PAGINA DEI RISULTATI

 

 

In questa pagina vengono inseriti i quesiti ad interesse generale, con le relative risposte, pervenuti al sito del prof. Massimo Rossi nella rubrica "Consulenza", mediante il modulo interattivo che si trova in quella pagina. Si prega di scorrere questa pagina fino in fondo.

Ai quesiti di argomento specialistico o particolare, non tali cioè da interessare il pubblico dei cultori del mondo classico che visitano il sito, viene fornita risposta privata tramite e-mail.

Per non appesantire troppo la pagina dei risultati, frequentemente consultata, i quesiti dal n° 1 al n° 225 sono stati collocati in un'apposita pagina, chiamata  Archivio delle risposte. Chi volesse leggere tali quesiti, che sono di interesse generale,  può farlo cliccando sul collegamento ipertestuale o qui o in fondo a questa pagina.

 

Quesito n. 226

nome = Luca  Boccardi
sujet = Un piccolo favore
messaggio = Salve prof., sono uno studente di lettere e filosofia all'università la Sapienza di Roma.
Da tempo,dopo l'operazione subita da mio padre,vorrei tatuarmi una frase in latino che dice "Ci vuole ben altro per ucciderci",inteso generalmente circa la nostra famiglia.
è da tempo che cerco un prof che desti fiducia in me,ma ancora non ne ho vista traccia,fino a che non ho visitato il suo sito.
POTREBBE CORTESEMENTE AIUTARMI???
CORDIALI SALUTI PROF.

R. Gentile signore, la sua richiesta è un po' strana in verità, ed è la prima volta che me ne capita una simile: sulle prime, infatti, non volevo rispondere o farlo solo privatamente, perché non mi pareva un argomento di interesse generale; ma poi, considerando che questo è il primo quesito della mia nuova "Consulenza" dopo 4 anni di chiusura, ho deciso di pubblicarlo. Premesso che io personalmente sono contrario ai tatuaggi ed alle manipolazioni del proprio corpo sotto ogni forma (capirà, ho la mia età!), e tanto meno vedo l'utilità di usare in tal guisa una frase in latino, le dico tuttavia che la traduzione di essa è cosa normale, ed è strano che a Roma lei non abbia trovato nessuno in grado di eseguirla. Per ridurre il numero delle parole (e quindi la sofferenza al momento di compiere quell'insano gesto che è il tatuaggio), la si può rendere in latino con "Aliud requiritur ad nos caedendos". Così è letterale; altrimenti può sostituire "caedendos" con "opprimendos", ed il significato varia leggermente: anziché "per ucciderci" (che è un po' forte) verrebbe a significare "per sottometterci, per schiacciarci". Mi auguro poi che Lei faccia buon uso dei miei consigli, perché certe volte frasi del genere tatuate si vedono addosso a certa gente poco raccomandabile che le usa per spaventare il prossimo o per esprimere la propria intolleranza (tipo "boia chi molla" o altri orrori del genere). Spero proprio che non sia il caso suo.

 

Quesito n. 227

nome = Alessio Brandella
sujet = lo straniero??
message = Per prima cosa grazie veramente per il suo aiuto... volevo domandarle se pensa sia possibile portare come tesina di maturità la figura dello straniero in tacito e in apollonio rodio. A consigliarmi il tema è stato il mio professore ma non sono certo dei collegamenti. Grazie

R. Certo che è possibile portare questo argomento, come ogni altro. I collegamenti non sono così agevoli da trovare, soprattutto perché Apollonio Rodio è un poeta mentre Tacito è uno storico; quindi anche il motivo dello straniero viene trattato dai due autori in maniera diversa e con varie finalità. Per quanto riguarda Apollonio possiamo dire che questo tema è "di routine" perchè rientra nella tradizione epica e ne riprende i connotati: l'amore di Medea per Giasone infatti, vero Leitmoyiv del III libro delle Argonautiche (ed in certo qual modo di tutta l'opera), è di origine omerica ed ha il suo principale nel libro VI dell'Odissea, quando Nausicaa s'innamora del naufrago Ulisse. Anche le imprese dello straniero, cioè dello stesso Giasone, rientrano nella tematica consueta del genere epico, benché il concetto di eroismo in sé, dal punto di vista etico-sociale, sia molto cambiato rispetto all'epoca omerica- In Tacito lo straniero è visto sotto molteplici aspetti, tutti comunque connessi con la situazione storica dell'impero romano; egli è quindi un personaggio reale, consistente, che serve allo scrittore per esternare il proprio giudizio negativo sulla politica e la società a lui contemporanea. Si pensi alla Germania: lì lo straniero s'identifica con "ciò che è diverso da Roma" nel bene e nel male, ma comunque denota una diversità ed un'originalità. Gli usi e costumi dei Germani sono analizzati non in quanto tali, né per finalità letterarie come avviene nei poeti epici, ma per marcare un confronto implicito con il mondo romano, del quale l'autore intende sottolineare la decadenza morale e civile.

 

Quesito n. 228

nome = Flavia Mancino
sujet =
message = confronto fra epiteti in omero e in esiodo. Dove potremmo riscontrare del materiale utile alla nostra ricerca? La ringraziamo per l'attenzione

R. Il tuo quesito, a quanto vedo, è piuttosto laconico, ed altrettanto sarà quindi la risposta. Il sistema linguistico di Esiodo è molto simile, in ogni suo aspetto, a quello di Omero; quindi anche gli epiteti vengono utilizzati con le medesime finalità e secondo le medesime modalità. Vi è però una differenza dovuta alla diversa composizione del pubblico, perché l'aedo omerico si rivolgeva in prevalenza ad un uditorio cortigiano ed aristocratico, mentre Esiodo dovette rivolgersi a più strati sociali, non esclusi quelli di più bassa condizione. Gli epiteti esiodei, di conseguenza, risultano meno aulici e più collegati al mondo della vita sociale e lavorativa: così, accanto a epiteti classici come "Atena dagli occhi azzurri" o "Poseidone scuotitore della terra", se ne trovano anche altri di tipo popolare e di più immediata comprensione, come il "dorme di giorno" riferito al ladro (perché di notte esercita la sua attività) o il "senzaossa" per definire il polpo, animale appunto invertebrato. A questi epiteti popolareschi viene conferita dall'Autore anche una certa carica di giocosità e di verve comica.

 

Quesito n. 229

nome = Giulia Piazzese
sujet =
message = gentile professore, studiando Plauto mi è sorta una curiosità. Potrebbe aiutarmi a rintracciare dei parallelismi tra la comicità di Plauto e quella dei comici moderni?grazie anticipatamente.

R. Giulia, la tua domanda è troppo difficile e vasta perché io possa rispondere in uno spazio come questo, ristretto a poche righe. Ti dico anzitutto che la comicità, se per tale intendi la capacità dell'autore di provocare il riso nello spettatore o nel lettore, non è cambiata molto dall'Antichità ad oggi, e si fonda sempre sui medesimi espedienti: giochi di parole, doppi sensi, scambi di persona, equivoci ecc. Plauto è maestro indiscusso di questi procedimenti, per ottenere i quali non esitò a modificare profondamente gli originali greci che utilizzava, estremizzando soprattutto quei caratteri umani e quelle situazioni che gli davano modo di esercitare questa sua grande vena comica; possiamo anzi dire ch'egli creò una società alternativa a quella reale, un mondo alla rovescia che risultava comico e divertente proprio perché "diverso" e addirittura opposto a quella che è la realtà quotidiana. Anche i comici moderni utilizzano spesso questi procedimenti, e molti esempi si potrebbero fare. Prendiamo il caso di Fantozzi, il personaggio creato dalla fantasia di Paolo Villaggio, il quale per ciò utilizza procedimenti plautini: il suo è infatti un mondo surreale, totalmente al di fuori della realtà (basti pensare alla nuvoletta che accompagna il povero impiegato quando va in vacanza, di modo che piove soltanto su di lui), ed è proprio su questo processo di straniamento che si fonda la comicità di fondo della situazione. Anche i personaggi plautini sono stati spesso riprodotti nelle epoche moderne: pensiamo solo alla figura dell'avaro dell'Aulularia, che fa ridere per l'esagerazione del suo carattere, dilatato fino al grottesco, ed alle somiglianze che in tal senso può avere con il celebre Paperon de' Paperoni dysneiano, anch'egli surreale nel suo comportamento (si dispera se perde un centesimo, quando possiede metri cubi d'oro, e vive nella paura di perdere la sua ricchezza come l'antico antenato). Mi sono limitato a pochi esempi, ma potremmo continuare a non finire.

 

Quesito n. 230

nome = Marco Trono
sujet = Tesina
message = Salve. Sono uno studente dell'ultimo anno del classico, come tesina vorrei parlare dell'  eterno ritorno all'uguale. Parlare di Nitzhe ed Empedocle in filosofia, il passo delle metamorfosi di Ovidio dove Pitagora afferma che il mondo" pur cambiando sempre non cambia mai" Ma parlare anche di Catullo e di Foscolo, a me certo piacerebbe. Lei cosa ne pensa? Spero in una sua risposta.

R. Vi è ben poco da rispondere, perché collegamenti con Catullo se ne vedono ben pochi, almeno riguardo all'argomento da te scelto; potremmo includervi, semmai, il tema della morte intesa come ritorno al nulla e quindi all'uguale primigenio: di ciò potrebbe essere testimonianza il carme 5, che da un inizio apparentemente gioioso (vivamus, mea Lesbia, atque amemus) va poi a toccare un argomento triste e serio, allorché dice che dopo questa breve parentesi di luce (la vita) dovremo tutti dormire un sonno eterno. Tale è il "ritorno all'uguale", come lo chiami tu, che possiamo trovare in Catullo; non credo che lo si possa intendere in altro modo. Comunque mi pare che quello che hai citato prima, anche senza Catullo, sia sufficiente allo scopo di comporre una buona tesina d'esame. Cerca però di non straziare ulteriormente il povero Nietzsche, scrivendo correttamente il suo nome.

 

Quesito n. 231

nome = Elisa Coppi
sujet = consiglio per la tesina!
message = Salve! io volevo chiedere un consiglio per la prearazione della mia tesina. Frequeno il liceo scientifico a indirizzo tecnologico a brescia, ma sono interessata particolarmente alle materie umanistiche. Per la mia tesina avevo pensato di trattare il tema: il passaggio dall'infanzia all'età adulta non è netto, in quanto molti adulti mantengono ancora un attaccamento al mondo dell'infanzia. Pensavo quindi di trattare il fanciullino di Pascoli, il ritorno all'infanzia di freud in filosofia e il romanzo di peter pan in inglese. Ho pensato poi di storia di presentare un po' il periodo e le sue caratteristiche, insistendo sul perchè un uomo adulto sente la necessità di fuggire dalla realtà.
Mi è stato detto di professori che frequentando il liceo scientifico sarebbe meglio portare almeno una materia scientifica, ma io non sono riuscita a pensare a niente... se potesse aiutarmi ne sarei veramente grata! grazie in anticipo!

R. Cara Albasilenziosa, messaggi come il tuo me ne arrivano di svariati, ed ho perciò deciso di rispondere a te una volta per tutte chiarendo una cosa fondamentale: il servizio di consulenza che ho attivato sul mio sito non è generico per le tesine d'esame, ma riguarda soltanto le materie umanistiche, ed in particolare il LATINO ed il GRECO, che sono appunto le discipline che io insegno da circa trent'anni. Io rispondo SOLTANTO a quesiti sul latino ed il greco, perché non mi intendo delle altre discipline, e tanto meno di quelle scientifiche. Quindi è perfettamente inutile rivolgermi quesiti su argomenti che non conosco e sui quali non posso consigliare alcunché. Questo dovrebbe essere ovvio, ma purtroppo molte persone non l'hanno ancora capito e continuano a farmi domande di biologia, tedesco, matematica, agronomia e quant'altro. Per queste cose ci sono le enciclopedie, o meglio ancora professori che hanno su di esse una preparazione specifica; a loro dovete dunque rivolgervi, non a me. Chiaro?

 

Quesito n. 232

nom = Ottavio
prenom = Rapuano
sujet = letteratura latina
message = Egr. professor Rossi,
sono uno studente di lettere che sta preparando una tesi sulla necromanzia nella letteratura latina.Volevo chiederle se mi può indicare qualche buon testo che si occupa del sesto libro dell'Eneide e della scena di necromanzia nella Tebaide Di Stazio.Mi farebbe cosa molto gradita anche se mi potesse indicare qualche articolo pubblicato sulle riviste specializzate,tipo la Revue des études latines, il Bollettino di studi latini, Maia, o altre testate che lei conosce.
La ringrazio per la coetese attenzione e le auguro buon lavoro.

R. Purtroppo mi e' difficile rispondere alla sua richiesta, perche' non ho repertori bibliografici se non quelli che si trovano normalmente su internet e sui libri di piu' comune diffusione. Le consiglio, per prima cosa, di consultare l' Année Philologique, la pubblicazione bibliografica piu' famosa e completa al mondo per quanto riguarda l'Antichita' Classica, che dovrebbe trovarsi certamente nella biblioteca della sua facolta'. Per quanto concerne il sesto libro dell' Eneide, puo' ricorrere al vecchio commento del Norden ancora valido (non e' pero' in commercio ma solo nelle biblioteche specializzate) o, in alternativa, a quello del Paratore compreso nell'edizione del poema virgiliano nella collana "Lorenzo Valla" della Mondadori. Non e' da trascurare, inoltre, la monumentale "Enciclopedia Virgiliana", edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (Treccani), Roma 1984-1990; vi vengono trattate tutte le questioni anche di minor pregio riguardanti Virgilio e le sue opere. L'argomento della necromanzia, inoltre, dovrebbe essere trattato nell'ottica dell'intero sviluppo della letteratura latina: agli autori che lei ha citato, infatti, va indubbiamente aggiunto anche Lucano, in particolare la scena della maga Eritto contenuta nel libro VI della Pharsalia.

