PAGINA DEI RISULTATI
In questa pagina vengono inseriti i quesiti ad interesse generale, con le relative risposte, pervenuti al sito del prof. Massimo Rossi nella rubrica "Consulenza", mediante il modulo interattivo che si trova in quella pagina. Si prega di scorrere questa pagina fino in fondo.
Ai quesiti di argomento specialistico o particolare, non tali cioè da interessare il pubblico dei cultori del mondo classico che visitano il sito, viene fornita risposta privata tramite e-mail.
Per non appesantire troppo la pagina dei risultati, frequentemente consultata, i quesiti dal n° 1 al n° 225 sono stati collocati in un'apposita pagina, chiamata Archivio delle risposte. Chi volesse leggere tali quesiti, che sono di interesse generale, può farlo cliccando sul collegamento ipertestuale o qui o in fondo a questa pagina.
Quesito n. 226
nome = Luca Boccardi
sujet = Un piccolo favore
messaggio = Salve prof., sono uno studente di lettere e filosofia all'università
la Sapienza di Roma.
Da tempo,dopo l'operazione subita da mio padre,vorrei tatuarmi una frase in
latino che dice "Ci vuole ben altro per ucciderci",inteso generalmente circa la
nostra famiglia.
è da tempo che cerco un prof che desti fiducia in me,ma ancora non ne ho vista
traccia,fino a che non ho visitato il suo sito.
POTREBBE CORTESEMENTE AIUTARMI???
CORDIALI SALUTI PROF.
R. Gentile signore, la sua richiesta è un po' strana in verità, ed è la prima volta che me ne capita una simile: sulle prime, infatti, non volevo rispondere o farlo solo privatamente, perché non mi pareva un argomento di interesse generale; ma poi, considerando che questo è il primo quesito della mia nuova "Consulenza" dopo 4 anni di chiusura, ho deciso di pubblicarlo. Premesso che io personalmente sono contrario ai tatuaggi ed alle manipolazioni del proprio corpo sotto ogni forma (capirà, ho la mia età!), e tanto meno vedo l'utilità di usare in tal guisa una frase in latino, le dico tuttavia che la traduzione di essa è cosa normale, ed è strano che a Roma lei non abbia trovato nessuno in grado di eseguirla. Per ridurre il numero delle parole (e quindi la sofferenza al momento di compiere quell'insano gesto che è il tatuaggio), la si può rendere in latino con "Aliud requiritur ad nos caedendos". Così è letterale; altrimenti può sostituire "caedendos" con "opprimendos", ed il significato varia leggermente: anziché "per ucciderci" (che è un po' forte) verrebbe a significare "per sottometterci, per schiacciarci". Mi auguro poi che Lei faccia buon uso dei miei consigli, perché certe volte frasi del genere tatuate si vedono addosso a certa gente poco raccomandabile che le usa per spaventare il prossimo o per esprimere la propria intolleranza (tipo "boia chi molla" o altri orrori del genere). Spero proprio che non sia il caso suo.
Quesito n. 227
nome = Alessio Brandella
sujet = lo straniero??
message = Per prima cosa grazie veramente per il suo aiuto... volevo domandarle
se pensa sia possibile portare come tesina di maturità la figura dello straniero
in tacito e in apollonio rodio. A consigliarmi il tema è stato il mio professore
ma non sono certo dei collegamenti. Grazie
R. Certo che è possibile portare questo argomento, come ogni altro. I collegamenti non sono così agevoli da trovare, soprattutto perché Apollonio Rodio è un poeta mentre Tacito è uno storico; quindi anche il motivo dello straniero viene trattato dai due autori in maniera diversa e con varie finalità. Per quanto riguarda Apollonio possiamo dire che questo tema è "di routine" perchè rientra nella tradizione epica e ne riprende i connotati: l'amore di Medea per Giasone infatti, vero Leitmoyiv del III libro delle Argonautiche (ed in certo qual modo di tutta l'opera), è di origine omerica ed ha il suo principale nel libro VI dell'Odissea, quando Nausicaa s'innamora del naufrago Ulisse. Anche le imprese dello straniero, cioè dello stesso Giasone, rientrano nella tematica consueta del genere epico, benché il concetto di eroismo in sé, dal punto di vista etico-sociale, sia molto cambiato rispetto all'epoca omerica- In Tacito lo straniero è visto sotto molteplici aspetti, tutti comunque connessi con la situazione storica dell'impero romano; egli è quindi un personaggio reale, consistente, che serve allo scrittore per esternare il proprio giudizio negativo sulla politica e la società a lui contemporanea. Si pensi alla Germania: lì lo straniero s'identifica con "ciò che è diverso da Roma" nel bene e nel male, ma comunque denota una diversità ed un'originalità. Gli usi e costumi dei Germani sono analizzati non in quanto tali, né per finalità letterarie come avviene nei poeti epici, ma per marcare un confronto implicito con il mondo romano, del quale l'autore intende sottolineare la decadenza morale e civile.
Quesito n. 228
nome = Flavia Mancino
sujet =
message = confronto fra epiteti in omero e in esiodo. Dove potremmo riscontrare
del materiale utile alla nostra ricerca? La ringraziamo per l'attenzione
R. Il tuo quesito, a quanto vedo, è piuttosto laconico, ed altrettanto sarà quindi la risposta. Il sistema linguistico di Esiodo è molto simile, in ogni suo aspetto, a quello di Omero; quindi anche gli epiteti vengono utilizzati con le medesime finalità e secondo le medesime modalità. Vi è però una differenza dovuta alla diversa composizione del pubblico, perché l'aedo omerico si rivolgeva in prevalenza ad un uditorio cortigiano ed aristocratico, mentre Esiodo dovette rivolgersi a più strati sociali, non esclusi quelli di più bassa condizione. Gli epiteti esiodei, di conseguenza, risultano meno aulici e più collegati al mondo della vita sociale e lavorativa: così, accanto a epiteti classici come "Atena dagli occhi azzurri" o "Poseidone scuotitore della terra", se ne trovano anche altri di tipo popolare e di più immediata comprensione, come il "dorme di giorno" riferito al ladro (perché di notte esercita la sua attività) o il "senzaossa" per definire il polpo, animale appunto invertebrato. A questi epiteti popolareschi viene conferita dall'Autore anche una certa carica di giocosità e di verve comica.
Quesito n. 229
nome = Giulia Piazzese
sujet =
message = gentile professore, studiando Plauto mi è sorta una curiosità.
Potrebbe aiutarmi a rintracciare dei parallelismi tra la comicità di Plauto e
quella dei comici moderni?grazie anticipatamente.
R. Giulia, la tua domanda è troppo difficile e vasta perché io possa rispondere in uno spazio come questo, ristretto a poche righe. Ti dico anzitutto che la comicità, se per tale intendi la capacità dell'autore di provocare il riso nello spettatore o nel lettore, non è cambiata molto dall'Antichità ad oggi, e si fonda sempre sui medesimi espedienti: giochi di parole, doppi sensi, scambi di persona, equivoci ecc. Plauto è maestro indiscusso di questi procedimenti, per ottenere i quali non esitò a modificare profondamente gli originali greci che utilizzava, estremizzando soprattutto quei caratteri umani e quelle situazioni che gli davano modo di esercitare questa sua grande vena comica; possiamo anzi dire ch'egli creò una società alternativa a quella reale, un mondo alla rovescia che risultava comico e divertente proprio perché "diverso" e addirittura opposto a quella che è la realtà quotidiana. Anche i comici moderni utilizzano spesso questi procedimenti, e molti esempi si potrebbero fare. Prendiamo il caso di Fantozzi, il personaggio creato dalla fantasia di Paolo Villaggio, il quale per ciò utilizza procedimenti plautini: il suo è infatti un mondo surreale, totalmente al di fuori della realtà (basti pensare alla nuvoletta che accompagna il povero impiegato quando va in vacanza, di modo che piove soltanto su di lui), ed è proprio su questo processo di straniamento che si fonda la comicità di fondo della situazione. Anche i personaggi plautini sono stati spesso riprodotti nelle epoche moderne: pensiamo solo alla figura dell'avaro dell'Aulularia, che fa ridere per l'esagerazione del suo carattere, dilatato fino al grottesco, ed alle somiglianze che in tal senso può avere con il celebre Paperon de' Paperoni dysneiano, anch'egli surreale nel suo comportamento (si dispera se perde un centesimo, quando possiede metri cubi d'oro, e vive nella paura di perdere la sua ricchezza come l'antico antenato). Mi sono limitato a pochi esempi, ma potremmo continuare a non finire.
Quesito n. 230
nome = Marco Trono
sujet = Tesina
message = Salve. Sono uno studente dell'ultimo anno del classico, come tesina
vorrei parlare dell' eterno ritorno all'uguale. Parlare di Nitzhe ed Empedocle
in filosofia, il passo delle metamorfosi di Ovidio dove Pitagora afferma che il
mondo" pur cambiando sempre non cambia mai" Ma parlare anche di Catullo e di
Foscolo, a me certo piacerebbe. Lei cosa ne pensa? Spero in una sua risposta.
R. Vi è ben poco da rispondere, perché collegamenti con Catullo se ne vedono ben pochi, almeno riguardo all'argomento da te scelto; potremmo includervi, semmai, il tema della morte intesa come ritorno al nulla e quindi all'uguale primigenio: di ciò potrebbe essere testimonianza il carme 5, che da un inizio apparentemente gioioso (vivamus, mea Lesbia, atque amemus) va poi a toccare un argomento triste e serio, allorché dice che dopo questa breve parentesi di luce (la vita) dovremo tutti dormire un sonno eterno. Tale è il "ritorno all'uguale", come lo chiami tu, che possiamo trovare in Catullo; non credo che lo si possa intendere in altro modo. Comunque mi pare che quello che hai citato prima, anche senza Catullo, sia sufficiente allo scopo di comporre una buona tesina d'esame. Cerca però di non straziare ulteriormente il povero Nietzsche, scrivendo correttamente il suo nome.
Quesito n. 231
nome = Elisa Coppi
sujet = consiglio per la tesina!
message = Salve! io volevo chiedere un consiglio per la prearazione della mia
tesina. Frequeno il liceo scientifico a indirizzo tecnologico a brescia, ma sono
interessata particolarmente alle materie umanistiche. Per la mia tesina avevo
pensato di trattare il tema: il passaggio dall'infanzia all'età adulta non è
netto, in quanto molti adulti mantengono ancora un attaccamento al mondo
dell'infanzia. Pensavo quindi di trattare il fanciullino di Pascoli, il ritorno
all'infanzia di freud in filosofia e il romanzo di peter pan in inglese. Ho
pensato poi di storia di presentare un po' il periodo e le sue caratteristiche,
insistendo sul perchè un uomo adulto sente la necessità di fuggire dalla realtà.
Mi è stato detto di professori che frequentando il liceo scientifico sarebbe
meglio portare almeno una materia scientifica, ma io non sono riuscita a pensare
a niente... se potesse aiutarmi ne sarei veramente grata! grazie in anticipo!
