoscritta, cioè dei due codici papiracei pubblicati rispettivamente nel 1907 e nel 1969, che ci hanno restituito circa 750 versi dei circa 900 che originariamente componevano la commedia menandrea. La costituzione del testo ha preso le mosse dall'analisi diretta dei due codici papiracei, sotto forma di fotografie a raggi infrarossi; sulla base dei criteri esegetici ispirati alla Critica del testo di P.Maas è appunto ispirata la parte testuale, corredata dall'apparato critico, in lingua latina, contenente le varianti dei manoscritti e le congetture più probabili degli studiosi moderni. Delle scelte testuali viene poi data ragione nell'ampio commento, che si estende per oltre 150 pagine. L'opera si conclude con un'ampia bibliografia.
La tesi di laurea del prof. Massimo Rossi riscosse all'epoca un successo notevole, tanto da essere conosciuta anche al di fuori della Facoltà di lettere dell'Ateneo senese. Benché non mai pubblicata, l'opera fu ampiamente utilizzata dal prof. Guido Paduano per la sua edizione divulgativa delle commedie di Menandro più ampiamente conosciute (Milano, Oscar Mondadori, 1980), come rivelano le numerose citazioni di essa sotto la forma di "Dissertazioni Siena 1978" e l'accoglimento di alcune proposte testuali in essa avanzate; da questa opera del prof. Rossi, inoltre, ha preso le mosse lo studioso napoletano Mario Lamagna, che ha recentemente pubblicato una sua edizione commentata della Samia, recensita dal nostro nel 1999: si veda, a tal riguardo, la sezione Le mie pubblicazioni.
5 - Traduzione integrale delle opere di Teocrito, eseguita negli anni 1981-1982.
In quegli anni non esisteva ancora in Italia un'edizione divulgativa delle opere di Teocrito e degli altri poeti bucolici greci. Il prof. Rossi, che allora studiava l'argomento in relazione anche ai suoi studi sull'Antologia Palatina (v. la sezione Le mie pubblicazioni) ed intendeva proporre un'opera del genere alle case editrici, compilò una traduzione integrale di tutta l'opera del poeta siracusano, compresi i carmi figurati e gli epigrammi. Successivamente, attratto da altri interessi e oberato da altri impegni quali l'inserimento come docente nel mondo della scuola, egli non diede più seguito al progetto iniziale di curare un'edizione divulgativa di Teocrito, progetto che è stato oggi totalmente abbandonato. La traduzione resta lì, in parte da rivedere, nella speranza che forse un giorno possa destare l'interesse di qualche editore.
6 - Altre traduzioni di autori classici (con introduzione e commento) in attesa di pubblicazione
A questa traduzione di Teocrito possono essere affiancate anche quelle compiute dal prof. Rossi negli anni successivi e non più pubblicate, nonostante precisi accordi e contratti presi con importanti case editrici. Nel 1988 egli ebbe un contratto con Ugo Mursia Editore per la traduzione ed il commento delle cinque commedie di Menandro meglio conosciute, al quale si affiancò, nel 1990, un altro accordo relativo alle sei commedie di Terenzio. Ma di tutto questo materiale, che il prof. Rossi consegnò puntualmente all'Editore nelle date stabilite, costui si degnò di pubblicare soltanto due opere: l'Aspis di Menandro nel 1994 e l'Andria di Terenzio nel 1996 (v. la sezione Le mie pubblicazioni); successivamente gli Adelphoe di Terenzio sono stati pubblicati dall'editore D'Anna per il libro scolastico Un modello di educazione (2003), ma gli altri testi, per i quali l'Editore ha restituito i diritti all'Autore, restano a tutt'oggi inediti. Il prof. Rossi, oberato da altri impegni, li ha momentaneamente lasciati nel cassetto, ma ha intenzione di pubblicarli in un prossimo futuro. Una sua idea, di realizzazione non difficile ma molto faticosa, sarebbe quella di inserire nel suo sito tutti i testi greci di Menandro, che non si trovano ancora su internet, sia nell'originale greco che nella propria traduzione. Il tempo disponibile però, si sa, è quello che è, e non è detto quindi che questo progetto si possa realizzare.