 

Quesito n. 233

nom = Francesco
prenom = Lamonaca
sujet = Tesina
message = Salve Prof.Rossi!Sono un alunno del liceo classico Scotti di Ischia e quest'anno ho la maturità, essendo un pithecusano vorrei parlare delle testimonianze che i greci prima e i romani poi hanno lasciato sulla mia isola.Ho trovato alcune fonti da cui attingere come alcuni versi di Omero e qualche passo di Strabone ma vorrei il suo parere per organizzare meglio il percorso e non renderlo uno sterile catalogo di citazioni.Spero mi possa dare qualche consiglio...Grazie per l'attenzione e complimenti per il sito!

R. L'idea della tesina su Ischia mi sembra ottima ed in linea con le tendenze di oggi: anche all'Universita', infatti, molti studenti svolgono la tesi su argomenti riguardanti il loro luogo di nascita o di residenza. Le materie da coinvolgere nella tesina sarebbero soprattutto tre: latino, greco e storia, e sono piu' che sufficienti, non essendovi affatto la necessita' di infilarci a forza un gran numero di discipline, come alcuni tentano di fare. Non credo ci sia il rischio di ridurre il lavoro a un catalogo di citazioni, perche' e' evidente che ogni testimonianza che tu porterai dovra' essere commentata o confrontata da te con altre; se saprai operare i giusti confronti e valutare la portata e l'importanza delle fonti, verra' fuori un lavoro molto interessante, ne sono certo. Omero e Strabone sono certamente da citare, ma per la storia di Pitecussa occorrerebbe un libro specifico da consultare, che tratti della colonizzazione: se non ne hai uno particolare su Ischia, ti consiglio quello generale di J.Berard, La Magna Grecia, edizioni Einaudi Torino. Tieni presenti anche gli autori latini che hanno parlato dell'isola, come Pomponio Mela e Plinio il vecchio, nel III libro della sua Naturalis Historia.

 

Quesito n. 234

nom = Aniello
prenom = Cigliano
sujet = aiuto per la tesi di maturità
message = Gentile professore,
sono uno studente frequentante l'ultimo anno di liceo classico presso l'Istituto Scotti di Ischia.
Vorrei che gentilmente mi desse qualche consiglio su come argomentare la mia tesi di maturità sul tema dell'antieroe oppure, se ritenesse quest'ultimo un argomento poco originale o "pericoloso", me ne  suggerisse un altro più innovativo di cui poter trattare.

R. L'argomento dell'antieroe va bene per l'ultimo anno del Liceo Classico, anche se non e' particolarmente originale: diversi miei alunni degli anni scorsi, infatti, l'hanno trattato con discreto successo. A parte i collegamenti con le discipline moderne, sui quali non ho molto da consigliare (forse pero' il personaggio dell'"inetto" novecentesco dei romanzi di Pirandello e suprattutto di Svevo ci potrebbe stare), per quanto riguarda l'Antichita' il materiale c'e' e si puo' sviluppare. Per il greco basta visualizzare la figura del protagonista del poema epico ellenistico: e con cio' non intendo soltanto il Giasone delle Argonautiche di Apollonio Rodio, figura emblematica di antieroe, ma anche - ad esempio - il Teseo dell'Ecale di Callimaco. Bisogna pero' intendersi sul significato da dare al termine "antieroe"; non e' infatti da considerare tale colui che rifiuta il protagonismo eroico, bensi' colui che e' mosso da ideali e prospettive del tutto diverse da quelle dell'eroe classico, omerico o tragico. Giasone e' un "anti"-eroe proprio perche' si oppone al concetto invalso di eroismo, in quanto compie la sua missione per adempiere un dovere, non per ricavarne onore e gloria, ed accetta quasi passivamente l'aiuto di una donna, Medea, cosa che gli eroi dell'Iliade non avrebbero mai accettato, a meno che non si trattasse di una divinita'. Sotto questo aspetto anche l'Enea di Virgilio e il Pompeo di Lucano sono antieroi, perche' subiscono gli eventi, piu' che esserne protagonisti attivi. Su Enea, pero', il discorso sarebbe piu' lungo e complicato, e non posso approfondire qui l'argomento; l'ho sviluppato nel mio nuovo corso di letteratura latina uscito adesso a Napoli presso l'editore Loffredo. Chiedi al tuo professore di latino se l'ha ricevuto dal rappresentante di zona, ed eventualmente fattelo prestare per approfondire l'argomento che mi hai proposto.

 

Quesito n. 235

nom = Valentina
prenom = Sandrè
sujet = Aiuto tesina
message = Gent.mo Prof Rossi,
Sono una studentessa del Liceo Classico di Casale Monferrato, sto preparando la mia tesina per l’Esame di Stato e vorrei chiederLe un consiglio.
La scorsa estate ho avuto la possibilità di partecipare al progetto di alternanza scuola – lavoro presso un importante studio notarile e sono stata inoltre selezionata presso l’Università IULM per uno stage all’interno della facoltà di Relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa; alla luce di tali esperienze ed in relazione alla mia scelta universitaria, la facoltà di Giurisprudenza, ho pensato di elaborare un percorso culturale incentrato sulla parola, in particolare sulla sua potenza e capacità persuasiva.
Vorrei esordire con un discorso di Barack Obama riguardo l’antica arte oratoria per poi ripercorrerla sotto forma di excursus in greco ed in latino concentrandomi in particolare sulla lettura della “Retorica” di Aristotele e su alcuni brani di Lisia, mentre in latino su alcuni passi del “De Oratore” di Cicerone e sulla decadenza dell’oratoria in età imperiale con cenni a Tacito e Petronio.
Per quanto riguarda italiano mi è stato consigliato il saggio di Carlo Michelstaedter “La Persuasione e la rettorica”.
In storia dell’arte ho pensato di parlare del Futurismo presentando i manifesti artistici del movimento e le tavole parolibere senza però prescindere dall’inquadramento storico e letterario, introducendo le figure di Marinetti e di d’Annunzio, i quali sovvertono i canoni del discorso classico utilizzando un lessico basato su slogan di incitamento alla guerra.
Sto inoltre leggendo “al gusto di cioccolato” di Matteo Rampin che analizza le frasi che siamo abituati a leggere e ad ascoltare e che, a nostra insaputa, manipolano le nostre decisioni.
Mi risulta complicato introdurre all’interno di questo percorso, materie come filosofia e storia.
Mi rendo conto che l’argomento è molto vasto e vorrei quindi un consiglio sul taglio più adeguato e su un titolo originale.
Grazie anticipatamente,
Cordiali saluti
 

R. Cara Valentina, il percorso che hai scelto mi pare molto interessante e ricco di argomenti anche oltre quello che sarebbe necessario: la tesina d'esame, infatti, non deve necessariamente comprendere tutte le discipline studiate, ma puo' anche limitarsi a due o tre. I testi che tu hai citato sono piu' che abbastanza per un lavoro individuale che, per quanto possa interessarti e impegnarti, non avra' in sede d'esame uno spazio molto ampio, giacche' il tempo dedicato alla tesina, durante il colloquio orale, e' generalmente di 10 o 15 minuti al massimo. Percio' ti consiglio di non aggiungere altro, sebbene anche filosofia e storia potrebbero rientrarci, volendole inserire a tutti i costi: il dibattito retorico e' stato infatti argomento di diatribe filosofiche in molte epoche, a partire da Platone (v. dialoghi come il Gorgia o il Protagora); per quanto riguarda la storia, invece, potresti fare un accenno alla retorica dell'epoca fascista (v. l'esaltazione dell'Impero, il mito di Roma ecc.) ed in genere ai regimi totalitari del XX secolo. Comunque non voglio approfondire, perche' le discipline di mia specifica competenza sono il latino e il greco, e qui mi sembra che la scelta dei testi sia gia' sufficiente; vorrei pero' suggerirti, per quanto riguarda il greco, di ricordare anche Isocrate (che fondò una scuola di retorica proprio perche' convinto del valore "pratico" di questa scienza) e, per il latino, di fare un cenno a Quintiliano, poiche' la questione della decadenza dell'oratoria in eta' imperiale vede in lui uno degli autori di maggiore importanza. Nell'opera di Quintiliano possiamo anche notare il rapporto stretto che legava l'oratore al potere politico, dal momento ch'egli finge di non vedere quali erano le vere cause della perdita di prestigio dell'arte oratoria, risalenti quasi totalmente alla mancanza di liberta' di espressione propria dell'età del principato: l'accentramento del potere nelle mani del sovrano, infatti, aveva fatto cadere in disuso il dibattito politico in auge al tempo di Cicerone.

Oltre a questa risposta "pubblica" ti ho mandato anche una mail privata per un'altra questione, che ti prego di leggere.

 

Quesito n. 236

nom = Carlotta
prenom = xxxxx
sujet =
message = Salve,
sto leggendo il libro di Cicerone "Laelius de amicitia",per poi farne una recensione.In cui ho scritto che Cicerone tramite Lelio confuta come un avvocato le dottrine epicuree e stoiche che hanno portato a Roma una concezione utilitaristica,intesa come allenza politica.
Le vorrei chiedere se quello da me scritto è giusto,in quanto non riesco a trovare il passaggio nel libro.
Grazie dell'attenzione

R. Non mi pare che le cose stiano esattamente così nell'opera di Cicerone: l'Autore non confuta infatti le dottrine stoiche, alle quali al contrario si appoggia per polemizzare contro gli epicurei. Questi ultimi, in verità, avevano una concezione utilitaristica dell'amicizia, secondo la quale la familiarità tra due persone nasce quando ciascuno dei due avverte la possibilità di usufruire dell'aiuto dell'altro, anche soltanto per evitare la solitudine. Per gli epicurei, quindi, l'amicizia rientra nella categoria dell'utile e non ha motivazioni di ordine morale o filosofico; Cicerone sostiene invece che l'amicizia è un'unione mistica di due anime volte al bene, e nasce dalla naturale tendenza umana ad amare i propri simili, una legge che è innata negli esseri umani e non imposta dalle convenzioni sociali. La presa di posizione ciceroniana, in altri termini, risente di alcuni pensatori greci come Platone, che nel Simposio aveva elaborato una simile concezione per quanto concerne innanzitutto l'amore ma anche l'amicizia, che di esso è una delle più elevate manifestazioni. Non mi risulta, inoltre, che la visione utilitaristica epicurea riguardasse soltanto la sfera politica, come tu affermi; riguardava la totalità dell'essere umano, di cui quello politico, pur importante, è soltanto un aspetto.

 

Quesito n. 237

nom = Irene
prenom = Chellici
sujet = aiuto tesina sul "fanciullo"
message = Gentile Professore,
sono una studentessa del liceo classico e tra circa un mese dovrò affrontare la maturità.
Per il mio percorso interdisciplinare avevo pensato al tema del "fanciullo" con cui riesco a fare vari collegamenti, tuttavia ho difficoltà a trovarne uno adatto per greco. Lei cosa mi consiglia? per latino avevo pensato a Quintiliano.
La ringrazio anticipatamente.

R.  Cara Irene, anzitutto occorrerebbe sapere da che punto di vista tu vuoi analizzare la tematica del fanciullo. Se vuoi trattare il tema dal punto di vista educativo, come credo, allora la scelta di Quintiliano per il latino va benissimo: in lui si trovano molti principi pedagogici che ancor oggi possono essere considerati attuali, come quello dell'inserimento graduale del bambino nella scuola, quello del gioco come parte integrante dell'educazione, quello del rifiuto delle punizioni corporali e via dicendo. Il mondo degli adulti, secondo Quintiliano, deve prima di tutto comprendere la psicologia del bambino e adeguarsi ad essa, non fare il contrario come spesso avveniva ai suoi tempi e qualche volta accade anche oggi. Per quanto riguarda il greco, sono da prendere in considerazione gli scritti pedagogici di Plutarco, che fanno parte della raccolta dei cosiddetti Moralia. In questo corpus di circa ottanta opere alcune riguardano la tematica del fanciullo e della sua educazione; in particolare questo aspetto del pensiero plutarcheo e' sviluppato nel De liberis educandis (= L'educazione di figli, titolo latino imposto agli scritti dei Moralia in epoca medievale). Lo scrittore greco, senza conoscere direttamente Quintiliano, arriva molto spesso a conclusioni simili, come ad esempio il rifiuto di applicare punizioni corporali (o comunque troppo severe) nei confronti del bambino, il quale puo' ricevere dall'eccessiva severita' dei precettori un danno psicologico che perdurera' tutta la vita. Purtroppo dei Moralia di Plutarco non esistono traduzioni complete in italiano; occorre informarsi presso una buona libreria circa l'eventuale pubblicazione dell'opera di cui ti ho fatto menzione, per poterla leggere e analizzare.

 

Quesito n. 238

nom = annalisa
prenom = giordano
sujet = tesina

message = salve..io vorrei portare la tesina sul fanciullino ma nn so cosa mettere in greco e latino...!!!mi può dare un aiuto..