R. Cara Albasilenziosa, messaggi come il tuo me ne arrivano di svariati, ed ho perciò deciso di rispondere a te una volta per tutte chiarendo una cosa fondamentale: il servizio di consulenza che ho attivato sul mio sito non è generico per le tesine d'esame, ma riguarda soltanto le materie umanistiche, ed in particolare il LATINO ed il GRECO, che sono appunto le discipline che io insegno da circa trent'anni. Io rispondo SOLTANTO a quesiti sul latino ed il greco, perché non mi intendo delle altre discipline, e tanto meno di quelle scientifiche. Quindi è perfettamente inutile rivolgermi quesiti su argomenti che non conosco e sui quali non posso consigliare alcunché. Questo dovrebbe essere ovvio, ma purtroppo molte persone non l'hanno ancora capito e continuano a farmi domande di biologia, tedesco, matematica, agronomia e quant'altro. Per queste cose ci sono le enciclopedie, o meglio ancora professori che hanno su di esse una preparazione specifica; a loro dovete dunque rivolgervi, non a me. Chiaro?
Quesito n. 232
nom = Ottavio
prenom = Rapuano
sujet = letteratura latina
message = Egr. professor Rossi,
sono uno studente di lettere che sta preparando una tesi sulla necromanzia nella
letteratura latina.Volevo chiederle se mi può indicare qualche buon testo che si
occupa del sesto libro dell'Eneide e della scena di necromanzia nella Tebaide Di
Stazio.Mi farebbe cosa molto gradita anche se mi potesse indicare qualche
articolo pubblicato sulle riviste specializzate,tipo la Revue des études latines,
il Bollettino di studi latini, Maia, o altre testate che lei conosce.
La ringrazio per la coetese attenzione e le auguro buon lavoro.
R. Purtroppo mi e' difficile rispondere alla sua richiesta, perche' non ho repertori bibliografici se non quelli che si trovano normalmente su internet e sui libri di piu' comune diffusione. Le consiglio, per prima cosa, di consultare l' Année Philologique, la pubblicazione bibliografica piu' famosa e completa al mondo per quanto riguarda l'Antichita' Classica, che dovrebbe trovarsi certamente nella biblioteca della sua facolta'. Per quanto concerne il sesto libro dell' Eneide, puo' ricorrere al vecchio commento del Norden ancora valido (non e' pero' in commercio ma solo nelle biblioteche specializzate) o, in alternativa, a quello del Paratore compreso nell'edizione del poema virgiliano nella collana "Lorenzo Valla" della Mondadori. Non e' da trascurare, inoltre, la monumentale "Enciclopedia Virgiliana", edita dall'Istituto dell'Enciclopedia Italiana (Treccani), Roma 1984-1990; vi vengono trattate tutte le questioni anche di minor pregio riguardanti Virgilio e le sue opere. L'argomento della necromanzia, inoltre, dovrebbe essere trattato nell'ottica dell'intero sviluppo della letteratura latina: agli autori che lei ha citato, infatti, va indubbiamente aggiunto anche Lucano, in particolare la scena della maga Eritto contenuta nel libro VI della Pharsalia.
Quesito n. 233
nom = Francesco
prenom = Lamonaca
sujet = Tesina
message = Salve Prof.Rossi!Sono un alunno del liceo classico Scotti di Ischia e
quest'anno ho la maturità, essendo un pithecusano vorrei parlare delle
testimonianze che i greci prima e i romani poi hanno lasciato sulla mia isola.Ho
trovato alcune fonti da cui attingere come alcuni versi di Omero e qualche passo
di Strabone ma vorrei il suo parere per organizzare meglio il percorso e non
renderlo uno sterile catalogo di citazioni.Spero mi possa dare qualche
consiglio...Grazie per l'attenzione e complimenti per il sito!
R. L'idea della tesina su Ischia mi sembra ottima ed in linea con le tendenze di oggi: anche all'Universita', infatti, molti studenti svolgono la tesi su argomenti riguardanti il loro luogo di nascita o di residenza. Le materie da coinvolgere nella tesina sarebbero soprattutto tre: latino, greco e storia, e sono piu' che sufficienti, non essendovi affatto la necessita' di infilarci a forza un gran numero di discipline, come alcuni tentano di fare. Non credo ci sia il rischio di ridurre il lavoro a un catalogo di citazioni, perche' e' evidente che ogni testimonianza che tu porterai dovra' essere commentata o confrontata da te con altre; se saprai operare i giusti confronti e valutare la portata e l'importanza delle fonti, verra' fuori un lavoro molto interessante, ne sono certo. Omero e Strabone sono certamente da citare, ma per la storia di Pitecussa occorrerebbe un libro specifico da consultare, che tratti della colonizzazione: se non ne hai uno particolare su Ischia, ti consiglio quello generale di J.Berard, La Magna Grecia, edizioni Einaudi Torino. Tieni presenti anche gli autori latini che hanno parlato dell'isola, come Pomponio Mela e Plinio il vecchio, nel III libro della sua Naturalis Historia.
Quesito n. 234
nom = Aniello
prenom = Cigliano
sujet = aiuto per la tesi di maturità
message = Gentile professore,
sono uno studente frequentante l'ultimo anno di liceo classico presso l'Istituto
Scotti di Ischia.
Vorrei che gentilmente mi desse qualche consiglio su come argomentare la mia
tesi di maturità sul tema dell'antieroe oppure, se ritenesse quest'ultimo un
argomento poco originale o "pericoloso", me ne suggerisse un altro più
innovativo di cui poter trattare.
R. L'argomento dell'antieroe va bene per l'ultimo anno del Liceo Classico, anche se non e' particolarmente originale: diversi miei alunni degli anni scorsi, infatti, l'hanno trattato con discreto successo. A parte i collegamenti con le discipline moderne, sui quali non ho molto da consigliare (forse pero' il personaggio dell'"inetto" novecentesco dei romanzi di Pirandello e suprattutto di Svevo ci potrebbe stare), per quanto riguarda l'Antichita' il materiale c'e' e si puo' sviluppare. Per il greco basta visualizzare la figura del protagonista del poema epico ellenistico: e con cio' non intendo soltanto il Giasone delle Argonautiche di Apollonio Rodio, figura emblematica di antieroe, ma anche - ad esempio - il Teseo dell'Ecale di Callimaco. Bisogna pero' intendersi sul significato da dare al termine "antieroe"; non e' infatti da considerare tale colui che rifiuta il protagonismo eroico, bensi' colui che e' mosso da ideali e prospettive del tutto diverse da quelle dell'eroe classico, omerico o tragico. Giasone e' un "anti"-eroe proprio perche' si oppone al concetto invalso di eroismo, in quanto compie la sua missione per adempiere un dovere, non per ricavarne onore e gloria, ed accetta quasi passivamente l'aiuto di una donna, Medea, cosa che gli eroi dell'Iliade non avrebbero mai accettato, a meno che non si trattasse di una divinita'. Sotto questo aspetto anche l'Enea di Virgilio e il Pompeo di Lucano sono antieroi, perche' subiscono gli eventi, piu' che esserne protagonisti attivi. Su Enea, pero', il discorso sarebbe piu' lungo e complicato, e non posso approfondire qui l'argomento; l'ho sviluppato nel mio nuovo corso di letteratura latina uscito adesso a Napoli presso l'editore Loffredo. Chiedi al tuo professore di latino se l'ha ricevuto dal rappresentante di zona, ed eventualmente fattelo prestare per approfondire l'argomento che mi hai proposto.
Quesito n. 235
nom = Valentina
prenom = Sandrè
sujet = Aiuto tesina
message = Gent.mo Prof Rossi,
Sono una studentessa del Liceo Classico di Casale Monferrato, sto preparando la
mia tesina per l’Esame di Stato e vorrei chiederLe un consiglio.
La scorsa estate ho avuto la possibilità di partecipare al progetto di
alternanza scuola – lavoro presso un importante studio notarile e sono stata
inoltre selezionata presso l’Università IULM per uno stage all’interno della
facoltà di Relazioni pubbliche e comunicazione d’impresa; alla luce di tali
esperienze ed in relazione alla mia scelta universitaria, la facoltà di
Giurisprudenza, ho pensato di elaborare un percorso culturale incentrato sulla
parola, in particolare sulla sua potenza e capacità persuasiva.
Vorrei esordire con un discorso di Barack Obama riguardo l’antica arte oratoria
per poi ripercorrerla sotto forma di excursus in greco ed in latino
concentrandomi in particolare sulla lettura della “Retorica” di Aristotele e su
alcuni brani di Lisia, mentre in latino su alcuni passi del “De Oratore” di
Cicerone e sulla decadenza dell’oratoria in età imperiale con cenni a Tacito e
Petronio.
Per quanto riguarda italiano mi è stato consigliato il saggio di Carlo
Michelstaedter “La Persuasione e la rettorica”.
In storia dell’arte ho pensato di parlare del Futurismo presentando i manifesti
artistici del movimento e le tavole parolibere senza però prescindere
dall’inquadramento storico e letterario, introducendo le figure di Marinetti e
di d’Annunzio, i quali sovvertono i canoni del discorso classico utilizzando un
lessico basato su slogan di incitamento alla guerra.
Sto inoltre leggendo “al gusto di cioccolato” di Matteo Rampin che analizza le
frasi che siamo abituati a leggere e ad ascoltare e che, a nostra insaputa,
manipolano le nostre decisioni.
Mi risulta complicato introdurre all’interno di questo percorso, materie come
filosofia e storia.
Mi rendo conto che l’argomento è molto vasto e vorrei quindi un consiglio sul
taglio più adeguato e su un titolo originale.
Grazie anticipatamente,
Cordiali saluti
R. Cara Valentina, il percorso che hai scelto mi pare molto interessante e ricco di argomenti anche oltre quello che sarebbe necessario: la tesina d'esame, infatti, non deve necessariamente comprendere tutte le discipline studiate, ma puo' anche limitarsi a due o tre. I testi che tu hai citato sono piu' che abbastanza per un lavoro individuale che, per quanto possa interessarti e impegnarti, non avra' in sede d'esame uno spazio molto ampio, giacche' il tempo dedicato alla tesina, durante il colloquio orale, e' generalmente di 10 o 15 minuti al massimo. Percio' ti consiglio di non aggiungere altro, sebbene anche filosofia e storia potrebbero rientrarci, volendole inserire a tutti i costi: il dibattito retorico e' stato infatti argomento di diatribe filosofiche in molte epoche, a partire da Platone (v. dialoghi come il Gorgia o il Protagora); per quanto riguarda la storia, invece, potresti fare un accenno alla retorica dell'epoca fascista (v. l'esaltazione dell'Impero, il mito di Roma ecc.) ed in genere ai regimi totalitari del XX secolo. Comunque non voglio approfondire, perche' le discipline di mia specifica competenza sono il latino e il greco, e qui mi sembra che la scelta dei testi sia gia' sufficiente; vorrei pero' suggerirti, per quanto riguarda il greco, di ricordare anche Isocrate (che fondò una scuola di retorica proprio perche' convinto del valore "pratico" di questa scienza) e, per il latino, di fare un cenno a Quintiliano, poiche' la questione della decadenza dell'oratoria in eta' imperiale vede in lui uno degli autori di maggiore importanza. Nell'opera di Quintiliano possiamo anche notare il rapporto stretto che legava l'oratore al potere politico, dal momento ch'egli finge di non vedere quali erano le vere cause della perdita di prestigio dell'arte oratoria, risalenti quasi totalmente alla mancanza di liberta' di espressione propria dell'età del principato: l'accentramento del potere nelle mani del sovrano, infatti, aveva fatto cadere in disuso il dibattito politico in auge al tempo di Cicerone.