Tra i testi tradotti e non ancora editi, inoltre, c'è anche quello dell'Agesilao, operetta encomiastica che lo storico greco Senofonte (V-IV secolo a.C.) dedicò al re spartano suo amico. Il relativo manoscritto, spedito all'editore Rizzoli di Milano dopo regolare contratto, nel lontano 1996, è stato tenuto in attesa per oltre dieci anni; poi, di fronte alle giuste rimostranze dell'Autore per il mancato rispetto della parola data e del contratto firmato, l'Editore si è deciso a restituire i diritti (2006). L'opera è quindi adesso pubblicabile completa in ogni sua parte, ed è appunto in attesa di un editore.
7 - Studio sul teatro comico romano. Conferenza tenuta dal prof. Massimo Rossi presso il Liceo Classico "A.Poliziano" di Montepulciano, nell'ambito di un corso di aggiornamento per docenti dal titolo "La comunicazione nel teatro antico e moderno", da lui stesso diretto, durante il mese di gennaio 1995.
Nel corso dell'anno scolastico 1994/95 il prof. Massimo Rossi, d'accordo con la Preside dell'Istituto e dando esecuzione ad un progetto approvato dal Collegio dei docenti, fu direttore di un corso di aggiornamento per docenti che aveva per argomento la comunicazione teatrale. Il corso constò di sei incontri di tre ore ciascuno, cinque dei quali furono tenuti da professori universitari mentre soltanto uno, quello appunto condotto dal Direttore, da un docente di liceo. L'intervento in questione è una panoramica generale su tutto il teatro comico romano, che prende le mosse soprattutto dalle commedie superstiti di Plauto e di Terenzio. Si può suddividere in due sezioni. La pars prior esamina il problema generale dei rapporti tra i poeti romani ed il loro pubblico, ben diverso da quello dei loro modelli greci; successivamente viene affrontata la questione secolare dei rapporti fra teatro comico romano e Commedia Nuova greca, delineando alcuni punti fermi di originalità di Plauto e di Terenzio in rapporto alle situazioni, alle scene ed ai caratteri umani che popolano le loro commedie; nel terzo capitolo, infine, si discute sui moduli espressivi e stilistici dei commediografi latini, insistendo soprattutto sul concetto di "deformazione" plautina delle consueti legge morfosintattiche e lessicali, operata al fine di aumentare il contenuto ludico dell'opera. La pars altera invece, più breve della precedente, è imperniata sulla sopravvivenza secolare dei capolavori del teatro comico romano e ravvisa la presenza dei due suoi più illustri esponenti già nella cultura tardo-antica, sino a trattare anche la questione delle riprese umanistiche e rinascimentali; particolarmente accurata, sotto questo profilo, è la panoramica effettuata sul teatro comico del '500, con diretto riferimento alle componenti classiche (cioè plautine e terenziane) riscontrabili in autori quali l'Aretino, il Bibbiena, Lorenzino de' Medici, Francesco Belo e altri.
La conferenza, al momento della sua esecuzione in pubblico, ottenne un notevole successo. Il testo relativo, un compendio di non più di 10 pagine dattiloscritte, attende ancora di essere ripreso e sviluppato in vista di una possibile pubblicazione.
8 - Le fonti classiche della Fabula di Orfeo di Angelo Poliziano. Conferenza tenuta dal prof. Massimo Rossi presso il Centro Studi "Angelo Poliziano" di Montepulciano, sotto la Direzione della prof.ssa Maria Russo, il 5 marzo 1999.