R. Annalisa, se leggi la risposta n. 237 qui sopra, te ne puoi servire per la tua tesina. A meno che tu e la ragazza cui ho risposto sopra non frequentiate la stessa scuola. A te aggiungo un consiglio: se il tuo lavoro ha come punto di partenza il fanciullino del Pascoli, allora potresti leggere il Fedone di Platone, da cui il poeta ha preso spunto per la sua teoria estetica sull'origine della poesia. Inoltre, poiché il Pascoli sottolinea l'elemento irrazionale nell'uomo, anche altri dialoghi di Platone, come lo Ione, potrebbero collegarsi a quello di cui tu vuoi trattare, perché nella concezione del filosofo ateniese l'arte e la poesia sono frutto dell'ispirazione e non hanno alcun fondamento razionale. Questa potrebbe essere unìindagine da ampliare, ma non so quale taglio specifico tu vuoi dare alla tua tesina.

 

Quesito n. 239

nom = Aniello
prenom = Cigliano
sujet = aiuto tesina
message = Salve professore,
le ho già scritto qualche mese fa per chiederle un aiuto per la mia tesina di maturità e la sua risposta mi è stata molto utile. Avevo scelto di argomentare la mia tesina sul tema dell'antieroe e lei mi ha consigliato di cambiarlo poichè lo riteneva un tema già variamente trattato. Per cui ho scelto come argomento l'Oriente, e vorrei mettere in luce soprattutto la sopravvalutazione della cultura occidentale. Cosa potrei inserire nella mia tesina per la letteratura greca e latina?
Per quanto riguarda il greco, avevo pensato ad Erodoto: nelle Historiae fa riferimento al popolo indiano dei Padei, descrivendone le usanze. Purtroppo, però, non ho trovato molte informazioni su internet. Come posso fare?

R. Non mi pare di aver risposto proprio nel senso che tu hai inteso (v. n.234): in realtà la tesina sull'antieroe si può fare, semmai il difficile è dire qualcosa di nuovo, visto che l'argomento è abbastanza sfruttato. Per quanto riguarda l'Oriente l'idea mi sembra buona, e il materiale da esaminare c'è in abbondanza. Io, più che portare testi specifici, farei riferimento alle idee generali che nel mondo greco erano diffuse circa i popoli orientali e che possono sintetizzarsi in due punti. Da un lato, infatti, gli orientali erano giudicati dai greci (e poi anche dai romani) in una luce negativa, poiché il loro stile di vita era identificato con il lusso, la mollezza e la corruzione da cui il mondo occidentale (a detta di autori come Senofonte, Plutyarco, Sallustio, Tacito ecc.) avrebbe dovuto guardarsi; dall'altro invece il mondo orientale manteneva un fascino ineguagliabile per le meraviglie ed i luoghi prodigiosi che si credeva esistessero al di là delle terre conosciute. Prendi ad esempio la Persia e l'India, luoghi pressoché sconosciuti ai Greci: con i viaggi di Alessandro Magno essi furono visitati di fatto, eppure continuarono a costituire materie di invenzione fantastica, poiché venivano considerati luoghi sacri, edenici, ove avvenivano eventi divini e prodigiosi. Se imposti la tua tesina su questo doppio presupposto, puoi citare una serie di autori greci che raccolgono entrambi i punti di questa concezione: Senofonte (v. opere come l'Agesilao e la Ciropedia), gli storici di Alessandro e la paradossografia di età ellenistica, Luciano, Plutarco (alcuni scritti dei Moralia) ed anche i romanzieri del periodo imperiale (v. Caritone, Senofonte Efesio ecc.). Anche in ambito romano c'è qualche scrittore che accenna al mondo orientale come luogo caratterizzato da un alone di fiaba: primo tra tutti è Curzio Rufo, nella sua Storia di Alessandro Magno, ma si trovano accenni anche in Plinio il Vecchio e soprattutto in Apuleio.

 

Quesito n. 240

nom = Daniela
prenom = XXXX
sujet = La Famiglia
message = Gentile prof.Rossi,
avrei urgente bisogno del suo aiuto dato che gli esami ormai sono alle porte!
Come tema della mia tesina ho scelta "la famiglia tradizionale:la sua forza ed il suo limite"..intendendo con ciò che la famiglia tradizionale è un valore forte e importante anche attualmente,ma è privo di elasticità e non sempre si adatta alle esigente moderne. Per il latino, avevo pensato a Quintiliano, per quanto riguarda l'educazione di figli, e anche Petronio, come una sorta di famiglia alla rovescia (in quanto omosessuali, quindi limite della famiglia tradizionale).
Sarei molto lieta di ricevere una sua risposta!
Grazie in anticipo. Daniela.

R. Il tuo messaggio è un po' curioso, nel punto in cui dici che la famiglia attualmente è "priva di elasticità e non sempre si adatta alle esigenze moderne"; francamente mi è difficile comprendere ciò che tu intendi dire, anche perché a me, che sono fondamentalmente un conservatore, la famiglia pare ancora un valore indispensabile e insostituibile, anche e soprattutto nella società moderna. Comunque, per rispondere al quesito, mi sembra che gli autori che hai menzionato siano senz'altro da considerare. Soprattutto Quintiliano si occupa del problema, perché l'educazione dei giovani (e quindi il loro agire futuro di cittadini) si fonda a suo giudizio sulla famiglia ancor prima che sulla scuola: in uno dei capitoli iniziali della sua opera egli dice infatti, molto saggiamente (e modernamente, aggiungo io) che non si può pretendere che tutto il peso dell'educazione dei giovani sia scaricato sulle spalle dei maestri; la prima educazione, a suo parere, avviene in famiglia, e se un bambino acquisisce cattive abitudini a casa, sarà difficile che la scuola possa fargliele abbandonare. Vi sono anche altri autori che intendono la famiglia come nucleo fondamentale della società, ed esprimono questa convinzione manifestando il loro amore per la moglie e per i figli (v. Stazio e Plinio il Giovane). Quanto a Petronio, il suo romanzo può essere citato solo come esame antitetico del problema, cioè la raffigurazione di una serie di rapporti umani opposti a quelli tradizionali: oltre all'omosessualità, infatti, occorre considerare nel Satyricon anche la rappresentazione negativa della donna, non più moglie e madre ma essere lascivo e vizioso. Non mi hai detto se frequenti il liceo classico o meno; in caso affermativo, ci sarebbe da aggiungere qualcosa anche per il greco.

 

Quesito n. 241

nom = Marianna
prenom = XXXX
message = salve professor ROSSI sono Marianna e frequento il liceo classico di Barletta.Avrei bisogno del suo aiuto per il mio percorso.Il tema centrale è:la fanciullezza e il fanciullino tra natura ed educazione... sono riuscita a trovare piu' o meno tutti i collegamenti con le varie materie ma non so proprio cosa portare di greco...lei cosa mi consiglia?grazie

R. Questo deve essere l'anno delle tesine sulla famiglia e sul fanciullo. Se guardi un po' sopra, al quesito n. 238, troverai la risposta che cerchi. Se comunque vuoi esaminare anche il problema dell'educazione, oltre a Plutarco e a Quintiliano ti consiglio di leggere anche relative opere di Locke e di Rousseau. Avrai cosi' inserito  anche argomenti di filosofia (se sono dell'anno scorso non importa, anzi sara' considerato un tuo merito). Nel mio libro di storia della letteratura latina appena uscito presso l'editore Loffredo di Napoli (con il titolo Scientia Litterarum, che forse il tuo prof. conosce) questo confronto sul tema educativo viene trattato ampiamente nel Volume III, quando si parla di Quintiliano.

 

Quesito n. 242

nom = Fabiana
prenom = XXXX
message = salve! quest'anno devo affrontare l'esame di maturità! avevo intenzione di portare come tesina il tema della crisi dei valori, ma ho un problema col collegamento di greco: pensa che potrebbe andare bene il tema dell'antieroe Giasone come frutto di una società decadente?? grazie!

R.  Certo che va bene, cara Fabiana: la crisi dei valori cui assistiamo nel mondo ellenistico prevede anche una diversa raffigurazione dell'eroe, che non ha più i medesimi ideali e intenti di quelli omerici, ma diviene, per così dire, più quotidiano e vicino alla normale umanità. Esempi di questa nuova figura sono il Teseo dell'Ecale di Callimaco ed il Giasone delle Argonautiche di Apollonio Rodio: il primo è caratterizzato da un forte senso dell'umanità e della gratitudine, come risulta al momento in cui dà sepoltura alla vecchia Ecale che l'aveva accolto gentilmente; il secondo è semplice uomo, più che eroe in senso classico, e tende al compimento di un'impresa che è per lui una necessità, non una dimostrazione di valore o di audacia.  Leggendo quello che hai scritto mi è però venuto un dubbio: cosa intendi tu con "crisi dei valori"? Se infatti la tua tesina è impostata sulla perdita dei princìpi morali su cui si regge ogni società, allora potresti accennare anche, per quanto riguarda il greco, alla casuta degli ideali della polis lungo il IV secolo e fare riferimento in primo luogo a Senofonte, che interpreta questa crisi dei valori mettendosi al servizio di re stranieri e tessendone l'elogio, e poi agli oratori come Isocrate che seppero interpretare questa crisi e coglierne gli sviluppi storici.

 

Quesito n. 243

nom = Arianna
prenom = Gentile
sujet = Tesina per la maturità
message = Gentilissimo professore,le scrivo per chiederle consiglio riguardo la tesina che dovrò presentare a breve agli esami di maturità.
La tematica centrale è la "metamorfosi";in latino avrei pensato alle "Metamorfosi" di Apuleio,mentre in greco sono molto indecisa. Avrei alcune idee da proporle:1)la metamorfosi dell'eroe antico(un confronto tra l'eroe omerico e quello delle Argonautiche di Apollonio Rodio) 2)La "Chioma di Berenice" di Callimaco 3)Il "dialogo dei morti" di Luciano in cui Menippo evidenzia come con la morte si verifichi il mutamento di alcuni aspetti della vita terrena. Lei cosa preferisce?Se tra queste possibilità ce ne una che la convince,come la svilupperebbe? Se al contrario nulla di ciò l'ha colpita,cosa potrebbe consigliarmi?

R.  Cara Arianna (bellissimo nome greco), la scelta del tema che ti sei proposta è valida in sé, ma incompleta a mio giudizio: parlare della metamorfosi non deve infatti restare fine a se stesso, ma occorre precisare la finalità ed il significato di questo particolare narrativo così diffuso in letteratura. Mi spiego: se in latino vuoi parlare del romanzo di Apuleio, dovresti precisare che la trasformazione di Lucio in asino non è soltanto un motivo letterario, ma ha un valore religioso e iniziatico: simboleggia infatti, come penso ti abbia detto il tuo prof., la caduta nel peccato, la perdita dell'umanità e la necessità di espiare il peccato stesso con una serie di prove difficili che comportano il dolore e la sofferenza, secondo l'antico concetto di hybris e di catarsi che era stato tipico della tragedia greca. Sotto questo profilo un interessante parallelo può essere fatto tra la metamorfosi di Lucio in Apuleio e quella di Pinocchio nell'omonimo romanzo di Collodi: anche Pinocchio infatti, assieme all'amico Lucignolo (che, guarda caso, ricorda nel nome Lucio) viene trasformato in asino per essere anch'egli caduto nel peccato, sia pure un peccato da bambini, quello cioè di prefrire il gioco allo studio ed il rifiuto di compiere il proprio dovere. Visto che tu mi chiedi cosa potresti dire per il greco, ciò che mi viene in mente subito è il celebre episodio di Circe del libro X dell'Odissea omerica, dove la trasformazione dei compagni di Ulisse in porci simboleggia appunto, secondo il motivo accennato prima, la caduta nel peccato di incontinenza, il non aver cioè saputo resistere, in altri termini, al richiamo sessuale ed alla seduzione femminile rappresentata appunto dalla splendida maga. Tra le possibilità che hai affacciato tu l'unica che mi sembra praticabile, nell'ottica simbolica che ti ho indicato, è quella della Chiona di Berenice di Callimaco, appunto perché ha un significato antitetico a quello prima esposto, e quindi ad esso collegato: la trasformazione della chioma della regina d'Egitto in costellazione è infatti un riconoscimento per la virtù di questa donna, il segno della grazia divina che premia il valore umano.

 

Quesito n. 244

nom = Milena
prenom = XXXX
sujet = tesina esame maturità
message = c'è qualche collegamento tra i regimi totalitari e il mondo greco???sto preparando il percorso x l'esame di stato ma non riesco a trovare un collegamento che non sia tanto forzato..

R. Certo che i collegamenti ci sono: nel mondo greco i regimi totalitari ci furono e come, basti pensare alle tirannidi ed alle oligarchie che attraversarono l'intero sviluppo della storia arcaica e classica, dal VII al III secolo a.C. Se per collegamento intendi poi un'analogia di comportamenti e ideali, allora anche la democrazia ateniese del periodo classico, che per diversi aspetti può essere considerata un regime autoritario, può rientrarci: la volontà di Pericle di presentare la propria città come la più civile del mondo abbellendola con grandi monumenti, al fine precipuo di ottenere il consenso necessario al mantenimento del potere, può essere accostata all'ostentazione di sfarzo e di benessere che il regime fascista cercò di realizzare nella Roma degli anni '30 e nel mito illusorio della conquista dell'"Impero". Altro non so dirti, anche perché la tua descrizione è troppo breve e non lascia comprendere bene l'impostazione della tesina.

 

Quesito n. 245

nom = Daniela
prenom = XXXX
sujet = famiglia
message = Salve prof. Rossi!
La ringrazio per la risposta e mi spiace se ho dimenticato di dirle che frequento il liceo scientifico! Comunque ne approfitto per chiederle ancora aiuto.. Gli autori che mi ha consigliato (Stazio e Plinio il Giovane) non li abbiamo studiati,e quindi non posso inserirli.. La mia professoressa mi ha suggerito Tacito, ma non so bene come inserirlo..mi può dare una mano?