Oltre a questa risposta "pubblica" ti ho mandato anche una mail privata per un'altra questione, che ti prego di leggere.
Quesito n. 236
nom = Carlotta
prenom = xxxxx
sujet =
message = Salve,
sto leggendo il libro di Cicerone "Laelius de amicitia",per poi farne una
recensione.In cui ho scritto che Cicerone tramite Lelio confuta come un avvocato
le dottrine epicuree e stoiche che hanno portato a Roma una concezione
utilitaristica,intesa come allenza politica.
Le vorrei chiedere se quello da me scritto è giusto,in quanto non riesco a
trovare il passaggio nel libro.
Grazie dell'attenzione
R. Non mi pare che le cose stiano esattamente così nell'opera di Cicerone: l'Autore non confuta infatti le dottrine stoiche, alle quali al contrario si appoggia per polemizzare contro gli epicurei. Questi ultimi, in verità, avevano una concezione utilitaristica dell'amicizia, secondo la quale la familiarità tra due persone nasce quando ciascuno dei due avverte la possibilità di usufruire dell'aiuto dell'altro, anche soltanto per evitare la solitudine. Per gli epicurei, quindi, l'amicizia rientra nella categoria dell'utile e non ha motivazioni di ordine morale o filosofico; Cicerone sostiene invece che l'amicizia è un'unione mistica di due anime volte al bene, e nasce dalla naturale tendenza umana ad amare i propri simili, una legge che è innata negli esseri umani e non imposta dalle convenzioni sociali. La presa di posizione ciceroniana, in altri termini, risente di alcuni pensatori greci come Platone, che nel Simposio aveva elaborato una simile concezione per quanto concerne innanzitutto l'amore ma anche l'amicizia, che di esso è una delle più elevate manifestazioni. Non mi risulta, inoltre, che la visione utilitaristica epicurea riguardasse soltanto la sfera politica, come tu affermi; riguardava la totalità dell'essere umano, di cui quello politico, pur importante, è soltanto un aspetto.
Quesito n. 237
nom = Irene
prenom = Chellici
sujet = aiuto tesina sul "fanciullo"
message = Gentile Professore,
sono una studentessa del liceo classico e tra circa un mese dovrò affrontare la
maturità.
Per il mio percorso interdisciplinare avevo pensato al tema del "fanciullo" con
cui riesco a fare vari collegamenti, tuttavia ho difficoltà a trovarne uno
adatto per greco. Lei cosa mi consiglia? per latino avevo pensato a Quintiliano.
La ringrazio anticipatamente.
R. Cara Irene, anzitutto occorrerebbe sapere da che punto di vista tu vuoi analizzare la tematica del fanciullo. Se vuoi trattare il tema dal punto di vista educativo, come credo, allora la scelta di Quintiliano per il latino va benissimo: in lui si trovano molti principi pedagogici che ancor oggi possono essere considerati attuali, come quello dell'inserimento graduale del bambino nella scuola, quello del gioco come parte integrante dell'educazione, quello del rifiuto delle punizioni corporali e via dicendo. Il mondo degli adulti, secondo Quintiliano, deve prima di tutto comprendere la psicologia del bambino e adeguarsi ad essa, non fare il contrario come spesso avveniva ai suoi tempi e qualche volta accade anche oggi. Per quanto riguarda il greco, sono da prendere in considerazione gli scritti pedagogici di Plutarco, che fanno parte della raccolta dei cosiddetti Moralia. In questo corpus di circa ottanta opere alcune riguardano la tematica del fanciullo e della sua educazione; in particolare questo aspetto del pensiero plutarcheo e' sviluppato nel De liberis educandis (= L'educazione di figli, titolo latino imposto agli scritti dei Moralia in epoca medievale). Lo scrittore greco, senza conoscere direttamente Quintiliano, arriva molto spesso a conclusioni simili, come ad esempio il rifiuto di applicare punizioni corporali (o comunque troppo severe) nei confronti del bambino, il quale puo' ricevere dall'eccessiva severita' dei precettori un danno psicologico che perdurera' tutta la vita. Purtroppo dei Moralia di Plutarco non esistono traduzioni complete in italiano; occorre informarsi presso una buona libreria circa l'eventuale pubblicazione dell'opera di cui ti ho fatto menzione, per poterla leggere e analizzare.
Quesito n. 238
nom = annalisa
prenom = giordano
sujet = tesina
message = salve..io vorrei portare la tesina sul fanciullino ma nn so cosa mettere in greco e latino...!!!mi può dare un aiuto..
R. Annalisa, se leggi la risposta n. 237 qui sopra, te ne puoi servire per la tua tesina. A meno che tu e la ragazza cui ho risposto sopra non frequentiate la stessa scuola. A te aggiungo un consiglio: se il tuo lavoro ha come punto di partenza il fanciullino del Pascoli, allora potresti leggere il Fedone di Platone, da cui il poeta ha preso spunto per la sua teoria estetica sull'origine della poesia. Inoltre, poiché il Pascoli sottolinea l'elemento irrazionale nell'uomo, anche altri dialoghi di Platone, come lo Ione, potrebbero collegarsi a quello di cui tu vuoi trattare, perché nella concezione del filosofo ateniese l'arte e la poesia sono frutto dell'ispirazione e non hanno alcun fondamento razionale. Questa potrebbe essere unìindagine da ampliare, ma non so quale taglio specifico tu vuoi dare alla tua tesina.
Quesito n. 239
nom = Aniello
prenom = Cigliano
sujet = aiuto tesina
message = Salve professore,
le ho già scritto qualche mese fa per chiederle un aiuto per la mia tesina di
maturità e la sua risposta mi è stata molto utile. Avevo scelto di argomentare
la mia tesina sul tema dell'antieroe e lei mi ha consigliato di cambiarlo poichè
lo riteneva un tema già variamente trattato. Per cui ho scelto come argomento
l'Oriente, e vorrei mettere in luce soprattutto la sopravvalutazione della
cultura occidentale. Cosa potrei inserire nella mia tesina per la letteratura
greca e latina?
Per quanto riguarda il greco, avevo pensato ad Erodoto: nelle Historiae fa
riferimento al popolo indiano dei Padei, descrivendone le usanze. Purtroppo,
però, non ho trovato molte informazioni su internet. Come posso fare?
R. Non mi pare di aver risposto proprio nel senso che tu hai inteso (v. n.234): in realtà la tesina sull'antieroe si può fare, semmai il difficile è dire qualcosa di nuovo, visto che l'argomento è abbastanza sfruttato. Per quanto riguarda l'Oriente l'idea mi sembra buona, e il materiale da esaminare c'è in abbondanza. Io, più che portare testi specifici, farei riferimento alle idee generali che nel mondo greco erano diffuse circa i popoli orientali e che possono sintetizzarsi in due punti. Da un lato, infatti, gli orientali erano giudicati dai greci (e poi anche dai romani) in una luce negativa, poiché il loro stile di vita era identificato con il lusso, la mollezza e la corruzione da cui il mondo occidentale (a detta di autori come Senofonte, Plutyarco, Sallustio, Tacito ecc.) avrebbe dovuto guardarsi; dall'altro invece il mondo orientale manteneva un fascino ineguagliabile per le meraviglie ed i luoghi prodigiosi che si credeva esistessero al di là delle terre conosciute. Prendi ad esempio la Persia e l'India, luoghi pressoché sconosciuti ai Greci: con i viaggi di Alessandro Magno essi furono visitati di fatto, eppure continuarono a costituire materie di invenzione fantastica, poiché venivano considerati luoghi sacri, edenici, ove avvenivano eventi divini e prodigiosi. Se imposti la tua tesina su questo doppio presupposto, puoi citare una serie di autori greci che raccolgono entrambi i punti di questa concezione: Senofonte (v. opere come l'Agesilao e la Ciropedia), gli storici di Alessandro e la paradossografia di età ellenistica, Luciano, Plutarco (alcuni scritti dei Moralia) ed anche i romanzieri del periodo imperiale (v. Caritone, Senofonte Efesio ecc.). Anche in ambito romano c'è qualche scrittore che accenna al mondo orientale come luogo caratterizzato da un alone di fiaba: primo tra tutti è Curzio Rufo, nella sua Storia di Alessandro Magno, ma si trovano accenni anche in Plinio il Vecchio e soprattutto in Apuleio.
Quesito n. 240
nom = Daniela
prenom = XXXX
sujet = La Famiglia
message = Gentile prof.Rossi,
avrei urgente bisogno del suo aiuto dato che gli esami ormai sono alle porte!
Come tema della mia tesina ho scelta "la famiglia tradizionale:la sua forza ed
il suo limite"..intendendo con ciò che la famiglia tradizionale è un valore
forte e importante anche attualmente,ma è privo di elasticità e non sempre si
adatta alle esigente moderne. Per il latino, avevo pensato a Quintiliano, per
quanto riguarda l'educazione di figli, e anche Petronio, come una sorta di
famiglia alla rovescia (in quanto omosessuali, quindi limite della famiglia
tradizionale).
Sarei molto lieta di ricevere una sua risposta!
Grazie in anticipo. Daniela.
R. Il tuo messaggio è un po' curioso, nel punto in cui dici che la famiglia attualmente è "priva di elasticità e non sempre si adatta alle esigenze moderne"; francamente mi è difficile comprendere ciò che tu intendi dire, anche perché a me, che sono fondamentalmente un conservatore, la famiglia pare ancora un valore indispensabile e insostituibile, anche e soprattutto nella società moderna. Comunque, per rispondere al quesito, mi sembra che gli autori che hai menzionato siano senz'altro da considerare. Soprattutto Quintiliano si occupa del problema, perché l'educazione dei giovani (e quindi il loro agire futuro di cittadini) si fonda a suo giudizio sulla famiglia ancor prima che sulla scuola: in uno dei capitoli iniziali della sua opera egli dice infatti, molto saggiamente (e modernamente, aggiungo io) che non si può pretendere che tutto il peso dell'educazione dei giovani sia scaricato sulle spalle dei maestri; la prima educazione, a suo parere, avviene in famiglia, e se un bambino acquisisce cattive abitudini a casa, sarà difficile che la scuola possa fargliele abbandonare. Vi sono anche altri autori che intendono la famiglia come nucleo fondamentale della società, ed esprimono questa convinzione manifestando il loro amore per la moglie e per i figli (v. Stazio e Plinio il Giovane). Quanto a Petronio, il suo romanzo può essere citato solo come esame antitetico del problema, cioè la raffigurazione di una serie di rapporti umani opposti a quelli tradizionali: oltre all'omosessualità, infatti, occorre considerare nel Satyricon anche la rappresentazione negativa della donna, non più moglie e madre ma essere lascivo e vizioso. Non mi hai detto se frequenti il liceo classico o meno; in caso affermativo, ci sarebbe da aggiungere qualcosa anche per il greco.