La prof.ssa Maria Russo, ex Preside del Liceo-Ginnasio di Montepulciano, dirige da alcuni anni il Centro Studi dedicato al nostro insigne concittadino Angelo Poliziano (1454-1494), che è stato uno dei più grandi poeti in volgare della letteratura italiana del XV secolo, oltre che un raffinato filologo classico e autore di opere poetiche in latino ed in greco. Il Centro si propone il duplice obiettivo di promuovere l'immagine del poeta e di contribuire ad una più ampia conoscenza dell'Umanesimo e di tutti i fenomeni culturali ad esso collegati; nell'ambito dell'attività del Centro, pertanto, vengono organizzate alcune conferenze affidate per lo più a docenti universitari specializzati nell'argomento ma anche, talvolta, a studiosi ben noti nella nostra zona che abbiano una conoscenza approfondita del Poliziano e della cultura umanistica in genere.
Sapendo degli studi che il prof. Rossi stava conducendo in quel periodo sulle fonti classiche dei testi letterari umanistici, la Direttrice del Centro Studi "Poliziano" lo invitò a tenere una conferenza sulla Fabula d'Orfeo, squisito esempio di drammatizzazione di uno dei più noti miti del mondo greco; l'opera polizianea, del resto, era stata uno degli argomenti principali del Convegno di studi su Angelo Poliziano che si era svolto a Montepulciano, sotto il patrocinio del Comune e del Liceo Classico omonimo, nell'anno 1994, in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della morte del poeta.
La conferenza, risultato di lunghe e minuziose ricerche sull'argomento, fu tenuta il 5 marzo 1999 ed ebbe la durata di circa un'ora e mezza, compreso il dibattito successivo all'esposizione vera e propria. Il materiale di lavoro era stato suddiviso in tre parti, dei quali solo i primi due furono effettivamente trattati per motivi di tempo disponibile: la prima ricerca effettuata riguardava infatti la storia del mito di Orfeo ed Euridice, dalla sua origine nel mondo greco (il primo poeta a noi noto a far menzione di Orfeo è il lirico corale Ibico di Reggio nel fr. 25 P) alla sua trattazione in ambito romano, medievale ed umanistico; il secondo argomento costituiva l'ossatura vera e propria della conferenza ed affrontava il problema delle fonti classiche nella Fabula del Poliziano, distinguendole a seconda della tipologia (es. modelli contenutistici e modelli stilistici) e dell'entità della loro presenza nel poeta umanistico; la terza parte, infine, avrebbe dovuto accennare alle varie riprese del mito di Orfeo dall'epoca rinascimentale ai nostri giorni. Sotto questo profilo particolare importanza rivestono le numerose e costanti rielaborazione della saga nel melodramma dei primi secoli, dall'Euridice di Jacopo Peri (1600), all'Orfeo di Claudio Monteverdi (1607), fino al celebre dramma lirico Orfeo ed Euridice di C.Willibald Gluck (1762).
Il prof. Rossi non ha l'abitudine di presentare i testi delle conferenze in forma definitiva e di leggere i medesimi di fronte all'uditorio; la prassi ch'egli segue è piuttosto quella di portare con sé alcuni fogli di appunti da cui prendere le mosse, onde evitare di tralasciare per dimenticanza qualche importante concetto, ampliando però in modo autonomo ed estemporaneo quanto emerge dalla discussione e dal dibattito in fieri. A tutt'oggi esiste quindi soltanto un compendio della conferenza sul mito di Orfeo, consistente in sette pagine dattiloscritte; è però intenzione dell'autore riprendere al più presto tale materiale e rielaborarlo in forma completa, per consentirne la pubblicazione nei "Quaderni del Centro Studi Agnolo Poliziano" curata dalla Direttrice prof.ssa Maria Russo. Nell'attesa dell'evento editoriale, gli appunti della conferenza sono accessibili richiedendo il relativo file Word al titolare mediante e-mail all'indirizzo del titolare rosma@bccmp.com Si avvertono gli eventuali lettori del file che il materiale relativo è protetto da copyright ed oggetto di imminente rielaborazione per successiva pubblicazione.