R.  Cara Daniela, ho riletto la risposta n. 240, dove avevo riscontrato il tuo quesito. Innanzi tutto trovo strano che, benché tu frequenti lo scientifico, non abbiate studiato autori come Stazio e Plinio, che sono invece importanti nel complesso della letteratura latina di età imperiale. Devo però dirti che, se tu leggi le pagine della storia letteraria su questi autori e magari qualche pagina delle loro opere, puoi inserirli anche se non sono nel programma: nulla impedisce infatti all'alunno/a che sostiene l'esame di inserire nella testina argomenti non trattati nel corso dell'ultimo anno scolastico; anzi, a mio parere questo è un merito aggiuntivo, perché denota un interesse che va al di là del "programma" puro e semplice. Il suggerimento, probabilmente frettoloso, che ti ha dato la tua prof., è utilizzabile, anche se non si richiama certo a un tema importante nell'opera di Tacito, che ha altre mire ed altri obiettivi. Comunque, per quanto attiene al concetto di famiglia tradizionale ed unita, potresti riferirti alla forte stima che lo storico mostra per il suocero Agricola nell'opera a lui dedicata, che presuppone anche un forte legame affettivo fra lui e sua moglie, che era appunto la figlia di Agricola. Per quanto riguarda invece il concetto opposto, cioè la disgregazione dei valori familiari, puoi riferirti alla degenerazione morale ed umana sottolineata da Tacito riguardo alla casa regnante dei Giulio-Claudii, evidenziata specialmente nelle figure femminili: basti pensare ad Agrippina, che non esita ad avvelenare coi funghi il marito Claudio (se pur la notizia è fondata) solo per mettere sul trono il figlio Nerone, il quale, dopo anni di sottomissione, la ripaga addirittura uccidendola. Una famiglia disgregata più di questa difficilmente si potrebbe trovare!

 

Quesito n. 246

nom = Roberta
prenom = Reilli
sujet = richiesta di aiuto per tesina
message = Salve prof. Massimo Rossi, mi sono imbattuta casualmente su questo sito mentre ero su internet alla disperata ricerca di un collegamento con la letteratura greca per la mia tesina. Ho scelto come tema "realtà e illusione". In latino ho trattato "Seneca e Tacito : l'illusoria immagine di Nerone" e per quanto concerne greco avrei pensato di trattare Sofocle con le Trachinie (tragedia scelta dalla mia prof) collegandomi al fatto che Deianira, per riconquistare l'amore del marito Eracle invaghito di una prigioniera di guerra, manda al marito una tunica imbevuta di una sostanza, che invece sarà la causa della morte del marito. Secondo lei potrebbe andare? vi sono altri possibili collegamenti per greco?
La ringrazio in anticipo,Roberta!

R.  Cara Roberta, mi fa piacere che tu abbia visitato il mio sito, anche se ti ci sei imbattuta per caso; si tratta però di un sito abbastanza conosciuto e reclamizzato anche da importanti motori di ricerca come quello di "Supereva" (URL: http://guide.supereva.it/latino/didattica_del_latino , magari vai a darci un'occhiata).  Quanto a quello che mi chiedi la risposta non è per nulla facile, anche perché bisognerebbe sapere cosa intendi tu per "realtà e illusione". Forse un'immagine distorta ed errata della realtà che ha portato qualcuno a illudersi? In tal caso il tema trattato in latino è più congeniale a Seneca che a Tacito, perché fu proprio il filosofo ad illudersi, nei primi cinque anni del regno di Nerone in cui fu suo consigliere, della possibilità di realizzare lo stato ideale e perfetto attraverso la guida morale esercitata sul giovane principe. Tacito invece non s'illude affatto, ma presenta un'immagine di Nerone totalmente negativa e forse ancor peggiore di quello che l'imperatore era in realtà. Per il greco il collegamento con le Trachinie, anche se possibile, mi pare un po' forzato, almeno nella prospettiva che ti ho detto prima, quella dell'errata percezione della realtà e della conseguente illusione. Se avete trattato, come spero, le Argonautiche di Apollonio Rodio, potresti analizzare la figura di Medea e della sua lunga storia d'amore per Giasone: la visione della vita di questa giovane fanciulla, che s'innamora perdutamente del bel forestiero, si rivela poi del tutto illusoria allorché, dopo il matrimonio ed i figli, egli la abbandona non tenendo in alcun conto i suoi sentimenti e la sua femminilità offesa. Con ciò potresti ricollegarti anche all'omonima tragedia di Euripide, molto celebre e conosciuta, se pur non appartiene al programma di questo anno scolastico.
 

Quesito n. 247

nom = Caterina
prenom = Chinnici
message = Salve professore, innanzitutto volevo complimentarmi con lei per questo sito perchè non ho mai visto un sito così utile e vorrei anche porle una domanda. Frequento il liceo classico e tra meno di nove giorni iniziano i tanto temuti esami di maturità, quindi è da un pò ch sono rinchiusa in casa x cercare di preparare la mia tesina. L'argomento che ho scelto è DONNA CONTRO con argomenti ovviamente attinenti al tema. di latino sto portando Seneca con la dichiarazione di Fedra a Ippolito e di greco sto portando tre figure femminili importanti, quali: Medea(Apollonio Rodio), Abrotono(Menandro) e le Baccanti(Euripide). cosa ne dice lei???La cosa che mi preoccupa di più però è che non so come iniziare la tesina cioè con quale argomento. é meglio iniziare con una premessa generale o direttamente con qualche materia???. Aspetto con ansia la sua risposta. Ringraziandola anticipatamente le porgo i miei più distinti saluti.

R.  L'argomento della tesina mi pare sostenibile, anche se il titolo è un po' ambiguo: che intendi infatti con "donna contro"? Contro chi o che cosa? A me pare di capire che tu voglia parlare della raffigurazione della donna diversa dal cliché tradizionale, cioè la lotta della figura femminile contro i pregiudizi che la riguardano e contro la visione stereotipa che la vorrebbe soltanto in casa accanto ai figli e al focolare. In effetti, la dichiarazione di Fedra a Ippolito rappresenta la caduta di un luogo comune, quello della riservatezza proverbiale della donna, la quale non dovrebbe mai - secondo tale visione - fare il primo passo in un rapporto amoroso. Per il greco io trovo particolarmente consona all'argomento la figura di Abrotono in Menandro, alla quale affiancherei anche la Criside della Samia: si tratta di donne che consapevolmente ribaltano un luogo comune, quello della cortigiana avida e disonesta, mostrandosi al contrario umane e generose. Sotto questo profilo potresti accennare anche all'Hecyra di Terenzio, in cui viene combattuto un altro pregiudizio tradizionale, quello della suocera malevola e invadente. La figura di Medea è più complessa, perché rappresenta tutta una serie di "contro" e non un aspetto soltanto: in Euripide, ad esempio, ella incarna la figura dell'intellettuale e dello straniero, oltre che ovviamente quella della donna discriminata rispetto all'uomo. Quanto a come iniziare la tesina, per la quale avrai un tempo limitato (noi diamo dieci minuti, ad esempio), non vedo dove sia il problema: prima devi spiegare il titolo della testina e l'impostazione che hai voluto conferirvi, poi inizia con le materie classiche (suggerirei prima il greco) per arrivare poi ai collegamenti con le altre discipline.

 

Quesito n. 248

nom = Valentina
prenom = XXXX
message = Gentile professor Rossi,
Sono una studentessa dell'ultimo anno di liceo classico a Palermo.
Sto svolgendo un percorso sul freddo e sul caldo sviluppandolo sotto tre aspetti: Il freddo e il caldo come antinomia, il freddo e il caldo come percezioni soggettive, il freddo e il caldo come condizioni dell'essere.
Sono riuscita a collegare quasi tutte le materie, per quanto riguarda il latino sto analizzando le figure di Giasone e Medea nelle Argonautiche di Apollonio Rodio, il carattere freddo di Giasone e la passione incandescente di Medea.
Trovo invece difficoltà nel collegare la letteratura greca al mio percorso, le sarei grata se potessi ricevere un suo consiglio.
Grazie anticipatamente dell'attenzione.

R.  Cara Valentina, chiarisciti un po' le idee: Apollonio Rodio è un autore greco, mentre forse è la parte sul latino che ti manca. Hai confuso le due discipline, ma ho capito ugualmente. In ambito latino c'è un testo che va alla perfezione per la tua tesina, sebbene non appartenga forse al programma dell'ultimo anno: è la splendida Ode III, 13 di Orazio, quella dedicata alla fonte Bandusia, che rappresenta uno dei capolavori della lirica oraziana; lì all'antinomia tra caldo e freddo se ne affiancano altre, come quella tra la limpidezza delle acque ed il rosso del sangue del capretto sacrificato. Per quanto riguarda invece le sensazioni antitetiche della passione d'amore (tu hai ricordato Giasone e Medea in Apollonio) nel mondo romano si può fare riferimento all'antitesi tra la razionalità di Enea e la passione di Didone nel IV libro dell'Eneide, di cui io ho compilato un commento. Si tratta sempre di un autore non studiato quest'anno, ma ricordati che nella tesina i candidati possono liberamente inserire anche argomenti trattati negli anni scolastici precedenti, senza che la commissione possa obiettare nulla. Anzi, può essere considerato addirittura un titolo di merito riferirsi a quanto studiato in precedenza. Se vuoi invece attenerti al programma di quest'anno, puoi ricordare la Fedra di Seneca, dove c'è l'antitesi tra la freddezza di Ippolito e la passione bruciante di Fedra stessa.

 

Quesito n. 249

nom = marcella
prenom = burderi
sujet = messa in scena
message = Buona sera, mi sto accingendo a raggruppare in una messa in scena parti di dialoghi tra coppie famose in letteratura. i dialoghi avranno per tema il dualismo in amore, per esempio il dialogo tra romeo e giulietta si contrappone a quello tra salomè e giovanni battisa in wilde.(amore corrisposto-amore non ricambiato) mi aiuti a focalizzare l'argomento perchè c'è da perdersi, magari suggerendomi coppie famose. poi ne leggerò le storie e farò una cernita. la ringrazio e spero di poter accingere di tanto in tanto ai suoi preziosi consigli.

R.  Gentile signora, Lei non mi dice di cosa si occupa esattamente, anche se intuisco che il suo interesse è di tipo teatrale; non mi sembra poi che il suo campo di indagine sia l'Antichità classica, ma la letteratura in generale. Poiché la mia stretta competenza è quella delle letterature latina e greca, io Le rispondo restando in questo ambito. Di coppie famose di innamorati ce ne sono a iosa nei miti e nelle leggende del mondo antico, ma non è semplice trovare il dualismo che Lei mi sembra cercare, specie tra atteggiamenti opposti come l'amore ricambiato e quello non ricambiato. Il dualismo esiste spesso nelle storie d'amore dell'antichità, ma in un altro senso: frequentissima è infatti, per fare un solo esempio, la contrapposizione amore-morte, che anche nelle letterature moderne è stato un motivo molto frequente. Le ricordo, a tale proposito, storie come quella di Enea e Didone raccontata nell'Eneide virgiliana, dove il folle sentimento della regina di Cartagine si trasforma in odio e induce al suicidio la protagonista. Frequente è nell'antichità il motivo della donna abbandonata (ad es. nel mito di Giasone e Medea, o in quello di Bacco e Arianna), così come quello della morte tragica che interrompe un grande amore. Di quest'ultimo motivo ci sono svariati esempi nelle Metamorfosi di Ovidio, che La invito a leggere ed in cui potrà trovare molti spunti per la sua ricerca: le ricordo, tanto per citare qualche esempio, le vicende di Orfeo ed Euridice (libro X) e quella di Piramo e Tisbe (libro IV), poco conosciuta ma appassionante per la sua drammaticità.

 

Quesito n. 250

nom = marta
prenom = conti
sujet = ricerca scolastica
message = salve!!!devo cercare i punti che accomunano didone medea e francesca e oltre la passione amorosa nn so che aggiungere puo darmi una mano?rx grazie

R.  Cara Marta, di analogie ce ne sono, anche se ogni personaggio, specie se proveniente da letterature ed epoche diverse, mantiene la propria personalità. Tra Didone e Medea ci sono analogie anche per quanto riguarda la gelosia, il sentimento di possesso che nutrono nei confronti dell'innamorato; tra loro due e Francesca, inoltre, vi è anche il sentimento dell'amore proibito, di compiere cioè un qualcosa che è contrario alle norme del vivere comune ed alla mentalità più diffusa. Vediamo perchè. Didone, che è una regina e quindi deve rendere conto al suo popolo del proprio comportamento, trasgredisce il giuramento fatto al primo marito in punto di morte e si attira anche, al momento dell'abbandono di Enea, il biasimo dei cittadini per non averlo rispettato, tanto che è costretta a darsi la morte. Medea, nella prima fase del suo amore per Giasone, trasgredisce gli ordini del padre Eeta, il quale le aveva proibito di aver contatti con lo straniero che per lui era un nemico. Francesca accetta una relazione che sa essere un adulterio, un tradimento, per quanto ciò non offuschi più di tanto la nobile grandezza del suo sentimento. Ecco quindi che cosa hanno in comune queste tre eroine: il senso della trasgressione, della sfida consapevole ch'esse rivolgono alla società ed alle sue convenzioni.