Quesito n. 241
nom = Marianna
prenom = XXXX
message = salve professor ROSSI sono Marianna e frequento il liceo classico di
Barletta.Avrei bisogno del suo aiuto per il mio percorso.Il tema centrale è:la
fanciullezza e il fanciullino tra natura ed educazione... sono riuscita a
trovare piu' o meno tutti i collegamenti con le varie materie ma non so proprio
cosa portare di greco...lei cosa mi consiglia?grazie
R. Questo deve essere l'anno delle tesine sulla famiglia e sul fanciullo. Se guardi un po' sopra, al quesito n. 238, troverai la risposta che cerchi. Se comunque vuoi esaminare anche il problema dell'educazione, oltre a Plutarco e a Quintiliano ti consiglio di leggere anche relative opere di Locke e di Rousseau. Avrai cosi' inserito anche argomenti di filosofia (se sono dell'anno scorso non importa, anzi sara' considerato un tuo merito). Nel mio libro di storia della letteratura latina appena uscito presso l'editore Loffredo di Napoli (con il titolo Scientia Litterarum, che forse il tuo prof. conosce) questo confronto sul tema educativo viene trattato ampiamente nel Volume III, quando si parla di Quintiliano.
Quesito n. 242
nom = Fabiana
prenom = XXXX
message = salve! quest'anno devo affrontare l'esame di maturità! avevo
intenzione di portare come tesina il tema della crisi dei valori, ma ho un
problema col collegamento di greco: pensa che potrebbe andare bene il tema
dell'antieroe Giasone come frutto di una società decadente?? grazie!
R. Certo che va bene, cara Fabiana: la crisi dei valori cui assistiamo nel mondo ellenistico prevede anche una diversa raffigurazione dell'eroe, che non ha più i medesimi ideali e intenti di quelli omerici, ma diviene, per così dire, più quotidiano e vicino alla normale umanità. Esempi di questa nuova figura sono il Teseo dell'Ecale di Callimaco ed il Giasone delle Argonautiche di Apollonio Rodio: il primo è caratterizzato da un forte senso dell'umanità e della gratitudine, come risulta al momento in cui dà sepoltura alla vecchia Ecale che l'aveva accolto gentilmente; il secondo è semplice uomo, più che eroe in senso classico, e tende al compimento di un'impresa che è per lui una necessità, non una dimostrazione di valore o di audacia. Leggendo quello che hai scritto mi è però venuto un dubbio: cosa intendi tu con "crisi dei valori"? Se infatti la tua tesina è impostata sulla perdita dei princìpi morali su cui si regge ogni società, allora potresti accennare anche, per quanto riguarda il greco, alla casuta degli ideali della polis lungo il IV secolo e fare riferimento in primo luogo a Senofonte, che interpreta questa crisi dei valori mettendosi al servizio di re stranieri e tessendone l'elogio, e poi agli oratori come Isocrate che seppero interpretare questa crisi e coglierne gli sviluppi storici.
Quesito n. 243
nom = Arianna
prenom = Gentile
sujet = Tesina per la maturità
message = Gentilissimo professore,le scrivo per chiederle consiglio riguardo la
tesina che dovrò presentare a breve agli esami di maturità.
La tematica centrale è la "metamorfosi";in latino avrei pensato alle
"Metamorfosi" di Apuleio,mentre in greco sono molto indecisa. Avrei alcune idee
da proporle:1)la metamorfosi dell'eroe antico(un confronto tra l'eroe omerico e
quello delle Argonautiche di Apollonio Rodio) 2)La "Chioma di Berenice" di
Callimaco 3)Il "dialogo dei morti" di Luciano in cui Menippo evidenzia come con
la morte si verifichi il mutamento di alcuni aspetti della vita terrena. Lei
cosa preferisce?Se tra queste possibilità ce ne una che la convince,come la
svilupperebbe? Se al contrario nulla di ciò l'ha colpita,cosa potrebbe
consigliarmi?
R. Cara Arianna (bellissimo nome greco), la scelta del tema che ti sei proposta è valida in sé, ma incompleta a mio giudizio: parlare della metamorfosi non deve infatti restare fine a se stesso, ma occorre precisare la finalità ed il significato di questo particolare narrativo così diffuso in letteratura. Mi spiego: se in latino vuoi parlare del romanzo di Apuleio, dovresti precisare che la trasformazione di Lucio in asino non è soltanto un motivo letterario, ma ha un valore religioso e iniziatico: simboleggia infatti, come penso ti abbia detto il tuo prof., la caduta nel peccato, la perdita dell'umanità e la necessità di espiare il peccato stesso con una serie di prove difficili che comportano il dolore e la sofferenza, secondo l'antico concetto di hybris e di catarsi che era stato tipico della tragedia greca. Sotto questo profilo un interessante parallelo può essere fatto tra la metamorfosi di Lucio in Apuleio e quella di Pinocchio nell'omonimo romanzo di Collodi: anche Pinocchio infatti, assieme all'amico Lucignolo (che, guarda caso, ricorda nel nome Lucio) viene trasformato in asino per essere anch'egli caduto nel peccato, sia pure un peccato da bambini, quello cioè di prefrire il gioco allo studio ed il rifiuto di compiere il proprio dovere. Visto che tu mi chiedi cosa potresti dire per il greco, ciò che mi viene in mente subito è il celebre episodio di Circe del libro X dell'Odissea omerica, dove la trasformazione dei compagni di Ulisse in porci simboleggia appunto, secondo il motivo accennato prima, la caduta nel peccato di incontinenza, il non aver cioè saputo resistere, in altri termini, al richiamo sessuale ed alla seduzione femminile rappresentata appunto dalla splendida maga. Tra le possibilità che hai affacciato tu l'unica che mi sembra praticabile, nell'ottica simbolica che ti ho indicato, è quella della Chiona di Berenice di Callimaco, appunto perché ha un significato antitetico a quello prima esposto, e quindi ad esso collegato: la trasformazione della chioma della regina d'Egitto in costellazione è infatti un riconoscimento per la virtù di questa donna, il segno della grazia divina che premia il valore umano.
Quesito n. 244
nom = Milena
prenom = XXXX
sujet = tesina esame maturità
message = c'è qualche collegamento tra i regimi totalitari e il mondo
greco???sto preparando il percorso x l'esame di stato ma non riesco a trovare un
collegamento che non sia tanto forzato..
R. Certo che i collegamenti ci sono: nel mondo greco i regimi totalitari ci furono e come, basti pensare alle tirannidi ed alle oligarchie che attraversarono l'intero sviluppo della storia arcaica e classica, dal VII al III secolo a.C. Se per collegamento intendi poi un'analogia di comportamenti e ideali, allora anche la democrazia ateniese del periodo classico, che per diversi aspetti può essere considerata un regime autoritario, può rientrarci: la volontà di Pericle di presentare la propria città come la più civile del mondo abbellendola con grandi monumenti, al fine precipuo di ottenere il consenso necessario al mantenimento del potere, può essere accostata all'ostentazione di sfarzo e di benessere che il regime fascista cercò di realizzare nella Roma degli anni '30 e nel mito illusorio della conquista dell'"Impero". Altro non so dirti, anche perché la tua descrizione è troppo breve e non lascia comprendere bene l'impostazione della tesina.
Quesito n. 245
nom = Daniela
prenom = XXXX
sujet = famiglia
message = Salve prof. Rossi!
La ringrazio per la risposta e mi spiace se ho dimenticato di dirle che
frequento il liceo scientifico! Comunque ne approfitto per chiederle ancora
aiuto.. Gli autori che mi ha consigliato (Stazio e Plinio il Giovane) non li
abbiamo studiati,e quindi non posso inserirli.. La mia professoressa mi ha
suggerito Tacito, ma non so bene come inserirlo..mi può dare una mano?
R. Cara Daniela, ho riletto la risposta n. 240, dove avevo riscontrato il tuo quesito. Innanzi tutto trovo strano che, benché tu frequenti lo scientifico, non abbiate studiato autori come Stazio e Plinio, che sono invece importanti nel complesso della letteratura latina di età imperiale. Devo però dirti che, se tu leggi le pagine della storia letteraria su questi autori e magari qualche pagina delle loro opere, puoi inserirli anche se non sono nel programma: nulla impedisce infatti all'alunno/a che sostiene l'esame di inserire nella testina argomenti non trattati nel corso dell'ultimo anno scolastico; anzi, a mio parere questo è un merito aggiuntivo, perché denota un interesse che va al di là del "programma" puro e semplice. Il suggerimento, probabilmente frettoloso, che ti ha dato la tua prof., è utilizzabile, anche se non si richiama certo a un tema importante nell'opera di Tacito, che ha altre mire ed altri obiettivi. Comunque, per quanto attiene al concetto di famiglia tradizionale ed unita, potresti riferirti alla forte stima che lo storico mostra per il suocero Agricola nell'opera a lui dedicata, che presuppone anche un forte legame affettivo fra lui e sua moglie, che era appunto la figlia di Agricola. Per quanto riguarda invece il concetto opposto, cioè la disgregazione dei valori familiari, puoi riferirti alla degenerazione morale ed umana sottolineata da Tacito riguardo alla casa regnante dei Giulio-Claudii, evidenziata specialmente nelle figure femminili: basti pensare ad Agrippina, che non esita ad avvelenare coi funghi il marito Claudio (se pur la notizia è fondata) solo per mettere sul trono il figlio Nerone, il quale, dopo anni di sottomissione, la ripaga addirittura uccidendola. Una famiglia disgregata più di questa difficilmente si potrebbe trovare!
Quesito n. 246
nom = Roberta
prenom = Reilli
sujet = richiesta di aiuto per tesina
message = Salve prof. Massimo Rossi, mi sono imbattuta casualmente su questo
sito mentre ero su internet alla disperata ricerca di un collegamento con la
letteratura greca per la mia tesina. Ho scelto come tema "realtà e illusione".
In latino ho trattato "Seneca e Tacito : l'illusoria immagine di Nerone" e per
quanto concerne greco avrei pensato di trattare Sofocle con le Trachinie
(tragedia scelta dalla mia prof) collegandomi al fatto che Deianira, per
riconquistare l'amore del marito Eracle invaghito di una prigioniera di guerra,
manda al marito una tunica imbevuta di una sostanza, che invece sarà la causa
della morte del marito. Secondo lei potrebbe andare? vi sono altri possibili
collegamenti per greco?
La ringrazio in anticipo,Roberta!
R. Cara Roberta, mi fa piacere che tu abbia visitato il mio
sito, anche se ti ci sei imbattuta per caso; si tratta però di un sito
abbastanza conosciuto e reclamizzato anche da importanti motori di ricerca come
quello di "Supereva" (URL:
http://guide.supereva.it/latino/didattica_del_latino , magari vai a darci
un'occhiata). Quanto a quello che mi chiedi la risposta non è per nulla
facile, anche perché bisognerebbe sapere cosa intendi tu per "realtà e
illusione". Forse un'immagine distorta ed errata della realtà che ha portato
qualcuno a illudersi? In tal caso il tema trattato in latino è più congeniale a
Seneca che a Tacito, perché fu proprio il filosofo ad illudersi, nei primi
cinque anni del regno di Nerone in cui fu suo consigliere, della possibilità di
realizzare lo stato ideale e perfetto attraverso la guida morale esercitata sul
giovane principe. Tacito invece non s'illude affatto, ma presenta un'immagine di
Nerone totalmente negativa e forse ancor peggiore di quello che l'imperatore era
in realtà. Per il greco il collegamento con le Trachinie, anche se
possibile, mi pare un po' forzato, almeno nella prospettiva che ti ho detto
prima, quella dell'errata percezione della realtà e della conseguente illusione.