9 - Prima e dopo l'Eneide. Modelli e riprese del poema virgiliano. Conferenza tenuta dal prof. Massimo Rossi il giorno 26 marzo 2003 nell'ambito del corso di aggiornamento per docenti dal titolo "Percorsi diacronici nella poesia epica", presso il Liceo-Ginnasio "A.Poliziano" di Montepulciano, da lui stesso organizzato e diretto.
Nel corso dell'anno scolastico 2002/2003, il prof. Massimo Rossi ha fatto inserire nel Piano dell'offerta formativa (POF) del proprio Istituto un progetto di corso di aggiornamento per docenti riguardante la storia della poesia epica. Il progetto, approvato regolarmente dagli Organi Collegiali della scuola, si articolava in cinque incontri che trattavano la materia in senso cronologico, secondo il seguente ordine: 1) la poesia epica greca da Omero agli alessandrini (prof. Carlo Brillante, Universita' degli Studi di Siena); 2) I modelli e le riprese dell'Eneide di Virgilio (prof. Massimo Rossi, Liceo-Ginnasio "Poliziano"); 3) Strategie narrative e avventure teologiche nella Divina Commedia (prof. Dario Ceccherini, Liceo-Ginnasio "A.Volta" di Colle Val d'Elsa); 4) La Gerusalemme del Tasso e il modo epico (prof. Laura Barile, Universita' degli Studi di Siena); 5) Ulisse nelle letterature moderne (prof. Piero Boitani, Universita' degli Studi 'La Sapienza' di Roma). Il prof. Massimo Rossi, oltre alla funzione di Direttore del corso medesimo, che ha avuto pieno successo come attivita' culturale di alto livello, e' stato anche relatore ed ha tenuto il secondo incontro, incentrato sull'epica latina e su Virgilio in particolare. Come e' ben noto, l'Eneide ha costituito per due millenni la base poetica e spirituale di tutta la cultura occidentale; l'importanza del poema virgiliano e' quindi tale da meritare a tutt'oggi attenzione e studio, ben oltre quello che possono contenere i manuali scolastici. La conferenza del prof. Rossi e' stata suddivisa in due parti, dedicate rispettivamente ai modelli di Virgilio ed alle riprese della sua opera nei vari ambiti culturali del mondo medievale e moderno. Nella prima parte (denominata pars prior) si e' trattato delle modalita' di utilizzazione del testo omerico e di quello dei grandi tragici ateniesi (Euripide soprattutto) da parte del grande poeta latino; alcune figure del poema poi (es. Didone, Camilla, Turno ecc.) sono state analizzate anche facendo menzione della tradizione greco-ellenistica ed italica (testi letterari e leggende locali) che Virgilio dovette seguire. Nella seconda parte (detta pars altera) il prof. Rossi ha spaziato in molti dei campi culturali in cui l'Eneide ha fatto sentire nei secoli il grande peso della propria autorita' letteraria: dalla poesia italiana del '400 (Le Stanze per la giostra di Angelo Poliziano, autore per forza di cose molto caro a noi che abitiamo la sua citta' natale), a quella del '500 (La Gerusalemme Liberata del Tasso), fino addirittura a scovare le eredita' virgiliane nella poesia del XX secolo (Pascoli ed Ungaretti in particolare). Altro campo di indagine cui il prof. Massimo Rossi, in virtu' dei suoi numerosi interessi, si e' dedicato, e' quello del melodramma o opera lirica che dir si voglia: nella conferenza, appunto, egli ha messo in luce gli indiscutibili legami che esistono tra il poema di Virgilio ed i libretti d'opera del XVII e XVIII secolo, da Rinuccini a Metastasio, fino all'opera romantica di Ector Berlioz. L'intervento del prof. Rossi ha riscosso grande apprezzamento fra i colleghi e gli studenti presenti, un totale di circa 70 persone. Il testo degli appunti, che ha costituito ovviamente soltanto la base della conferenza, ampliata poi estemporaneamente dal relatore, e' disponibile per i visitatori di questo sito che siano interessati a tale materiale. La richiesta di invio via e-mail in attachment del testo della conferenza va inviata al titolare del sito, all'indirizzo rosma@bccmp.com Si avvertono gli eventuali lettori del file che il materiale relativo è protetto da copyright ed oggetto di imminente rielaborazione per successiva pubblicazione.