 

Quesito n. 251

nom = Anna
prenom = xxx
sujet = aiuto tesi

message = Egregio prof.Rossi sono una laureanda in lettere mi rivolgo a lei per avere delle informazioni e dei consigli per l'argomento della mia tesi:la paternità tacitiana del dialogus de oratoribus.
Ringraziandola anticipatamente per il suo cortese aiuto le porgo cordiali saluti.
(la prego di omettere i miei dati personali)

R.  Il quesito che Lei mi pone è estremamente complicato, in quanto costituisce una di quelle quaestiones filologiche che si trascinano per decenni e per secoli, senza mai arrivare ad una soluzione definitiva. Ogni storia letteraria latina affronta sommariamente il problema, e così ho fatto anch'io nel III° volume della mia Scientia Litterarum, una nuova storia e antologia della letteratura latina uscita presso l'editore Loffredo di Napoli in questo anno 2009 e destinata ai Licei ed alle Università; la invito a procurarsela presso il rappresentante Loffredo della sua provincia o regione oppure, in alternativa, comunicarmi la città dove abita affinché possa aiutarla. Comunque, in linea generale, la questione sta in questi termini: fin dal XVI secolo si è dubitato della paternità tacitiana di questo dialogo per due sostanziali motivi. Il primo e più cogente è la forte discrepanza stilistica tra questa e le altre opere, specie quelle storiche, giacché Tacito nel Dialogus mostra una dimensione stilistica ciceroniana o, per meglio dire, quintilianea, mentre negli altri scritti se ne distacca sino a giungere a stilemi del tutto opposti  (inconcinnitas, brevitas ecc.). Oggi tuttavia tale argomento non sembra più essere così rilevante, perché il Dialogus, sia pur pubblicato verso il 100 d.C., potrebbe essere stato composto molto prima (negli anni dall'80 all'85, sotto Domiziano), quando l'Autore era ancora sotto l'influsso dell'insegnamento di Quintiliano o comunque, se non fu discepolo diretto del retore spagnolo, della rinascita ciceroniana in auge nell'epoca dei Flavi. Altro argomento sarebbe forse il fatto che questa è l'unica opera di Tacito in forma di dialogo e non è strettamente di argomento storico, a differenza di tutte le altre opere. Ma neppure questo pare a me argomento valido: sappiamo infatti che Tacito ebbe una formazione prettamente oratoria, e fu oratore prima di essere storico; è quindi ben comprensibile ch'egli si sia interessato dei problemi trattati nell'operetta, ai quali mostra oltretutto di saper rispondere con la perspicacia e l'acume che si vedranno anche nelle opere storiche. Quindi, pur senza alcuna certezza, io mi allineo alla maggioranza degli studiosi nel ritenere tacitiano questo dialogo, dato che riflette in nuce quelli che saranno poi i caratteri essenziali del metodo e della visione politica e morale del grande storico.

 

Quesito n. 252

nom = Emanuela
prenom = XXX
sujet = dubbi sulla traduzione di una frase
message = Gentile professore,
non ho (purtroppo) avuto il piacere di averla come insegnante altrimenti credo che le mie lacune in latino non sarebbero quelle che sono. Sono una laureanda in comunicazione multimediale e sto preparando una tesi sulla retorica dell'immagine. Imbattendomi in una frase del celebre filoso Berkeley mi sono interrogata sulla traduzione. Esse est percipi: esistere è essere percepito. Mi chiedo ora: se dovessi volgere la frase al negativo come sarebbe tradotta? Non essere percepito è non esistere. Non percipi est non esse? I dubbi sono molti soprattutto perchè ricordo che le due negazioni affermano. La ringrazio anticipatamente e attendo una sua risposta.

R. Cara signorina, il suo dubbio è legittimo, e le assicuro che anche molti dei miei studenti l'avrebbero; comunque la ringrazio per i complimenti che mi rivolge. E' vero che in latino due negazioni affermano, ma all'interno della stessa proposizione, non in due frasi diverse o in due diversi soggetti: perciò la traduzione che lei propone è accettabile, poiché i due infiniti non hanno in questo caso funzione verbale ma nominale; sono quindi due soggetti distinti, ciascuno dei quali può avere la sua negazione senza cadere in contraddizione.

 

Quesito n. 253

nom = lucia
prenom = scapin
sujet =
message = Caro professore sono Lucia una ragazza di 14 anni che frequenta la quarta ginnasio del liceo classico "concetto marchesi" di Padova. La mia prof ci ha dato da svolgere un tema in cui dobbiamo scrivere qual è secondo noi il personaggio più moderno tra quelli studiati nell'Iliade, giustificare la nostra scelta facendo riferimento al testo omerico e facendone quindi una descrizione. Vorrei da lei un consiglio su quale personaggio scegliere.

R.  Cara Lucia, quando si usa l'aggettivo "moderno" parlando di motivi o personaggi di opere antiche bisogna agire sempre con circospezione, perché ogni manifestazione letteraria va collocata nel suo tempo e tenendo conto del pubblico di allora a cui era rivolta. Comunque, se vogliamo trovare nell'Iliade personaggi i cui sentimenti possono essere universalizzati, cioè accomunati a quelli attuali, mi pare che la scelta possa cadere sulle due figure femminili più significative, Elena e Andromaca. La prima rappresenta l'ideale della bellezza assoluta, la donna "perfetta" che attira su di sé gli sguardi ed i desideri di tutti; e ciò lo vediamo esistere anche nella società attuale, dove il culto dell'estetica, dell'immagine, sembra aver preso il sopravvento sugli altri valori della persona. La seconda, Andromaca, è la moglie di Ettore, ch'ella sa destinato alla morte: il suo disperato tentativo di convincere il marito (nel libro VI) a rinunciare al combattimento rappresenta l'ideale universale degli affetti familiari, che la donna sente spesso più dell'uomo. Il suo amore per Ettore e per il figlio che ha avuto da lui è per lei la cosa più importante di tutte, anche dell'ideale dell'onore e della gloria che sta invece a cuore al marito: per questo Andromaca è un personaggio universale, e conserva per i suoi forti sentimenti una grande attualità.

 

Quesito n. 254

nom = Cristian
prenom =  XXX
sujet = eneide, case editrici che ne pubblicano la scansione metrica
message = Gentile Prof.re, spero mi possa aiutare. Sto cercando la scansione metrica del libro 4° dell'Eneide, pubblicata dall'editore Avia Pervia, ma sembra che ormai sia fuori produzione. Conosce altre case editrici che si occupano di pubblicare questo tipo di lavoro? Sono uno studente universitario.
La ringrazio, cordialità.

R.  Purtroppo non so indicarle alcuna pubblicazione di questo genere, anche perché non le ho mai usate. La scansione metrica dell'Eneide non è affatto difficile: si tratta di esametri, il cui schema è rinvenibile in ogni testo di metrica ma anche in quasi tutte le antologie scolastiche. Una volta imparato lo schema, non Le sarà difficile esercitarsi e porre gli ictus al posto giusto. Comunque, a parte la metrica, per quanto riguarda il commento al IV libro dell'Eneide Le consiglio di procurarsi la mia edizione, che è uscita presso la Signorelli Editore di Milano nel 1998 ed è acquistabile in qualunque libreria che tratti i testi scolastici.

 

Quesito n. 255

nom = rossana
prenom = granauro
message = salve egregio professore come tema della mia tesina avrei scelto "il diamante" inteso nelle sue sfaccettature e vorrei sapere se era possibile fare un collegamento con la letteratura latina e greca o se era meglio cambiare argomento. la ringrazio anticipatamente.

R. Questo argomento nelle tesine non l'avevo mai sentito finora, ma mi sembra originale e interessante. Nel mondo classico non pare che si conoscesse il diamante come pietra preziosa, perchè il termine deriva dal greco "adamàs", che propriamente indicava l'acciaio; soltanto più tardi, dopo Aristotele, questo termine fu impiegato anche per designare alcune pietre dure, ma nulla lascia supporre ch'esso corrispondesse al diamante come oggi è inteso. Dell'argomento parlano Platone, Timeo, 59 b e Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, 37, 4. Non mi pare pero' che, tranne i riferimenti all'origine del termine, vi sia spazio sufficiente per inserire l'argomento nella tesina, che potrebbe - a mio avviso - restare incentrata sulle discipline storiche e scientifiche.

 

Quesito n. 256

nom = Luca
prenom = Berti
sujet = Il suicidio di Lucrezio
message = Gentile Professore, quando parliamo di Lucrezio facciamo riferimento ai dati che S. Girolamo riporta: il filtro d'amore, la pazzia e il suicidio. Sicuramente può esistere un tentativo nato in ambito cristiano di screditare il materialismo lucreziano. Riguardo al suicidio: è possibile pervenire ad una ipotetica motivazione partendo da qualche verso del De Rerum Natura? ci sono mai delle allusioni che possono far intendere a qualche motivazione per cui il poeta si sarebbe suicidato? ammesso che l'abbia fatto.
Cordialmente.

R.  Caro Luca, la tua domanda è molto interessante, ma dubito che si possa fornire ad essa una risposta univoca con i dati in nostro possesso: una volta ammessa la possibilità, come tu stesso ricordi, che la leggenda della pazzia e del suicidio sia nata in ambito cristiano per screditare il poeta materialista, ogni soluzione diventa possibile. Io posso dirti che personalmente non credo a questa leggenda: più che di "pazzia" in senso tradizionale, parlerei per Lucrezio di una forma di malinconia o di depressione "bipolare" che si manifesta nel continuo oscillare tra affermazioni ottimistiche e considerazioni amare, tra sprazzi di viva luce (v. l'inno a Venere) e zone di buio totale (v. la peste di Atene). Quanto al presunto suicidio, non vi è nulla nel De rerum natura che possa costituire una prova, o anche un indizio, in tal senso. L'unico passo dove l'amaro pessimismo lucreziano si manifesta con più evidenza è quello del V° libro dove afferma che il pianto del bambino appena nato presagisce tristemente le sciagure ch'egli dovrà subire nella vita; ma non mi pare che questo passo, o altri simili, possano indurre a pensare che Lucrezio abbia compiuto un gesto del genere, anche perché un autore che crede fermamente nelle possibilità di redenzione dell'uomo attraverso la filosofia epicurea non potrebbe poi uccidersi senza cadere in una pacchiana contraddizione. Comunque, per questo e altri problemi su Lucrezio, ti invito a leggere quanto ho scritto nel relativo capitolo del secondo volume della mia storia letteraria latina, intitolata Scientia Litterarum e pubblicata a Napoli dall'editore Loffredo nel 2009.

 

Quesito n. 257

nom = Walter
prenom = XXX
sujet = Quesito sull'opera di Livio
message = Salve professore
Sono uno studente di medicina,che nonostante tutto ancora conserva la passione per il latino,studiato al liceo pedagogico dell'Aquila.
Volevo chiederle una cosa:secondo lei sarà mai possibile un giorno ritrovare le restanti parti dell'opera di Livio:ho sentito dire che una speranza potrebbe essere la Villa dei Papiri:lei che ne pensa?
Cordiali saluti.

R.  Io non credo che sia possibile sperare in una scoperta così importante, perché una speranza del genere mi pare dettata da un ottimismo eccessivo: è vero che alla Villa dei papiri di Ercolano restano ancora rotoli da esaminare, ed è vero anche che il grecista napoletano Marcello Gigante, ora scomparso, aveva avanzato l'ipotesi che tra i papiri ancora da leggere vi fossero anche testi latini, ma il ritrovamento di un'opera così ampia come quella di Livio mi pare poco probabile. Forse qualche incremento è ancora possibile, ma non certo il recupero dei 107 libri ancora mancanti. I papiri finora ritrovati hanno un contenuto soprattutto filosofico e scientifico, a indicare quali erano le preferenze culturali di L.Pisone Cesonino, l'antico proprietario della villa ercolanese; forse qualche scoperta in questo ambito potrebbe verificarsi, ma non credo che si possa sperare molto di più.

 

Quesito n. 258

nom = Stefano
prenom = Cosenza
sujet = Conversione data secondo il calendario Giuliano
message = Buonasera, mi chiamo Cosenza Stefano e le scrivo da Città della Pieve (PG) per chiederle di poter verificare la correttezza della trasposizione secondo il calendario Giuliano della mia data di nascita, 11 ottobre 1985. La trascrizione dovrebbe essere "dies Veneris ante diem IV Kalendas Octobris MMDCCXXXVIII ab urbe condita"-  La ringrazio se vorrà aiutarmi

R.  No, la trascrizione non è esatta. E' vero che gli antichi romani contavano gli anni dalla fondazione di Roma, ma oggi, nel 2010 e con l'avvento del Cristianesimo, dovremmo contare gli anni, anche in latino, partendo dalla nascita di Cristo. E' inoltre da notare che nell'antica Roma non si indicava il giorno della settimana, ma i giorni mancanti alle ricorrenze mensili, che erano le Calende, le None e le Idi. Nel mese di ottobre le idi cadevano il giorno 15; pertanto l'indicazione latina esatta della tua data di nascita è:  Ante quintum diem Idus octobres, anno millesimo nongentesimo octogesimo quinto post Christum natum.

 

Quesito n. 259

nom = Alessandro
prenom = XXX
sujet = Sallustio
message = Gentile professore
Sono uno studente del liceo classico e frequento il terzo anno; ho delle difficoltà nella traduzione dal latino e tra due giorni farò una verifica di versione tratta dagli scritti di Sallustio. Mi potrebbe cortesemente indicare quali particolarità questo autore presenta nel linguaggio, quali strutture grammaticali utilizza più frequentemente e quali siano i testi o i passi tratti dalla sua produzione che vengono scelti come versioni per i compiti in classe nei licei? Grazie in anticipo.