Se avete trattato, come spero, le Argonautiche di Apollonio Rodio,
potresti analizzare la figura di Medea e della sua lunga storia d'amore per
Giasone: la visione della vita di questa giovane fanciulla, che s'innamora
perdutamente del bel forestiero, si rivela poi del tutto illusoria allorché,
dopo il matrimonio ed i figli, egli la abbandona non tenendo in alcun conto i
suoi sentimenti e la sua femminilità offesa. Con ciò potresti ricollegarti anche
all'omonima tragedia di Euripide, molto celebre e conosciuta, se pur non
appartiene al programma di questo anno scolastico.
Quesito n. 247
nom = Caterina
prenom = Chinnici
message = Salve professore, innanzitutto volevo complimentarmi con lei per
questo sito perchè non ho mai visto un sito così utile e vorrei anche porle una
domanda. Frequento il liceo classico e tra meno di nove giorni iniziano i tanto
temuti esami di maturità, quindi è da un pò ch sono rinchiusa in casa x cercare
di preparare la mia tesina. L'argomento che ho scelto è DONNA CONTRO con
argomenti ovviamente attinenti al tema. di latino sto portando Seneca con la
dichiarazione di Fedra a Ippolito e di greco sto portando tre figure femminili
importanti, quali: Medea(Apollonio Rodio), Abrotono(Menandro) e le
Baccanti(Euripide). cosa ne dice lei???La cosa che mi preoccupa di più però è
che non so come iniziare la tesina cioè con quale argomento. é meglio iniziare con
una premessa generale o direttamente con qualche materia???. Aspetto con ansia
la sua risposta. Ringraziandola anticipatamente le porgo i miei più distinti
saluti.
R. L'argomento della tesina mi pare sostenibile, anche se il titolo è un po' ambiguo: che intendi infatti con "donna contro"? Contro chi o che cosa? A me pare di capire che tu voglia parlare della raffigurazione della donna diversa dal cliché tradizionale, cioè la lotta della figura femminile contro i pregiudizi che la riguardano e contro la visione stereotipa che la vorrebbe soltanto in casa accanto ai figli e al focolare. In effetti, la dichiarazione di Fedra a Ippolito rappresenta la caduta di un luogo comune, quello della riservatezza proverbiale della donna, la quale non dovrebbe mai - secondo tale visione - fare il primo passo in un rapporto amoroso. Per il greco io trovo particolarmente consona all'argomento la figura di Abrotono in Menandro, alla quale affiancherei anche la Criside della Samia: si tratta di donne che consapevolmente ribaltano un luogo comune, quello della cortigiana avida e disonesta, mostrandosi al contrario umane e generose. Sotto questo profilo potresti accennare anche all'Hecyra di Terenzio, in cui viene combattuto un altro pregiudizio tradizionale, quello della suocera malevola e invadente. La figura di Medea è più complessa, perché rappresenta tutta una serie di "contro" e non un aspetto soltanto: in Euripide, ad esempio, ella incarna la figura dell'intellettuale e dello straniero, oltre che ovviamente quella della donna discriminata rispetto all'uomo. Quanto a come iniziare la tesina, per la quale avrai un tempo limitato (noi diamo dieci minuti, ad esempio), non vedo dove sia il problema: prima devi spiegare il titolo della testina e l'impostazione che hai voluto conferirvi, poi inizia con le materie classiche (suggerirei prima il greco) per arrivare poi ai collegamenti con le altre discipline.
Quesito n. 248
nom = Valentina
prenom = XXXX
message = Gentile professor Rossi,
Sono una studentessa dell'ultimo anno di liceo classico a Palermo.
Sto svolgendo un percorso sul freddo e sul caldo sviluppandolo sotto tre
aspetti: Il freddo e il caldo come antinomia, il freddo e il caldo come
percezioni soggettive, il freddo e il caldo come condizioni dell'essere.
Sono riuscita a collegare quasi tutte le materie, per quanto riguarda il latino
sto analizzando le figure di Giasone e Medea nelle Argonautiche di Apollonio
Rodio, il carattere freddo di Giasone e la passione incandescente di Medea.
Trovo invece difficoltà nel collegare la letteratura greca al mio percorso, le
sarei grata se potessi ricevere un suo consiglio.
Grazie anticipatamente dell'attenzione.
R. Cara Valentina, chiarisciti un po' le idee: Apollonio Rodio è un autore greco, mentre forse è la parte sul latino che ti manca. Hai confuso le due discipline, ma ho capito ugualmente. In ambito latino c'è un testo che va alla perfezione per la tua tesina, sebbene non appartenga forse al programma dell'ultimo anno: è la splendida Ode III, 13 di Orazio, quella dedicata alla fonte Bandusia, che rappresenta uno dei capolavori della lirica oraziana; lì all'antinomia tra caldo e freddo se ne affiancano altre, come quella tra la limpidezza delle acque ed il rosso del sangue del capretto sacrificato. Per quanto riguarda invece le sensazioni antitetiche della passione d'amore (tu hai ricordato Giasone e Medea in Apollonio) nel mondo romano si può fare riferimento all'antitesi tra la razionalità di Enea e la passione di Didone nel IV libro dell'Eneide, di cui io ho compilato un commento. Si tratta sempre di un autore non studiato quest'anno, ma ricordati che nella tesina i candidati possono liberamente inserire anche argomenti trattati negli anni scolastici precedenti, senza che la commissione possa obiettare nulla. Anzi, può essere considerato addirittura un titolo di merito riferirsi a quanto studiato in precedenza. Se vuoi invece attenerti al programma di quest'anno, puoi ricordare la Fedra di Seneca, dove c'è l'antitesi tra la freddezza di Ippolito e la passione bruciante di Fedra stessa.
Quesito n. 249
nom = marcella
prenom = burderi
sujet = messa in scena
message = Buona sera, mi sto accingendo a raggruppare in una messa in scena
parti di dialoghi tra coppie famose in letteratura. i dialoghi avranno per tema
il dualismo in amore, per esempio il dialogo tra romeo e giulietta si
contrappone a quello tra salomè e giovanni battisa in wilde.(amore
corrisposto-amore non ricambiato) mi aiuti a focalizzare l'argomento perchè c'è
da perdersi, magari suggerendomi coppie famose. poi ne leggerò le storie e farò
una cernita. la ringrazio e spero di poter accingere di tanto in tanto ai suoi
preziosi consigli.
R. Gentile signora, Lei non mi dice di cosa si occupa esattamente, anche se intuisco che il suo interesse è di tipo teatrale; non mi sembra poi che il suo campo di indagine sia l'Antichità classica, ma la letteratura in generale. Poiché la mia stretta competenza è quella delle letterature latina e greca, io Le rispondo restando in questo ambito. Di coppie famose di innamorati ce ne sono a iosa nei miti e nelle leggende del mondo antico, ma non è semplice trovare il dualismo che Lei mi sembra cercare, specie tra atteggiamenti opposti come l'amore ricambiato e quello non ricambiato. Il dualismo esiste spesso nelle storie d'amore dell'antichità, ma in un altro senso: frequentissima è infatti, per fare un solo esempio, la contrapposizione amore-morte, che anche nelle letterature moderne è stato un motivo molto frequente. Le ricordo, a tale proposito, storie come quella di Enea e Didone raccontata nell'Eneide virgiliana, dove il folle sentimento della regina di Cartagine si trasforma in odio e induce al suicidio la protagonista. Frequente è nell'antichità il motivo della donna abbandonata (ad es. nel mito di Giasone e Medea, o in quello di Bacco e Arianna), così come quello della morte tragica che interrompe un grande amore. Di quest'ultimo motivo ci sono svariati esempi nelle Metamorfosi di Ovidio, che La invito a leggere ed in cui potrà trovare molti spunti per la sua ricerca: le ricordo, tanto per citare qualche esempio, le vicende di Orfeo ed Euridice (libro X) e quella di Piramo e Tisbe (libro IV), poco conosciuta ma appassionante per la sua drammaticità.
Quesito n. 250
nom = marta
prenom = conti
sujet = ricerca scolastica
message = salve!!!devo cercare i punti che accomunano didone medea e francesca e
oltre la passione amorosa nn so che aggiungere puo darmi una mano?rx grazie
R. Cara Marta, di analogie ce ne sono, anche se ogni personaggio, specie se proveniente da letterature ed epoche diverse, mantiene la propria personalità. Tra Didone e Medea ci sono analogie anche per quanto riguarda la gelosia, il sentimento di possesso che nutrono nei confronti dell'innamorato; tra loro due e Francesca, inoltre, vi è anche il sentimento dell'amore proibito, di compiere cioè un qualcosa che è contrario alle norme del vivere comune ed alla mentalità più diffusa. Vediamo perchè. Didone, che è una regina e quindi deve rendere conto al suo popolo del proprio comportamento, trasgredisce il giuramento fatto al primo marito in punto di morte e si attira anche, al momento dell'abbandono di Enea, il biasimo dei cittadini per non averlo rispettato, tanto che è costretta a darsi la morte. Medea, nella prima fase del suo amore per Giasone, trasgredisce gli ordini del padre Eeta, il quale le aveva proibito di aver contatti con lo straniero che per lui era un nemico. Francesca accetta una relazione che sa essere un adulterio, un tradimento, per quanto ciò non offuschi più di tanto la nobile grandezza del suo sentimento. Ecco quindi che cosa hanno in comune queste tre eroine: il senso della trasgressione, della sfida consapevole ch'esse rivolgono alla società ed alle sue convenzioni.
Quesito n. 251
nom = Anna
prenom = xxx
sujet = aiuto tesi
message = Egregio prof.Rossi sono una laureanda in lettere mi rivolgo a lei per
avere delle informazioni e dei consigli per l'argomento della mia tesi:la
paternità tacitiana del dialogus de oratoribus.
Ringraziandola anticipatamente per il suo cortese aiuto le porgo cordiali
saluti.
(la prego di omettere i miei dati personali)
R. Il quesito che Lei mi pone è estremamente complicato, in quanto costituisce una di quelle quaestiones filologiche che si trascinano per decenni e per secoli, senza mai arrivare ad una soluzione definitiva. Ogni storia letteraria latina affronta sommariamente il problema, e così ho fatto anch'io nel III° volume della mia Scientia Litterarum, una nuova storia e antologia della letteratura latina uscita presso l'editore Loffredo di Napoli in questo anno 2009 e destinata ai Licei ed alle Università; la invito a procurarsela presso il rappresentante Loffredo della sua provincia o regione oppure, in alternativa, comunicarmi la città dove abita affinché possa aiutarla. Comunque, in linea generale, la questione sta in questi termini: fin dal XVI secolo si è dubitato della paternità tacitiana di questo dialogo per due sostanziali motivi. Il primo e più cogente è la forte discrepanza stilistica tra questa e le altre opere, specie quelle storiche, giacché Tacito nel Dialogus mostra una dimensione stilistica ciceroniana o, per meglio dire, quintilianea, mentre negli altri scritti se ne distacca sino a giungere a stilemi del tutto opposti (inconcinnitas, brevitas ecc.). Oggi tuttavia tale argomento non sembra più essere così rilevante, perché il Dialogus, sia pur pubblicato verso il 100 d.C., potrebbe essere stato composto molto prima (negli anni dall'80 all'85, sotto Domiziano), quando l'Autore era ancora sotto l'influsso dell'insegnamento di Quintiliano o comunque, se non fu discepolo diretto del retore spagnolo, della rinascita ciceroniana in auge nell'epoca dei Flavi. Altro argomento sarebbe forse il fatto che questa è l'unica opera di Tacito in forma di dialogo e non è strettamente di argomento storico, a differenza di tutte le altre opere. Ma neppure questo pare a me argomento valido: sappiamo infatti che Tacito ebbe una formazione prettamente oratoria, e fu oratore prima di essere storico; è quindi ben comprensibile ch'egli si sia interessato dei problemi trattati nell'operetta, ai quali mostra oltretutto di saper rispondere con la perspicacia e l'acume che si vedranno anche nelle opere storiche. Quindi, pur senza alcuna certezza, io mi allineo alla maggioranza degli studiosi nel ritenere tacitiano questo dialogo, dato che riflette in nuce quelli che saranno poi i caratteri essenziali del metodo e della visione politica e morale del grande storico.