10 - Pascoli e i poeti latini, ovvero il moderno nell'antico. Conferenza tenuta dal prof. Massimo Rossi il giorno 23/11/2005 nell'ambito del corso di aggiornamento per docenti dal titolo "La memoria nella letteratura e nell'arte", presso il Liceo-Ginnasio "A.Poliziano" di Montepulciano, da lui stesso organizzato e diretto.
Dopo la positiva esperienza del precedente corso di aggiornamento dell'anno 2003, il prof. Rossi propose, anche per l'anno scolastico 2005-6, lo svolgimento di una iniziativa analoga, da tenersi in orario antimeridiano e aperta alla partecipazione di insegnanti e studenti. La novità consisté nel fatto che i vari incontri o conferenze, a differenza di quanto era avvenuto in passato, erano tenute tutte da docenti interni dell'Istituto, che può vantare la presenza di vari studiosi di grande pregio. Si decise quindi di fare a meno dei professori universitari, spesso distanti dal mondo della scuola, affidandoci totalmente alle conoscenze ed alle competenze dei colleghi dei licei Classico e Scientifico della nostra città. I risultati sono stati ottimi a giudizio di tutti, sia per quanto riguarda l'ambito letterario e linguistico che quello più prettamente scientifico.
La conferenza del prof. Rossi usciva in parte dal campo di studi a lui congeniale, quello cioè dell'Antichità Classica, perché riguardava un poeta moderno da lui sempre amato, Giovanni Pascoli. Di quella che fu una delle principali personalità poetiche dell'Italia di fine '800 ed inizi del '900, il prof. Rossi ha esaminato un aspetto particolare, finora poco trattato dalla critica: le traduzioni di brani sparsi di poeti antichi che il Pascoli compì lungo tutto l'arco della sua vita, ma soprattutto negli anni di Castelvecchio di Barga. Diversi poeti greci (prima di tutti Omero) e latini furono oggetto della sua attenzione, ma egli non si limitò a renderne semplicemente il pensiero trasferendolo in un'altra lingua: le sue sono piuttosto reinterpretazioni, nelle quali l'Autore moderno traspone la sua personalità e la ricchezza del suo mondo interiore, rispecchiando nei testi antichi alcuni temi fondamentali della sua poetica come quelli del fanciullino, del nido familiare o della morte, spesso evocata con immagini simboliche. Ed è appunto il simbolismo pascoliano che meglio risalta in queste traduzioni, dove il principio dell'immutabilità della creazione artistica si esprime mediante una fitta interstestualità: se è vero infatti che i classici hanno fornito un contributo irrinunciabile per la formazione del mondo poetico pascoliano, è altrettanto vero che il Pascoli stesso scopre nel testo dei poeti antichi quel misticismo della natura e quello stesso linguaggio simbolico che da sempre esiste nella poesia. Da qui il sottotitolo del lavoro del prof. Massimo Rossi, che si esprime appunto con la frase "il moderno nell'antico". La conferenza riscosse successo, sia pure in misura minore rispetto alle altre precedenti; e ciò perché gli astanti non riuscivano a seguire puntualmente l'analisi approfondita dei testi pascoliani ed i rimandi a vari autori antichi e moderni, un lavoro per il quale sarebbe stato necessario avere sottomano i relativi contesti e saperli ben interpretare. Si trattò, in altre parole, di una lezione in cui l'aspetto tecnico (stilistico, retorico, metrico) ecc. erano troppo approfonditi per essere apprezzati e compresi da studenti e docenti spesso privi della preparazione di base necessaria. Si aggiunga il fatto che, in una sala dove ci sono 40-50 persone, è difficile che si raggiunga un grado di concentrazione e di silenzio come quelli che sarebbero d'obbligo di fronte ad argomenti di questa portata.