R.  Lo stile di Sallustio è caratterizzato da due peculiarità: la cosiddetta brevitas, qualità per la quale l'Autore tende ad esprimere i concetti con il minor numero di parole possibile (e quindi caricando i prefissi verbali, gli avverbi, i sostantivi ecc.) di significati pregnanti, e la cosiddetta inconcinnitas, ossia la mancanza di equilibrio sintattico nel periodo. Ciò significa che lo scrittore preferisce evitare le contrapposizioni e i parallelismi ma impiegare volta per volta costrutti diversi mediante la variatio, il cambiamento  cioè della costruzione all'interno dei singoli membri del periodo: così, ad esempio, un personaggio può essere descritto ricorrendo, nel medesimo periodo, ad un aggettivo ed un complemento di qualità, anziché a due aggettivi paralleli. Quanto ai passi scelti dalla sua produzione, non c'è nessun brano che venga individuato in modo preferenziale; forse i passi più comuni sono quelli che riguardano i ritratti dei principali personaggi (Catilina, Catone, Cesare, Giugurta, Mario ecc.), ma si tratta comunque di scelte individuali.

 

Quesito n. 260

nom = ornella
prenom = seni
sujet = de gustibus non disputandum est
message = Vorrei sapere se c'è qualche regola nell'apposizione dell'"est" nella frase in oggetto, perchè ritengo debba essere messo alla fine trattandosi di una perifrastica passiva impersonale e di un verso intransitivo reggente l'ablativo, ma sono solo reminescenze del liceo le mie, dunque chiedo a lei, quale sia più corretta tra le frasi:
De gustibus non est diputandum.
De gustibus non disputandum (est).
Grazie cordiali saluti

R.  L'usanza tipica del latino di apporre il verbo all'ultimo posto della frase non è una regola assoluta, e non sempre viene seguita dagli autori. Anzi, nelle forme verbali composte con l'ausiliare esse (sistema del perfetto dei verbi passivi, perifrastica attiva e passiva, infinito futuro ecc.), la relativa voce del verbo essere tende a venire sottintesa, oppure può trovarsi benissimo dinanzi al participio o al gerundivo. Pertanto la forma più corretta, ed anche più comune, della frase da lei citata è De gustibus non est disputandum.

 

Quesito n. 261

nom = Debora
prenom = Moscato
sujet = scansione metrica
message = Gentilissimo Professore sono una studentessa napoletana al primo anno della facoltà di Lettere Classiche alla Federico II, per caso ho scoperto questa utilissima pagina e ho pensato di chiedere a lei un aiuto. Tra qualche giorno devo sostenere un esame di letteratura latina, tra le varie opere classiche da tradurre c'è la traduzione della VII lettera delle Heroides di Ovidio. Premettendo il fatto che non ho mai affrontato prima la lettura metrica, vorrei gentilmente chiedere a lei la scansione metrica della lettera di Didone ad Enea in questione. So che è scritta in distici elegiaci, ma non so come procedere. Aspetto con ansia la sua risposta e complimenti ancora per il suo lavoro!

R.  Cara signorina, capirà che non mi è possibile in questa pagina inviarle la scansione metrica di un'intera opera, che esulerebbe dai compiti che mi sono proposto. La lettera ovidiana di Didone ad Enea è lunga ben 196 versi, ed è quindi improponibile trascriverla qui nella sua interezza. Piuttosto mi meraviglio del fatto che Lei non abbia mai affrontato la lettura metrica di un'opera classica, dato che, come presumo, avrà frequentato un liceo classico; e io so che i licei classici di Napoli sono di ottimo livello, perché li conosco direttamente avendo lavorato per l'editore Loffredo di Napoli per ben quattro anni, in cui ho compilato la mia storia della letteratura latina uscita nel 2009, presso quell'editore, con il titolo Scientia Litterarum. La invito a procurarsi questa mia opera: basta che salga al Vomero alla libreria Loffredo e la troverà, e potrà servirsene per la preparazione degli esami. Tornando al quesito che mi ha posto, le Heroides di Ovidio sono tutte in distici elegiaci, ed il distico elegiaco è formato da due versi, come dice il nome: un esametro (che ha la stessa scansione di quello di Lucrezio, Virgilio, ecc.) e un cosiddetto "pentametro", che nei primi due piedi è uguale all'esametro ma poi al terzo piede manca delle due brevi del dattilo o della lunga dello spondeo; di conseguenza resta solo una sillaba lunga su cui va l'ictus (cioè l'accento metrico) e di seguito inizia la seconda parte del verso; poiché dunque si verrebbero a trovare due ictus consecutivi, è necessaria una pausa a metà verso detta cesura. Poi, al sesto e ultimo piede, abbiamo di nuovo una sola sillaba lunga, così che il verso risulta accentato sull'ultima sillaba. Per farle un esempio che può esserle utile, le riporto qui i primi due versi, della lettera 7 di Ovidio che lei deve portare all'esame, con la scansione metrica:

àccipe dàrdanidè, moritùrae càrmen elìssae; quaè legis à nobìs / ùltima vèrba legìs.  

Ho messo gli accenti metrici e non ho quindi considerato quelli delle parole, né la lettera maiuscola con i nomi propri. Spero di esserle stato utile ma, mi creda, di più non posso fare in questa sede. Se vuole può scrivermi ancora e farmi sapere come va il corso dei suoi studi.

 

Quesito n. 262

nom = Margherita
prenom = Soldi
sujet = maturità classica: tesina
message = Salve prof. Rossi. Sono di Mantova, frequento il liceo classico e le scrivo a causa della mia tesina, nella quale vorrei trattare dell'estetismo. O meglio, vorrei affrontare il problema del vivere nell'istante, in ogni istante, come fa un esteta, e legare il discorso all'antichità pensando agli dei greci che vivono nell'istante, mentre gli uomini sono costretti a industriarsi, per paura della morte. L'idea mi è venuta leggendo i "Dialoghi con Leucò". Mi può consigliare un argomento o un autore greco? Oppure qualcosa di più semplice nell'antichità, a cui allacciare l'estetismo. Grazie

R.  Cara Margherita, non so se il termine "estetismo", com'è inteso nella letteratura moderna e soprattutto nel '900, possa essere applicato all'Antichita' classica: l'accezione che hai dato tu a questa parola, attribuendolo cioe' alla beatitudine degli dei, non mi sembra corrispondere esattamente a quello che oggi s'intende con essa. Comunque, se questo è il taglio che vuoi dare alla tua tesina, allora il tema del "vivere all'istante" si trova in abbondanza nella letteratura antica, e non riguarda propriamente gli dei (che soffrono anch'essi le passioni umane fin da Omero), ma gli uomini. Il vivere nell'istante delle divinità, se ne possiamo parlare, deriva dal fatto che non sono soggette alla morte, ma la loro condizione non è imperturbabile; magari potresti approfondire i miti riguardo ad Apollo, che rappresenta appunto la razionalità e la vita contemplativa e quindi può in parte corrispondere al concetto che hai enunciato. Per quanto attiene alla vita umana, l'esempio più banale, che viene in mente subito, è il celebre Carpe diem di Orazio (Ode I,11, ma il concetto è ribadito in molte altre odi e satire); ma anche nella letteratura greca il motivo della necessità di cogliere l'attimo perché la vita sfugge ed è nelle mani del destino si ritrova fin dalla lirica arcaica (Mimnermo ad es.). Nell'età ellenistica invece, che è poi quella che viene trattata nel programma di quest'anno, questo tema è presente nell'epigramma, soprattutto in Asclepiade e negli epigrammisti della scuola ionica.

 

Quesito n. 263

nom = marilena
prenom =  XXX
sujet = de cohibenda ira di plutarco
message = mi serve questo libro di plutarco che non riesco a trovare. potete aiutarmi?

R.  Cara signora, come avrà letto sulla pagina della consulenza, io sarei grato ai miei visitatori se mi dicessero la loro città di residenza ed il loro status (studente di liceo, studente universitario, studioso del mondo classico, semplice appassionato ecc.), mentre Lei non mi dice nulla (forse è napoletana, visto che mi dà del voi?) e mi fa una domanda secca secca. La risposta sarà quindi altrettanto sintetica: il De cohibenda ira di Plutarco è uscito, con traduzione italiana e testo a fronte, nel volume: Plutarco, Consigli agli inquieti, edizioni Rizzoli (Nuova Bur), Milano 2003.

 

Quesito n. 264

nom = nella
prenom = mazzanobile
sujet = aiuto traduzione
message = gentile professore, le chiedo cortesemente se può aiutarmi a tradurmi uno scritto latino pervenutomi dalla Terra santa....trovo difficoltà......il mio "latino" è ormai troppo lontano....se può le invio il breve testo.grazie..nella

R. Di solito io non faccio traduzioni a scopo didattico, come è chiaramente scritto nell'intestazione della pagina della consulenza, per non prendere parte a quell'ignobile attività che alcuni siti svolgono per far sì che gli studenti evitino di fare i compiti o addirittura copino le versioni durante i compiti in classe collegandosi a internet con il cellulare. Se lo scritto di cui mi parla è breve e non ha lo scopo che ho detto, può anche mandarmelo al mio indirizzo e-mail (che trova sul mio sito all'home page) e vedrò cosa posso fare. Le sarei grato se mi comunicasse anche la sua attività e la città da cui scrive.

 

Quesito n. 265

nom = Martina
prenom = xxx
sujet = i funerali di ettore
message = Salve professore. sono una studentessa di I liceo.. sarei grata se mi aiutasse in questi quesiti di epica :S
COLLOCAZIONE: XXIV, 777-804 I funerali di Ettore,Iliade.
analisi del testo relativa al passo.
1-Perchè,secondo Priamo,i Troiani non devono temere attacchi dai Greci?
2-Racconta come avviene il funerale di Ettore,soffermandoti sulle varie fasi.
3-Per quale motivo,secondo te,i Troiani versarono in fretta j, tumulo (verso 799)sull'urna di Ettore? Che cosa significa l'espressione versarono il tumulo?
4-Perchè l'Iliade si conclude con i funerali di Ettore?
5-Immagina un finale diverso;puoi far terminare in parità il duello tra Ettore e Achille oppure puoi dare la vittoria a Ettore: come avresti narrato le ultime scene?Scrivi il tuo testo in prosa.
non le ho capite proprio.. e tantomeno non sò che scrivere >.

R.  Cara Martina, se questo è un esercizio che ti ha dato l'insegnante, è indubbio che devi risolverlo da sola, non posso fartelo io, altrimenti a che serve l'esercizio stesso? Io ti posso dare soltanto qualche indicazione in merito alle domande che hai posto:

1 - I troiani, durante i funerali di Ettore, non debbono temere attacchi dai Greci perché Achille ha promesso una tregua di dodici giorni dietro richiesta di Priamo (vv. 669-670);  2) per rispondere a questa domanda, basta parafrasare gli ultimi versi del libro 24°, in particolare i vv. 788-803);  3) i Troiani elevano in fretta il tumulo perché temono che i Greci non rispettino la tregua, nonostante la promessa di Achille che abbiamo detto sopra;  4) La domanda è difficile: l'Iliade si conclude con i funerali di Ettore per completare il lungo episodio iniziato nel libro 22° con il duello tra Achille e lo stesso Ettore; del resto, la cerimonia funebre era indispensabile secondo le credenze religiose dell'epoca omerica, e la sua celebrazione era quindi necessaria per concludere la vicenda. C'è da chiedersi, semmai, perché nell'Iliade non venga narrata la presa di Troia con il celebre cavallo di legno; ciò avviene perché l'episodio della conquista di Troia si trovava in un altro poema, la cosiddetta "Troiae halosis", che faceva parte del ciclo epico al quale appartengono anche i due celebri poemi omerici.  5) a questa domanda devi rispondere tu, affidandoti alla tua inventiva. Pensa solo che, se avesse vinto Ettore, la storia avrebbe avuto tutto un altro finale. Prova a immaginarlo: i giovani della tua età, soprattutto voi ragazze, avete molta fantasia; cerca quindi di sforzarti e ci riuscirai.

 

Quesito n. 266

nom = nella
prenom = mazzanobile
sujet = traduzione
message = gentile prof, le chiedo scusa se non le ho inviato la città da cui le scrivo e la mia attività...ho letto solo dopo....sono di Foggia e sono una docente di sostegno in una scuola media..lo scopo della traduzione non è quello da lei indicato. ho ricevuto in dono il Bambinello dalla Terra Santa..da una mia zia suora missionaria. più o meno ho inteso che c'è scritto, ma la cosa che più mi preme è capire se c'è un'indulgenza concessa a chi lo espone in casa(così mi pare...)..detta così..

Custodia Franciscalis Terrae Sanctae
Universis et singulis has Litteras nostras inspecturis fidem facimus ac testamur, hanc Imaginem ex PASTA confectam, DIVINUM PUERUM JESUM rapraesentantem, Sigillo
huius nostri Conventus BETHLEHEM supra funiculo serico rubri coloris ad collum alligato signatam; locum SS. PRAESEPII D. N. JESU CHRISTI Bethlehem tetigisse.
Ad augendam autem in Christifidelibus devotionem erga DIVINUM PUERUM, atque ad lucrandas omnes Indulgentias iuxta Ecclesiae documenta pietatis obiectis rite benedictis concessas, praefatam Imaginem apud se retineri, ac etiam publicae fidelium venerationi exponi posse declaramus.