Quesito n. 252
nom = Emanuela
prenom = XXX
sujet = dubbi sulla traduzione di una frase
message = Gentile professore,
non ho (purtroppo) avuto il piacere di averla come insegnante altrimenti credo
che le mie lacune in latino non sarebbero quelle che sono. Sono una laureanda in
comunicazione multimediale e sto preparando una tesi sulla retorica
dell'immagine. Imbattendomi in una frase del celebre filoso Berkeley mi sono
interrogata sulla traduzione. Esse est percipi: esistere è essere percepito. Mi
chiedo ora: se dovessi volgere la frase al negativo come sarebbe tradotta? Non
essere percepito è non esistere. Non percipi est non esse? I dubbi sono molti
soprattutto perchè ricordo che le due negazioni affermano. La ringrazio
anticipatamente e attendo una sua risposta.
R. Cara signorina, il suo dubbio è legittimo, e le assicuro che anche molti dei miei studenti l'avrebbero; comunque la ringrazio per i complimenti che mi rivolge. E' vero che in latino due negazioni affermano, ma all'interno della stessa proposizione, non in due frasi diverse o in due diversi soggetti: perciò la traduzione che lei propone è accettabile, poiché i due infiniti non hanno in questo caso funzione verbale ma nominale; sono quindi due soggetti distinti, ciascuno dei quali può avere la sua negazione senza cadere in contraddizione.
Quesito n. 253
nom = lucia
prenom = scapin
sujet =
message = Caro professore sono Lucia una ragazza di 14 anni che frequenta la
quarta ginnasio del liceo classico "concetto marchesi" di Padova. La mia prof ci
ha dato da svolgere un tema in cui dobbiamo scrivere qual è secondo noi il
personaggio più moderno tra quelli studiati nell'Iliade, giustificare la nostra
scelta facendo riferimento al testo omerico e facendone quindi una descrizione.
Vorrei da lei un consiglio su quale personaggio scegliere.
R. Cara Lucia, quando si usa l'aggettivo "moderno" parlando di motivi o personaggi di opere antiche bisogna agire sempre con circospezione, perché ogni manifestazione letteraria va collocata nel suo tempo e tenendo conto del pubblico di allora a cui era rivolta. Comunque, se vogliamo trovare nell'Iliade personaggi i cui sentimenti possono essere universalizzati, cioè accomunati a quelli attuali, mi pare che la scelta possa cadere sulle due figure femminili più significative, Elena e Andromaca. La prima rappresenta l'ideale della bellezza assoluta, la donna "perfetta" che attira su di sé gli sguardi ed i desideri di tutti; e ciò lo vediamo esistere anche nella società attuale, dove il culto dell'estetica, dell'immagine, sembra aver preso il sopravvento sugli altri valori della persona. La seconda, Andromaca, è la moglie di Ettore, ch'ella sa destinato alla morte: il suo disperato tentativo di convincere il marito (nel libro VI) a rinunciare al combattimento rappresenta l'ideale universale degli affetti familiari, che la donna sente spesso più dell'uomo. Il suo amore per Ettore e per il figlio che ha avuto da lui è per lei la cosa più importante di tutte, anche dell'ideale dell'onore e della gloria che sta invece a cuore al marito: per questo Andromaca è un personaggio universale, e conserva per i suoi forti sentimenti una grande attualità.
Quesito n. 254
nom = Cristian
prenom = XXX
sujet = eneide, case editrici che ne pubblicano la scansione metrica
message = Gentile Prof.re, spero mi possa aiutare. Sto cercando la scansione
metrica del libro 4° dell'Eneide, pubblicata dall'editore Avia Pervia, ma sembra
che ormai sia fuori produzione. Conosce altre case editrici che si occupano di
pubblicare questo tipo di lavoro? Sono uno studente universitario.
La ringrazio, cordialità.
R. Purtroppo non so indicarle alcuna pubblicazione di questo genere, anche perché non le ho mai usate. La scansione metrica dell'Eneide non è affatto difficile: si tratta di esametri, il cui schema è rinvenibile in ogni testo di metrica ma anche in quasi tutte le antologie scolastiche. Una volta imparato lo schema, non Le sarà difficile esercitarsi e porre gli ictus al posto giusto. Comunque, a parte la metrica, per quanto riguarda il commento al IV libro dell'Eneide Le consiglio di procurarsi la mia edizione, che è uscita presso la Signorelli Editore di Milano nel 1998 ed è acquistabile in qualunque libreria che tratti i testi scolastici.
Quesito n. 255
nom = rossana
prenom = granauro
message = salve egregio professore come tema della mia tesina avrei scelto "il
diamante" inteso nelle sue sfaccettature e vorrei sapere se era possibile fare
un collegamento con la letteratura latina e greca o se era meglio cambiare
argomento. la ringrazio anticipatamente.
R. Questo argomento nelle tesine non l'avevo mai sentito finora, ma mi sembra originale e interessante. Nel mondo classico non pare che si conoscesse il diamante come pietra preziosa, perchè il termine deriva dal greco "adamàs", che propriamente indicava l'acciaio; soltanto più tardi, dopo Aristotele, questo termine fu impiegato anche per designare alcune pietre dure, ma nulla lascia supporre ch'esso corrispondesse al diamante come oggi è inteso. Dell'argomento parlano Platone, Timeo, 59 b e Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, 37, 4. Non mi pare pero' che, tranne i riferimenti all'origine del termine, vi sia spazio sufficiente per inserire l'argomento nella tesina, che potrebbe - a mio avviso - restare incentrata sulle discipline storiche e scientifiche.
Quesito n. 256
nom = Luca
prenom = Berti
sujet = Il suicidio di Lucrezio
message = Gentile Professore, quando parliamo di Lucrezio facciamo riferimento
ai dati che S. Girolamo riporta: il filtro d'amore, la pazzia e il suicidio.
Sicuramente può esistere un tentativo nato in ambito cristiano di screditare il
materialismo lucreziano. Riguardo al suicidio: è possibile pervenire ad una
ipotetica motivazione partendo da qualche verso del De Rerum Natura? ci sono mai
delle allusioni che possono far intendere a qualche motivazione per cui il poeta
si sarebbe suicidato? ammesso che l'abbia fatto.
Cordialmente.
R. Caro Luca, la tua domanda è molto interessante, ma dubito che si possa fornire ad essa una risposta univoca con i dati in nostro possesso: una volta ammessa la possibilità, come tu stesso ricordi, che la leggenda della pazzia e del suicidio sia nata in ambito cristiano per screditare il poeta materialista, ogni soluzione diventa possibile. Io posso dirti che personalmente non credo a questa leggenda: più che di "pazzia" in senso tradizionale, parlerei per Lucrezio di una forma di malinconia o di depressione "bipolare" che si manifesta nel continuo oscillare tra affermazioni ottimistiche e considerazioni amare, tra sprazzi di viva luce (v. l'inno a Venere) e zone di buio totale (v. la peste di Atene). Quanto al presunto suicidio, non vi è nulla nel De rerum natura che possa costituire una prova, o anche un indizio, in tal senso. L'unico passo dove l'amaro pessimismo lucreziano si manifesta con più evidenza è quello del V° libro dove afferma che il pianto del bambino appena nato presagisce tristemente le sciagure ch'egli dovrà subire nella vita; ma non mi pare che questo passo, o altri simili, possano indurre a pensare che Lucrezio abbia compiuto un gesto del genere, anche perché un autore che crede fermamente nelle possibilità di redenzione dell'uomo attraverso la filosofia epicurea non potrebbe poi uccidersi senza cadere in una pacchiana contraddizione. Comunque, per questo e altri problemi su Lucrezio, ti invito a leggere quanto ho scritto nel relativo capitolo del secondo volume della mia storia letteraria latina, intitolata Scientia Litterarum e pubblicata a Napoli dall'editore Loffredo nel 2009.
Quesito n. 257
nom = Walter
prenom = XXX
sujet = Quesito sull'opera di Livio
message = Salve professore
Sono uno studente di medicina,che nonostante tutto ancora conserva la passione
per il latino,studiato al liceo pedagogico dell'Aquila.
Volevo chiederle una cosa:secondo lei sarà mai possibile un giorno ritrovare le
restanti parti dell'opera di Livio:ho sentito dire che una speranza potrebbe
essere la Villa dei Papiri:lei che ne pensa?
Cordiali saluti.
R. Io non credo che sia possibile sperare in una scoperta così importante, perché una speranza del genere mi pare dettata da un ottimismo eccessivo: è vero che alla Villa dei papiri di Ercolano restano ancora rotoli da esaminare, ed è vero anche che il grecista napoletano Marcello Gigante, ora scomparso, aveva avanzato l'ipotesi che tra i papiri ancora da leggere vi fossero anche testi latini, ma il ritrovamento di un'opera così ampia come quella di Livio mi pare poco probabile. Forse qualche incremento è ancora possibile, ma non certo il recupero dei 107 libri ancora mancanti. I papiri finora ritrovati hanno un contenuto soprattutto filosofico e scientifico, a indicare quali erano le preferenze culturali di L.Pisone Cesonino, l'antico proprietario della villa ercolanese; forse qualche scoperta in questo ambito potrebbe verificarsi, ma non credo che si possa sperare molto di più.
Quesito n. 258
nom = Stefano
prenom = Cosenza
sujet = Conversione data secondo il calendario Giuliano
message = Buonasera, mi chiamo Cosenza Stefano e le scrivo da Città della Pieve
(PG) per chiederle di poter verificare la correttezza della trasposizione
secondo il calendario Giuliano della mia data di nascita, 11 ottobre 1985. La
trascrizione dovrebbe essere "dies Veneris ante diem IV Kalendas Octobris
MMDCCXXXVIII ab urbe condita"- La ringrazio se vorrà aiutarmi
R. No, la trascrizione non è esatta. E' vero che gli antichi romani contavano gli anni dalla fondazione di Roma, ma oggi, nel 2010 e con l'avvento del Cristianesimo, dovremmo contare gli anni, anche in latino, partendo dalla nascita di Cristo. E' inoltre da notare che nell'antica Roma non si indicava il giorno della settimana, ma i giorni mancanti alle ricorrenze mensili, che erano le Calende, le None e le Idi. Nel mese di ottobre le idi cadevano il giorno 15; pertanto l'indicazione latina esatta della tua data di nascita è: Ante quintum diem Idus octobres, anno millesimo nongentesimo octogesimo quinto post Christum natum.
Quesito n. 259
nom = Alessandro
prenom = XXX
sujet = Sallustio
message = Gentile professore
Sono uno studente del liceo classico e frequento il terzo anno; ho delle
difficoltà nella traduzione dal latino e tra due giorni farò una verifica di
versione tratta dagli scritti di Sallustio. Mi potrebbe cortesemente indicare
quali particolarità questo autore presenta nel linguaggio, quali strutture
grammaticali utilizza più frequentemente e quali siano i testi o i passi tratti
dalla sua produzione che vengono scelti come versioni per i compiti in classe
nei licei? Grazie in anticipo.
R. Lo stile di Sallustio è caratterizzato da due peculiarità: la cosiddetta brevitas, qualità per la quale l'Autore tende ad esprimere i concetti con il minor numero di parole possibile (e quindi caricando i prefissi verbali, gli avverbi, i sostantivi ecc.) di significati pregnanti, e la cosiddetta inconcinnitas, ossia la mancanza di equilibrio sintattico nel periodo. Ciò significa che lo scrittore preferisce evitare le contrapposizioni e i parallelismi ma impiegare volta per volta costrutti diversi mediante la variatio, il cambiamento cioè della costruzione all'interno dei singoli membri del periodo: così, ad esempio, un personaggio può essere descritto ricorrendo, nel medesimo periodo, ad un aggettivo ed un complemento di qualità, anziché a due aggettivi paralleli. Quanto ai passi scelti dalla sua produzione, non c'è nessun brano che venga individuato in modo preferenziale; forse i passi più comuni sono quelli che riguardano i ritratti dei principali personaggi (Catilina, Catone, Cesare, Giugurta, Mario ecc.), ma si tratta comunque di scelte individuali.
Quesito n. 260
nom = ornella
prenom = seni
sujet = de gustibus non disputandum est
message = Vorrei sapere se c'è qualche regola nell'apposizione dell'"est" nella
frase in oggetto, perchè ritengo debba essere messo alla fine trattandosi di una
perifrastica passiva impersonale e di un verso intransitivo reggente l'ablativo,
ma sono solo reminescenze del liceo le mie, dunque chiedo a lei, quale sia più
corretta tra le frasi:
De gustibus non est diputandum.
De gustibus non disputandum (est).
Grazie cordiali saluti
R. L'usanza tipica del latino di apporre il verbo all'ultimo posto della frase non è una regola assoluta, e non sempre viene seguita dagli autori. Anzi, nelle forme verbali composte con l'ausiliare esse (sistema del perfetto dei verbi passivi, perifrastica attiva e passiva, infinito futuro ecc.), la relativa voce del verbo essere tende a venire sottintesa, oppure può trovarsi benissimo dinanzi al participio o al gerundivo. Pertanto la forma più corretta, ed anche più comune, della frase da lei citata è De gustibus non est disputandum.
Quesito n. 261
nom = Debora
prenom = Moscato
sujet = scansione metrica
message = Gentilissimo Professore sono una studentessa napoletana al primo anno
della facoltà di Lettere Classiche alla Federico II, per caso ho scoperto questa
utilissima pagina e ho pensato di chiedere a lei un aiuto. Tra qualche giorno
devo sostenere un esame di letteratura latina, tra le varie opere classiche da
tradurre c'è la traduzione della VII lettera delle Heroides di Ovidio.
Premettendo il fatto che non ho mai affrontato prima la lettura metrica, vorrei
gentilmente chiedere a lei la scansione metrica della lettera di Didone ad Enea
in questione. So che è scritta in distici elegiaci, ma non so come procedere.
Aspetto con ansia la sua risposta e complimenti ancora per il suo lavoro!
R. Cara signorina, capirà che non mi è possibile in questa pagina inviarle la scansione metrica di un'intera opera, che esulerebbe dai compiti che mi sono proposto. La lettera ovidiana di Didone ad Enea è lunga ben 196 versi, ed è quindi improponibile trascriverla qui nella sua interezza. Piuttosto mi meraviglio del fatto che Lei non abbia mai affrontato la lettura metrica di un'opera classica, dato che, come presumo, avrà frequentato un liceo classico; e io so che i licei classici di Napoli sono di ottimo livello, perché li conosco direttamente avendo lavorato per l'editore Loffredo di Napoli per ben quattro anni, in cui ho compilato la mia storia della letteratura latina uscita nel 2009, presso quell'editore, con il titolo Scientia Litterarum. La invito a procurarsi questa mia opera: basta che salga al Vomero alla libreria Loffredo e la troverà, e potrà servirsene per la preparazione degli esami. Tornando al quesito che mi ha posto, le Heroides di Ovidio sono tutte in distici elegiaci, ed il distico elegiaco è formato da due versi, come dice il nome: un esametro (che ha la stessa scansione di quello di Lucrezio, Virgilio, ecc.) e un cosiddetto "pentametro", che nei primi due piedi è uguale all'esametro ma poi al terzo piede manca delle due brevi del dattilo o della lunga dello spondeo; di conseguenza resta solo una sillaba lunga su cui va l'ictus (cioè l'accento metrico) e di seguito inizia la seconda parte del verso; poiché dunque si verrebbero a trovare due ictus consecutivi, è necessaria una pausa a metà verso detta cesura. Poi, al sesto e ultimo piede, abbiamo di nuovo una sola sillaba lunga, così che il verso risulta accentato sull'ultima sillaba. Per farle un esempio che può esserle utile, le riporto qui i primi due versi, della lettera 7 di Ovidio che lei deve portare all'esame, con la scansione metrica:
àccipe dàrdanidè, moritùrae càrmen elìssae; quaè legis à nobìs / ùltima vèrba legìs.
Ho messo gli accenti metrici e non ho quindi considerato quelli delle parole, né la lettera maiuscola con i nomi propri. Spero di esserle stato utile ma, mi creda, di più non posso fare in questa sede. Se vuole può scrivermi ancora e farmi sapere come va il corso dei suoi studi.
Quesito n. 262
nom = Margherita
prenom = Soldi
sujet = maturità classica: tesina
message = Salve prof. Rossi. Sono di Mantova, frequento il liceo classico e le
scrivo a causa della mia tesina, nella quale vorrei trattare dell'estetismo. O
meglio, vorrei affrontare il problema del vivere nell'istante, in ogni istante,
come fa un esteta, e legare il discorso all'antichità pensando agli dei greci
che vivono nell'istante, mentre gli uomini sono costretti a industriarsi, per
paura della morte. L'idea mi è venuta leggendo i "Dialoghi con Leucò". Mi può
consigliare un argomento o un autore greco? Oppure qualcosa di più semplice
nell'antichità, a cui allacciare l'estetismo. Grazie
R. Cara Margherita, non so se il termine "estetismo", com'è inteso nella letteratura moderna e soprattutto nel '900, possa essere applicato all'Antichita' classica: l'accezione che hai dato tu a questa parola, attribuendolo cioe' alla beatitudine degli dei, non mi sembra corrispondere esattamente a quello che oggi s'intende con essa. Comunque, se questo è il taglio che vuoi dare alla tua tesina, allora il tema del "vivere all'istante" si trova in abbondanza nella letteratura antica, e non riguarda propriamente gli dei (che soffrono anch'essi le passioni umane fin da Omero), ma gli uomini. Il vivere nell'istante delle divinità, se ne possiamo parlare, deriva dal fatto che non sono soggette alla morte, ma la loro condizione non è imperturbabile; magari potresti approfondire i miti riguardo ad Apollo, che rappresenta appunto la razionalità e la vita contemplativa e quindi può in parte corrispondere al concetto che hai enunciato. Per quanto attiene alla vita umana, l'esempio più banale, che viene in mente subito, è il celebre Carpe diem di Orazio (Ode I,11, ma il concetto è ribadito in molte altre odi e satire); ma anche nella letteratura greca il motivo della necessità di cogliere l'attimo perché la vita sfugge ed è nelle mani del destino si ritrova fin dalla lirica arcaica (Mimnermo ad es.). Nell'età ellenistica invece, che è poi quella che viene trattata nel programma di quest'anno, questo tema è presente nell'epigramma, soprattutto in Asclepiade e negli epigrammisti della scuola ionica.
Quesito n. 263
nom = marilena
prenom = XXX
sujet = de cohibenda ira di plutarco
message = mi serve questo libro di plutarco che non riesco a trovare. potete
aiutarmi?
R. Cara signora, come avrà letto sulla pagina della consulenza, io sarei grato ai miei visitatori se mi dicessero la loro città di residenza ed il loro status (studente di liceo, studente universitario, studioso del mondo classico, semplice appassionato ecc.), mentre Lei non mi dice nulla (forse è napoletana, visto che mi dà del voi?) e mi fa una domanda secca secca. La risposta sarà quindi altrettanto sintetica: il De cohibenda ira di Plutarco è uscito, con traduzione italiana e testo a fronte, nel volume: Plutarco, Consigli agli inquieti, edizioni Rizzoli (Nuova Bur), Milano 2003.
Quesito n. 264
nom = nella
prenom = mazzanobile
sujet = aiuto traduzione
message = gentile professore, le chiedo cortesemente se può aiutarmi a tradurmi
uno scritto latino pervenutomi dalla Terra santa....trovo difficoltà......il mio
"latino" è ormai troppo lontano....se può le invio il breve testo.grazie..nella
R. Di solito io non faccio traduzioni a scopo didattico, come è chiaramente scritto nell'intestazione della pagina della consulenza, per non prendere parte a quell'ignobile attività che alcuni siti svolgono per far sì che gli studenti evitino di fare i compiti o addirittura copino le versioni durante i compiti in classe collegandosi a internet con il cellulare. Se lo scritto di cui mi parla è breve e non ha lo scopo che ho detto, può anche mandarmelo al mio indirizzo e-mail (che trova sul mio sito all'home page) e vedrò cosa posso fare. Le sarei grato se mi comunicasse anche la sua attività e la città da cui scrive.
Quesito n. 265
nom = Martina
prenom = xxx
sujet = i funerali di ettore
message = Salve professore. sono una studentessa di I liceo.. sarei grata se mi
aiutasse in questi quesiti di epica :S
COLLOCAZIONE: XXIV, 777-804 I funerali di Ettore,Iliade.
analisi del testo relativa al passo.
1-Perchè,secondo Priamo,i Troiani non devono temere attacchi dai Greci?
2-Racconta come avviene il funerale di Ettore,soffermandoti sulle varie fasi.
3-Per quale motivo,secondo te,i Troiani versarono in fretta j, tumulo (verso
799)sull'urna di Ettore? Che cosa significa l'espressione versarono il tumulo?
4-Perchè l'Iliade si conclude con i funerali di Ettore?
5-Immagina un finale diverso;puoi far terminare in parità il duello tra Ettore e
Achille oppure puoi dare la vittoria a Ettore: come avresti narrato le ultime
scene?Scrivi il tuo testo in prosa.
non le ho capite proprio.. e tantomeno non sò che scrivere >.