R.  Gentile collega, ho letto la sua richiesta, ma temo che in questa iscrizione latina ci sia qualcosa che non va o che non è stato trascritto in modo esatto. Mi pare comunque che il senso che lei vi ha individuato, cioè l'indulgenza per chi espone l'immagine, ci sia senz'altro nello scritto. Tento di fornirle una traduzione, almeno a quanto si può intendere; mi rimane però difficile la resa in italiano del termine "custodia Franciscalis", che dovrebbe significare "presidio francescano di Terrasanta" (lett. "custodia" vale "protezione", "guardia" o "posto di guardia", ed e' un termine del linguaggio militare, ma non mi pare che qui possa star bene). Il testo dell'iscrizione si può rendere così: "Noi garantiamo e testimoniamo a tutti coloro (in comunità o singoli) che leggeranno queste nostre parole, che questa immagine fatta di pasta (o farina?)  raffigurante Gesù, il Divino Bambino, e contrassegnata con il sigillo di questo nostro convento di Betlemme, cui è stata legata al collo una cordicella di seta di colore rosso, ha raggiunto a Betlemme il luogo (dove era situato) il santo presepe di Nostro Signore Gesù Cristo. Noi dichiariamo che la suddetta immagine può essere tenuta a casa propria e anche essere esposta alla pubblica venerazione dei fedeli, allo scopo di accrescere, nei fedeli in Cristo, la devozione verso il Divino Bambino, e per guadagnarsi tutte le indulgenze concesse in base ai documenti della Chiesa, con la benedizione della devozione offerta ritualmente." Ma le ultime parole della traduzione (da iuxta a benedictis) non mi sembrano scritte in maniera esatta, e perciò la traduzione stessa è riuscita in modo approssimativo. Comunque il senso dell'iscrizione nell'insieme mi sembra chiaro e corrispondente a quello che già Lei vi aveva individuato.

 

Quesito n. 267

nom = emanuela
prenom = XXX
sujet = tesi di laurea letteratura latina
message = gent.le prof.rossi sono una studentessa in lettere classiche alle prese con una tesi di laurea triennale in letteratura latina. L'argomento da me scelto verte sulle Metamorfosi di Ovidio, in particolare sul mito di Fetonte.Ho consultato l'annè pholologique ma non sono riuscita a reperire le riviste ivi suggeritemi. Volevo chiederle secondo lei cosa posso consultare e magari come dovrei fare per impostare la tesi....spero mi possa essere di aiuto. La ringrazio in anticipo. cordiali saluti.

R.  Cara signorina, è passato molto tempo da quando io feci la mia tesi di laurea e non so se adesso si fanno diversamente; ma allora non avevo i dubbi che mi ha esternato lei. Quando si compie una ricerca - che sia o meno una tesi di laurea, di dottorato, ecc. - occorre avere le idee ben chiare su quale argomento vogliamo trattare. Lei mi ha parlato delle Metamorfosi di Ovidio e del mito di Fetonte (libri I-II), ma non mi ha detto che tipo di indagine intende svolgere: se puramente letteraria (commento filologico al brano ovidiano), o mitologica (indagine sulle fonti del mito e sulle trattazioni successive al poeta latino). In ogni caso, la prima cosa da fare è un elenco ordinato degli argomenti che si intendono trattare; in seguito, per ciascuno di essi, occorre ricercare la bibliografia attinente, e l'"Année Philologique" è ancor oggi il più completo strumento al mondo di ricerca bibliografica sul mondo antico (può consultare però anche la rivista tedesca "Gnomon" e le appendici bibliografiche delle varie edizioni dell'opera ovidiana). Quando ha individuato i contributi bibliografici che le sembrano utili al suo lavoro, occorre ricercarli nelle biblioteche universitarie o nelle librerie più prestigiose. Lei non mi ha detto in che città abita, ma sicuramente nella sede universitaria dove è iscritta ci sarà una biblioteca di Facoltà; se non trova le riviste che cerca sarà necessario che si sposti in un'altra città: le biblioteche (universitarie e non) più fornite si trovano a Roma, Napoli, Firenze (la Biblioteca Nazionale) e a Pisa (Scuola Normale Superiore). Oggi esistono anche servizi bibliografici con i quali, richiedendo per e-mail un contributo e indicando le pagine, si può ottenere che il contributo stesso venga inviato al proprio domicilio. Le riviste di filologia classica non sono invece reperibili ancora su internet, tranne alcuni numeri dell'800 e dei primi del '900, perché per gli anni seguenti sono ancora operanti i diritti d'autore. In ogni caso, prima di impostare la tesi, le consiglio di leggere in modo approfondito e in lingua originale il passo dei libri I e II delle Metamorfosi che trattano il mito di Fetonte, e successivamente le storie letterarie in commercio che trattano l'opera in questione, tra le quali mi permetto di segnalarle anche la mia, intitolata Scientia Litterarum e uscita a Napoli presso l'editore Loffredo nel 2009.

 

Quesito n. 268

nom = Giulia
prenom = Marchetti
sujet = tesina d'esame
message = Gent. professor Rossi,per prima cosa le volevo fare i complimenti per questo bellissimo sito..non ho mai conosciuto nessun professore che abbia così passione per le materie che insegna e che si interessi così dei suoi alunni. Dopo questa breve premessa le volevo chiedere un consiglio. Dato che sto preparando la mia tesina d'esame vorrei avere il suo aiuto riguardo l'argomento che vorrei trattare:Amore e Morte. Sia la letteratura greca che latina sono pieni di spunti,ma quali autori potrei approfondire di più e quali invece tralasciare? Vorrei concentrarmi soprattutto sul mito di Orfeo e Euridice, soprattutto da quando ho letto il IV libro delle Georgiche..Come potrei collegare questo argomento con le altre materie? La ringrazio in anticipo per la sua disponibilità.

R.  Cara Giulia, ti ringrazio per le tue belle parole, che colgono nel segno: in effetti io ho avuto una tale passione per le mie materie da dedicare loro tutta la mia vita intellettuale, e sono affezionato ai miei alunni perche' credo che il mio compito di docente sia quello di contribuire alla formazione dei futuri cittadini, un compito nobile di cui pero' oggi, purtroppo, non è riconosciuta a dovere l'importanza. Quanto al quesito che mi poni, ti dico che l'argomento è vastissimo e che in effetti le letterature classiche forniscono molti spunti in tal senso. Quella tra Amore e Morte è una delle opposizioni polari più sentite dagli autori antichi, a cominciare dai filosofi: Empedocle ad esempio, con la contrapposizione tra amore e odio, voleva indicare proprio i due princìpi su cui si fonda l'eterna legge dell'esistenza e della storia del mondo. L'amore crea la vita e la morte la distrugge; ma dalla morte rinasce a sua volta l'amore e la vita, ed il ciclo continua all'infinito. Visto che dici di aver letto il IV libro delle Georgiche di Virgilio, dovresti esserti accorta che il Leitmotiv dell'opera è proprio questo: l'amore di Orfeo ed Euridice rappresenta la vita che cerca in ogni modo di vincere la morte mediante l'altezza dell'ingegno umano (l'arte musicale del poeta), ma non vi riesce perche' la morte appartiene alle leggi immutabili dell'universo e non può essere sconfitta. Nello stesso libro, pero', vi è il motivo della cosiddetta "bugonia", cioè la nascita delle api dalle carcasse degli animali morti, e ciò rappresenta la ripresa del ciclo vitale. Comunque il binomio amore-morte è molto sentito nella letteratura latina: se citi Virgilio (vedi anche, nell'Eneide, l'episodio di Didone dove i due estremi coincidono), devi però citare anche Lucrezio, perche' nel IV libro del De rerum natura la contrapposizione polare dei due principi, sebbene visti dal punto di vista della fisica epicurea, è chiaramente presente. Molti altri autori si potrebbero citare; per il mondo greco, il motivo è evidente nella tragedia (ad es. l'Alcesti e  la Medea di Euripide, ove l'amore sviscerato della donna si muta in odio e causa morte) e nella lirica (v. Saffo). Il binomio amore-morte ritorna anche nelle Metamorfosi di Ovidio (v. l'episodio di Piramo e Tisbe, o quello di Orfeo ed Euridice). Per quanto riguarda il collegamento con altre discipline, posso consigliarti solo per quanto riguarda l'italiano: in questa materia potresti approfondire le riprese del mito di Orfeo (a iniziare dalla Fabula d'Orfeo del Poliziano, del 1480), oppure parlare del Foscolo (il suicidio per amore nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis) o meglio ancora del Leopardi, che su questo tema ha composto una lirica intitolata appunto Amore e morte.

 

Quesito n. 269

nom = Eva
prenom = Simeone
sujet = "Aiuto metrico"
message = Gent.mo Prof. Rossi,
sono una laureanda in Lettere Moderne, e le scrivo per avere informazioni sulla Phaedra di Seneca. So che la mia domanda specifica le sembrerà inammissibile da parte di una studentessa di Lettere, ma non ho frequentato il Liceo, e di conseguenza non ho alcuna nozione metrica. Le chiederei, insomma, se potesse aiutarmi circa la lettura metrica del testo sopra indicato.Se solo potesse dirmi di che metro si tratta, sarebbe già un enorme passo in avanti per me. La ringrazio anticipatamente.

R.  Cara signorina, la sua domanda non mi pare affatto inammissibile: purtroppo in questi nostri tempi, in cui lo studio si e' ridotto spesso ai minimi termini, vi sono anche molti studenti liceali che non sanno nulla di metrica, anche se non per colpa loro. Quanto alla lettura metrica della Phaedra di Seneca, non posso ovviamente fornirle l'intero schema di oltre 1000 versi qui sul mio sito; posso solo darle la definizione dei vari metri impiegati, ed un buon manuale di prosodia e metrica l'aiutera' a fare la scansione (io consiglio ancora il vecchio libretto di F.Zambaldi, Elementi di prosodia e di metrica latina, edizioni Loescher Torino). Seneca in questa tragedia impiega principalmente due forme metriche: il dimetro anapestico nel prologo e nelle parti corali, ed il senario (o trimetro) giambico in quasi tutte le parti dialogate. Questo verso e' formato da sei giambi, unita' metriche costituite da una sillaba breve seguita da una lunga accentata; al posto dei vari giambi possono pero' trovarsi anche altre forme (come il dattilo, il tribraco e l'anapesto) che aumentano il numero totale delle sillabe. Una piccola parte della tragedia, verso la fine, e' invece composta in ottonari trocaici catalettici, che sono riconoscibili per la maggior lunghezza dei versi: in ciascuno di essi ci sono otto trochei, unita' metriche di andamento contrario ai giambi, formate cioe' da una lunga accentata seguita da una breve.

 

Quesito n. 270

nom = Guglielmo
prenom = Capone
sujet = aiuto con la traduzione di frasi in latino da un testo tedesco del 1550
message = Egregio professore Le scrivo per chiederle se disponibile ad aiutarmi a tradurre alcuni testi in latino di un trattato tedesco del 1550.
Credo che le frasi non siano assolutamente di difficile comprensione per uno studioso e portino via relativamente poco tempo per una persona pratica di questa lingua antica.
Le sarei veramente grato se mi aiutasse in quanto queste traduzioni andrebbero a far parte di una tesina che devo portare all'esame di un corso istruttori di arti marziali (capisco che Le sembrerà strano che un testo di lotta scritto nel 1550 in Germania sia stato scritto in latino...eppure è proprio così!). Cordiali saluti nella speranza che vorrà aiutarmi.

R.  Quello che mi desta meraviglia non e' certo il fatto che un testo di lotta scritto in Germania nel 1550 sia in latino, perche' fino al XVIII secolo inoltrato (e spesso anche oltre) tutti i libri di argomento scientifico, letterario ed anche pratico erano composti in latino, la lingua ufficiale della cultura; mi stupisce, semmai, il fatto che queste frasi latine debbano essere portate ad un esame di corso di istruttori di arti marziali. Di solito, in simili ambienti, il latino e' del tutto sconosciuto. Comunque, se vuole inviarmi questi testi, posso iniziare ad esaminarli; essendo pero' questo un periodo particolarmente pieno di impegni per chi insegna a scuola ed ancor piu' per chi, come il sottoscritto, svolge anche attivita' culturale ed editoriale, non posso prometterle nulla. Quando avro' visto di cosa si tratta le comunichero' se e quando potro' occuparmene.

 

Quesito n. 271

nom = Calogero
prenom = Micciche'
sujet = traduzione di una frase
message = Egregio Professore, sono uno studioso di storia della città di Agrigento e come tale mi sono imbattuto in una frase latina che ho trovato scritta su un altorilievo sepolcrale risalente al 16° secolo. La Frase, a quanto pare soggetta a diverse interpretazioni, è la seguente: " DE PORTU D.NUS SCULPSIT MACIOTTA SEPULCRUM HOC GENITO PAULUS QUNITUS AMORE SUO A.D. 1518 IN MESE IULII". Si puntualizza che nella famiglia del Porto di Agrigento è esistito nel 16° secolo un giurato di nome Macciotta. Alcuni sostengono che il Macciotta della frase sia lo stesso scultore. In attesa di una risposta la saluto cordialmente Calogero Miccichè.

R.  Mi complimento con Lei per la sua attivita' di storico della citta' di Agrigento, una delle piu' belle e ricche di storia di tutta la Sicilia, una regione d'Italia che io adoro ed in cui conto di ritornare presto. Quanto alla frase che mi scrive, non e' facile interpretarla in questa forma, anche perche' le iscrizioni usano talora abbreviazioni non sempre facili ad intendersi, ed inoltre c'e' da premettere che io non sono un epigrafista ma uno studioso di letterature classiche. In effetti dalla struttura della frase sembrerebbe che questo Macciotta fosse lo scultore, data la vicinanza del suo nome al verbo "sculpsit"; in tal caso "Paulus Quintus" potrebbero essere i due nomi dell'artista stesso, mentre "Maciotta" sarebbe il cognome. Non mi e' chiaro come si debba intendere la parola "D.NUS"; e' forse un'abbreviazione del termine "dominus", titolo onorifico dello stesso scultore? Altrettanto incerta e' l'interpretazione di quel "GENITO", che io inclinerei a credere un'abbreviazione per il dativo "genitori", indicando cosi' che il sepolcro su cui si trova l'iscrizione sarebbe quello del padre dello scultore. Nell'insieme (ma e' solo un'ipotesi da verificare) la frase potrebbe cosi' tradursi: "Paolo Quinto Macciotta, signore proveniente dal porto (di Agrigento) scolpì questo sepolcro per suo padre, a testimonianza del suo amore, nel mese di luglio dell'anno del Signore 1518". Mi faccia sapere se Le sono stato utile e magari mi inviti a venire ad Agrigento a visitarLa, cosi' ne parliamo direttamente in loco.

 

Quesito n. 272

nom= Laura

prenom = Mo.....
sujet = tesina-livello intertestuale
message = Buongiorno Prof. Rossi,
sono una studentessa di liceo classico e frequento il quarto ginnasio.
Volevo chiederle aiuto per trovare un testo da poter confrontare con quello che ho scelto cioè il brano dell'Iliade in cui Andromaca si dispera per la morte di Ettore( Iliade XXII vv.460-515).Su internet non riesco a trovare niente poichè i brani proposti trattano soltanto l'uccisione e non le reazioni di altri dopo la morte; tra le varie ricerche, però, ho trovato un episodio cioè quello della morte di Patroclo ma soltanto sottoforma di riassunto(peraltro incomprensibile).Il testo non deve essere necessariamente tratto da "Iliade" ed "Odissea".Ringraziandola anticipatamente porgo cordiali saluti.

R.  Cara Laura, non mi hai detto chiaramente che tipo di confronto devi fare. Se si tratta di confrontare il sentimento di Andromaca disperata per la morte del marito con un episodio analogo, puoi operare un parallelo con il IV libro dell'Eneide di Virgilio, quando Didone si lamenta per la partenza di Enea che la portera' al suicidio. Se invece il confronto riguarda il dolore in se' per la morte di una persona cara, allora va bene quello che hai fatto tu con il dolore di Achille per la morte di Patroclo, che si esprime soprattutto nel libro XXIII dell'Iliade, quando l'eroe organizza giochi funebri in onore dell'amico. Altrimenti, sempre dall'Eneide virgiliana, puoi estrapolare il passo in cui Evandro piange la morte del figlio Pallante (libro XI), simbolo di tutti i giovani falciati dalla triste logica della guerra prima del giorno loro destinato.

 

Quesito n. 273

nom = Stefania
email = cleobi@libero.it
sujet = latino medievale
message = Mi consiglierebbe delle traduzioni da fare del latino medievale? sec. XII al XV. Ho studiato a scuola (venti anni or sono) il latino, ma quello che si studia è il classico, vi è differenza con il medievale? Ci sono, per incominciare visto che l'ho quasi dimenticato, delle versioni accessibili (iniziare con il "De vulgari" mi sembra esagerato per le me possibilità)? Il tutto perchè mi sono messa in testa di fare l'accesso alla scuola di archivistica di Firenze... Grazie Stefania.

R.  Cara sig.ra Stefania, penso che per l'accesso alla scuola di archivistica la conoscenza del latino sia necessaria, o almeno auspicabile; ma se studia bene il latino classico, potra' accostarsi anche a quello medievale, sebbene non siano esattamente la stessa cosa. Il latino impiegato nel periodo da Lei indicato era fortemente condizionato dall'uso ecclesiastico, cioe' dei testi sacri, che notoriamente non avevano l'eleganza di quelli classici; anzi, spesso le traduzioni bibliche effettuate nella tarda Antichita' o nel primo Medioevo erano piuttosto scarne e spesso anche rozze, senza quella cura formale che caratterizzava gli autori della classicita', che sara' invece recuperata con l'Umanesimo del XV secolo. Per quanto attiene alle eventuali traduzioni da consigliare, Le dico che la cosa non mi è facile, anche perche' difficilmente si possono indicare testi piu' accessibili di altri. Per il XIII secolo potrei invitarla a leggere qualche passo dell'Itinerarium mentis in Deum di S.Bonaventura da Bagnoregio, non particolarmente difficile; per il secolo XV invece, che puo' offrire un utile confronto tra la lingua del primo umanesimo e quella medievale, consiglierei alcune pagine tratte dall'Epistolario di Poggio Bracciolini, un grande umanista rinvenitore di tanti testi classici, ma anche uomo di spirito e brillante scrittore. Per il reperimento dei testi in lingua originale puo' consultare il bellissimo sito della Bibliotheca Augustana di Augsburg, all'url  http://www.hs-augsburg.de/~harsch/a_alpha.html  .

 

Quesito n. 274

nom = Francesca
prenom = Greco
sujet = tesina
message = caro prefessore frequento l'ultimo anno di Istituto magistrale e mi servirebbe un aiutino sulla mia tesina!!!Il tema è sulla figura della donna ma mi servirebbe un introduzione....grazie in anticipo

R.  Io pubblico anche quesiti di questo tipo per far vedere ai visitatori che al mio servizio di consulenza arrivano richieste di ogni genere, anche disorganizzate come questa, in cui non si riesce a capire cosa la ragazza abbia in mente di preciso. Innanzitutto l'istituto magistrale non esiste piu'; quindi tu, cara Francesca, avrai frequentato un Liceo Pedagogico, o Linguistico, o della formazione, ma non piu' il magistrale. A parte questo, debbo dirti che la tua richiesta e' troppo generica: che vuol dire "la figura della donna"? Con questa espressione si puo' intendere tutto e niente al tempo stesso. Se la tua intenzione e' parlare della condizione della donna o dei suoi diritti sociali allora potrei consigliarti, per il latino, un accenno alle satire di Giovenale, dove l'Autore ironizza proprio sui progressi culturali e sociali compiuti dalle donne romane dei suoi tempi, che erano passate da una totale sottomissione all'uomo alla piu' sfrenata liberta' di comportamento ed al vizio piu' assoluto. Altro non posso dirti, a meno che tu non sia piu' precisa nelle tue richieste.

 

Quesito n. 275

nom = Vera
prenom = Normandia
sujet = Trasgressione
message = Carissimo professore sono una studentessa all'ultimo anno del liceo classico, il percorso che sto facendo è incentrato sulla trasgressione come bisogno di autoaffermazione,per quanto riguarda italiano porto D'Annunzio ma volevo fare anche un riferimento alla letteratura francese i poeti maledetti e Baudelaire..in letteratura latina la spregiudicatezza nella società romana imperiale, Petronio, Marziale,Giovenale e Persio; per quanto riguarda filosofia Freud l inconscio e la teoria della sessualità e Nietzsche il superuomo; storia dell'arte Edouard Manet, Munch e Pablo Picasso. In storia avevo pensato all' anarchismo e lo spartachismo. Potrebbe darmi un suo parere sul mio percorso e magari eventuali suggerimenti? le sarei grata se mi aiutasse a trovare collegamenti in Greco. La ringrazio anticipatamente Vera.

R.  Cara Vera, anzitutto dico anche a te quello che ho detto a molti altri studenti nella tua situazione: che cioe' la cosiddetta "tesina" ha uno spazio limitato durante il colloquio d'esame (10-15 minuti), e che di conseguenza non e' affatto necessario infilarci per forza tutte le materie, rischiando forzature e collegamenti inesistenti; l'argomento da voi scelto puo' essere incentrato anche solo su due o tre materie e deve essere limitato, anche perche' non vi deve sottrarre troppo tempo per la preparazione dei normali programmi delle varie materie, che comunque vi verranno chiesti, dal momento che il colloquio non si fonda soltanto sulla tesina!  Detto questo, veniamo all'argomento. Di materie ne hai citate anche troppe; una buona scelta, tuttavia, mi pare il collegamento con la letteratura francese e Baudelaire, che e' importante per l'italiano e non viene invece di solito abbastanza considerato nella sua rilevanza. Per il latino io mi limiterei al solo Petronio, che mi pare il piu' consono all'argomento, facendo solo un breve accenno alla satira di Giovenale, dove la realta' appare trasfigurata mediante uno specchio deformante. Per quanto attiene al greco potresti citare alcuni personaggi delle Vite di Plutarco, in particolare Alessandro e Cesare, che fecero della "trasgressione" il mezzo essenziale dell'affermazione della loro ambizione, che permise loro di diventare personalita' di assoluta eccezione. Altrimenti, nella letteratura ellenistica, c'e' anche la Medea di Apollonio Rodio, che trasgredisce per amore ogni regola di vita sociale e familiare invalsa nella sua terra; anche la sua e' un'autoaffermazione, nel senso ch'ella realizza, trasgredendo le regole, il desiderio piu' grande della sua vita, e quindi con cio' afferma se stessa.

 

Quesito n. 276

nom = Anna
prenom = Granato
sujet = consiglio per tesina
message = Salve prof Rossi.!a breve ho dovro sostenere la maturita.Per il percorso della mia tesina ho deciso di partire dalla frase del mio libro preferito..un libro per bambini ma che insegna tanto ai grandi...la frase è :l'essenziale è invisibile agli occhi..il libro è il piccolo principe di sait-exupery!parto cn un introduzione mia per poi collegarmi al fanciullino di pascoli al simbolismo in italiano,in filosofia all'idealismo e soprattutto alla figura della coscienza e dello spirito(invisibile)cn hegel e shelling, per poi passare al latino cn seneca e in particolar modo alle lettere a lucilio "vivere secondo natura"in cui afferma "c'è in noi uno spirito sacro, vabbe poi in arte de chirico ke afferma "lo scopo della pittura è far vedere cio ke nn si può vedere"...mi servirebbe un consiglio per il greco non so davvero cosa inserire...

R.  Cara signorina 91, per il greco puoi anche non inserire nulla, visto che hai già messo dentro tante materie; perciò dico anche a te quello che ho ripetuto tante volte ad altri: che per l'esposizione della tesina ci sono 10-15 minuti di tempo, quindi non è necessario inserirvi tutto lo scibile umano. Comunque, se proprio vuoi trattare anche qualche argomento di greco che vada a proposito con il tema centrale, potresti citare Platone, che penso avrete studiato in storia letteraria o tradotto come classico: per questo grande filosofo ciò che è invisibile, cioè il mondo delle idee o concetti assoluti, rappresenta la vera essenza del reale, mentre il mondo sensibile (quello cioè che riusciamo a cogliere con i nostri sensi) non è che una copia sbiadita di ciò che esiste nell'Iperuranio. Su questa idea centrale è imperniato ad es. il concetto platonico di arte o anche quello dell'amore (v. il Simposio), in cui l'eros è concepito come desiderio umano di raggiungere il Bello assoluto, prendendo le mosse dal bello relativo che si trova in questo mondo. Non so se l'idea che ti ho suggerito è attuabile, ma quest'altro consiglio che ti do cerca di seguirlo: quando scrivi a qualcuno cerca di usare la lingua italiana, senza queste k o queste orrende abbreviazioni che voi ragazzi usate negli SMS. La lingua è come la matematica: risponde a regole precise, non è un'opinione.

 

Quesito n. 277

nom = Martina
prenom =
sujet = Sofocle
message = Egregio professor Rossi,
Ho terminato la seconda liceo classico, e per le vacanze estive mi è stata assegnata la redazione di una tesina multidisciplinare. Sarei intenzionata a trattare Sofocle, ed in particolare la sua concezione dell'uomo e del suo destino, oltre al concetto di ironia tragica. Le sarei estremamente grata se potesse suggerirmi un collegamento con la letteratura latina, e possibilmente anche con quella italiana.
Approfitto dell'occasione per complimentarmi per l'utilità e per l'organizzazione davvero piacevole del sito.

R.  Sofocle è un grande tragico, forse il più emblematico dei tre poeti di questo genere: ha analizzato a fondo il rapporto tra uomo e destino, che resta il suo tema principale, ed ha sondato a fondo anche il problema dell'esistenza del divino e della sua interazione con il mondo degli uomini. Nella letteratura latina il genere tragico è praticato in epoca arcaica da Nevio, Ennio, Pacuvio e Accio, ma i testi pervenutici sono frammentari e non è possibile quindi operare un meditato confronto con gli originali greci. Ti suggerirei di leggere a fondo una delle tragedie di Seneca di derivazione sofoclea come l'Edipo; qui il filosofo latino, pur partendo da una base etica diversa da quella di Sofocle e soffermandosi soprattutto sull'antitesi tra ragione e istinto (ratio/furor), insiste anche sul tema del destino, giudicandolo ineluttabile: secondo gli stoici, del resto, l'uomo è predestinato dal Logos universale, e quindi l'atteggiamento di Seneca è giustificato da un punto di vista filosofico, ma risente anche della grandiosa visione sofoclea. Anche l'ironia tragica trova un contrappunto in Seneca, soprattutto nella tragedia che ti dicevo; si può dire anzi che in Seneca l'ironia si fa talora sarcasmo e cupa meditazione sulla debolezza dell'uomo, che oltre al "non potere" cambiare il suo fato, è gravato anche dal "non sapere". Per quanto attiene all'italiano non ho indicazioni precise da darti, se non la lettura delle tragedie dell'Alfieri oppure, per l'800, le opere del Manzoni, dove però il tema della subordinazione dell'uomo al destino è mediato dall'intervento della Provvidenza divina.

 

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