R. Cara Martina, se questo è un esercizio che ti ha dato l'insegnante, è indubbio che devi risolverlo da sola, non posso fartelo io, altrimenti a che serve l'esercizio stesso? Io ti posso dare soltanto qualche indicazione in merito alle domande che hai posto:
1 - I troiani, durante i funerali di Ettore, non debbono temere attacchi dai Greci perché Achille ha promesso una tregua di dodici giorni dietro richiesta di Priamo (vv. 669-670); 2) per rispondere a questa domanda, basta parafrasare gli ultimi versi del libro 24°, in particolare i vv. 788-803); 3) i Troiani elevano in fretta il tumulo perché temono che i Greci non rispettino la tregua, nonostante la promessa di Achille che abbiamo detto sopra; 4) La domanda è difficile: l'Iliade si conclude con i funerali di Ettore per completare il lungo episodio iniziato nel libro 22° con il duello tra Achille e lo stesso Ettore; del resto, la cerimonia funebre era indispensabile secondo le credenze religiose dell'epoca omerica, e la sua celebrazione era quindi necessaria per concludere la vicenda. C'è da chiedersi, semmai, perché nell'Iliade non venga narrata la presa di Troia con il celebre cavallo di legno; ciò avviene perché l'episodio della conquista di Troia si trovava in un altro poema, la cosiddetta "Troiae halosis", che faceva parte del ciclo epico al quale appartengono anche i due celebri poemi omerici. 5) a questa domanda devi rispondere tu, affidandoti alla tua inventiva. Pensa solo che, se avesse vinto Ettore, la storia avrebbe avuto tutto un altro finale. Prova a immaginarlo: i giovani della tua età, soprattutto voi ragazze, avete molta fantasia; cerca quindi di sforzarti e ci riuscirai.
Quesito n. 266
nom = nella
prenom = mazzanobile
sujet = traduzione
message = gentile prof, le chiedo scusa se non le ho inviato la città da cui le
scrivo e la mia attività...ho letto solo dopo....sono di Foggia e sono una
docente di sostegno in una scuola media..lo scopo della traduzione non è quello
da lei indicato. ho ricevuto in dono il Bambinello dalla Terra Santa..da una mia
zia suora missionaria. più o meno ho inteso che c'è scritto, ma la cosa che più
mi preme è capire se c'è un'indulgenza concessa a chi lo espone in casa(così mi
pare...)..detta così..
Custodia Franciscalis Terrae Sanctae
Universis et singulis has Litteras nostras inspecturis fidem facimus ac testamur,
hanc Imaginem ex PASTA confectam, DIVINUM PUERUM JESUM rapraesentantem, Sigillo
huius nostri Conventus BETHLEHEM supra funiculo serico rubri coloris ad collum
alligato signatam; locum SS. PRAESEPII D. N. JESU CHRISTI Bethlehem tetigisse.
Ad augendam autem in Christifidelibus devotionem erga DIVINUM PUERUM, atque ad
lucrandas omnes Indulgentias iuxta Ecclesiae documenta pietatis obiectis rite
benedictis concessas, praefatam Imaginem apud se retineri, ac etiam publicae
fidelium venerationi exponi posse declaramus.
R. Gentile collega, ho letto la sua richiesta, ma temo che in questa iscrizione latina ci sia qualcosa che non va o che non è stato trascritto in modo esatto. Mi pare comunque che il senso che lei vi ha individuato, cioè l'indulgenza per chi espone l'immagine, ci sia senz'altro nello scritto. Tento di fornirle una traduzione, almeno a quanto si può intendere; mi rimane però difficile la resa in italiano del termine "custodia Franciscalis", che dovrebbe significare "presidio francescano di Terrasanta" (lett. "custodia" vale "protezione", "guardia" o "posto di guardia", ed e' un termine del linguaggio militare, ma non mi pare che qui possa star bene). Il testo dell'iscrizione si può rendere così: "Noi garantiamo e testimoniamo a tutti coloro (in comunità o singoli) che leggeranno queste nostre parole, che questa immagine fatta di pasta (o farina?) raffigurante Gesù, il Divino Bambino, e contrassegnata con il sigillo di questo nostro convento di Betlemme, cui è stata legata al collo una cordicella di seta di colore rosso, ha raggiunto a Betlemme il luogo (dove era situato) il santo presepe di Nostro Signore Gesù Cristo. Noi dichiariamo che la suddetta immagine può essere tenuta a casa propria e anche essere esposta alla pubblica venerazione dei fedeli, allo scopo di accrescere, nei fedeli in Cristo, la devozione verso il Divino Bambino, e per guadagnarsi tutte le indulgenze concesse in base ai documenti della Chiesa, con la benedizione della devozione offerta ritualmente." Ma le ultime parole della traduzione (da iuxta a benedictis) non mi sembrano scritte in maniera esatta, e perciò la traduzione stessa è riuscita in modo approssimativo. Comunque il senso dell'iscrizione nell'insieme mi sembra chiaro e corrispondente a quello che già Lei vi aveva individuato.
Quesito n. 267
nom = emanuela
prenom = XXX
sujet = tesi di laurea letteratura latina
message = gent.le prof.rossi sono una studentessa in lettere classiche alle
prese con una tesi di laurea triennale in letteratura latina. L'argomento da me
scelto verte sulle Metamorfosi di Ovidio, in particolare sul mito di Fetonte.Ho
consultato l'annè pholologique ma non sono riuscita a reperire le riviste ivi
suggeritemi. Volevo chiederle secondo lei cosa posso consultare e magari come
dovrei fare per impostare la tesi....spero mi possa essere di aiuto. La
ringrazio in anticipo. cordiali saluti.
R. Cara signorina, è passato molto tempo da quando io feci la mia tesi di laurea e non so se adesso si fanno diversamente; ma allora non avevo i dubbi che mi ha esternato lei. Quando si compie una ricerca - che sia o meno una tesi di laurea, di dottorato, ecc. - occorre avere le idee ben chiare su quale argomento vogliamo trattare. Lei mi ha parlato delle Metamorfosi di Ovidio e del mito di Fetonte (libri I-II), ma non mi ha detto che tipo di indagine intende svolgere: se puramente letteraria (commento filologico al brano ovidiano), o mitologica (indagine sulle fonti del mito e sulle trattazioni successive al poeta latino). In ogni caso, la prima cosa da fare è un elenco ordinato degli argomenti che si intendono trattare; in seguito, per ciascuno di essi, occorre ricercare la bibliografia attinente, e l'"Année Philologique" è ancor oggi il più completo strumento al mondo di ricerca bibliografica sul mondo antico (può consultare però anche la rivista tedesca "Gnomon" e le appendici bibliografiche delle varie edizioni dell'opera ovidiana). Quando ha individuato i contributi bibliografici che le sembrano utili al suo lavoro, occorre ricercarli nelle biblioteche universitarie o nelle librerie più prestigiose. Lei non mi ha detto in che città abita, ma sicuramente nella sede universitaria dove è iscritta ci sarà una biblioteca di Facoltà; se non trova le riviste che cerca sarà necessario che si sposti in un'altra città: le biblioteche (universitarie e non) più fornite si trovano a Roma, Napoli, Firenze (la Biblioteca Nazionale) e a Pisa (Scuola Normale Superiore). Oggi esistono anche servizi bibliografici con i quali, richiedendo per e-mail un contributo e indicando le pagine, si può ottenere che il contributo stesso venga inviato al proprio domicilio. Le riviste di filologia classica non sono invece reperibili ancora su internet, tranne alcuni numeri dell'800 e dei primi del '900, perché per gli anni seguenti sono ancora operanti i diritti d'autore. In ogni caso, prima di impostare la tesi, le consiglio di leggere in modo approfondito e in lingua originale il passo dei libri I e II delle Metamorfosi che trattano il mito di Fetonte, e successivamente le storie letterarie in commercio che trattano l'opera in questione, tra le quali mi permetto di segnalarle anche la mia, intitolata Scientia Litterarum e uscita a Napoli presso l'editore Loffredo nel 2009.
Quesito n. 268
nom = Giulia
prenom = Marchetti
sujet = tesina d'esame
message = Gent. professor Rossi,per prima cosa le volevo fare i complimenti per
questo bellissimo sito..non ho mai conosciuto nessun professore che abbia così
passione per le materie che insegna e che si interessi così dei suoi alunni.
Dopo questa breve premessa le volevo chiedere un consiglio. Dato che sto
preparando la mia tesina d'esame vorrei avere il suo aiuto riguardo l'argomento
che vorrei trattare:Amore e Morte. Sia la letteratura greca che latina sono
pieni di spunti,ma quali autori potrei approfondire di più e quali invece
tralasciare? Vorrei concentrarmi soprattutto sul mito di Orfeo e Euridice,
soprattutto da quando ho letto il IV libro delle Georgiche..Come potrei
collegare questo argomento con le altre materie? La ringrazio in anticipo per la
sua disponibilità.
R. Cara Giulia, ti ringrazio per le tue belle parole, che colgono nel segno: in effetti io ho avuto una tale passione per le mie materie da dedicare loro tutta la mia vita intellettuale, e sono affezionato ai miei alunni perche' credo che il mio compito di docente sia quello di contribuire alla formazione dei futuri cittadini, un compito nobile di cui pero' oggi, purtroppo, non è riconosciuta a dovere l'importanza. Quanto al quesito che mi poni, ti dico che l'argomento è vastissimo e che in effetti le letterature classiche forniscono molti spunti in tal senso. Quella tra Amore e Morte è una delle opposizioni polari più sentite dagli autori antichi, a cominciare dai filosofi: Empedocle ad esempio, con la contrapposizione tra amore e odio, voleva indicare proprio i due princìpi su cui si fonda l'eterna legge dell'esistenza e della storia del mondo. L'amore crea la vita e la morte la distrugge; ma dalla morte rinasce a sua volta l'amore e la vita, ed il ciclo continua all'infinito. Visto che dici di aver letto il IV libro delle Georgiche di Virgilio, dovresti esserti accorta che il Leitmotiv dell'opera è proprio questo: l'amore di Orfeo ed Euridice rappresenta la vita che cerca in ogni modo di vincere la morte mediante l'altezza dell'ingegno umano (l'arte musicale del poeta), ma non vi riesce perche' la morte appartiene alle leggi immutabili dell'universo e non può essere sconfitta. Nello stesso libro, pero', vi è il motivo della cosiddetta "bugonia", cioè la nascita delle api dalle carcasse degli animali morti, e ciò rappresenta la ripresa del ciclo vitale. Comunque il binomio amore-morte è molto sentito nella letteratura latina: se citi Virgilio (vedi anche, nell'Eneide, l'episodio di Didone dove i due estremi coincidono), devi però citare anche Lucrezio, perche' nel IV libro del De rerum natura la contrapposizione polare dei due principi, sebbene visti dal punto di vista della fisica epicurea, è chiaramente presente. Molti altri autori si potrebbero citare; per il mondo greco, il motivo è evidente nella tragedia (ad es. l'Alcesti e la Medea di Euripide, ove l'amore sviscerato della donna si muta in odio e causa morte) e nella lirica (v. Saffo). Il binomio amore-morte ritorna anche nelle Metamorfosi di Ovidio (v. l'episodio di Piramo e Tisbe, o quello di Orfeo ed Euridice). Per quanto riguarda il collegamento con altre discipline, posso consigliarti solo per quanto riguarda l'italiano: in questa materia potresti approfondire le riprese del mito di Orfeo (a iniziare dalla Fabula d'Orfeo del Poliziano, del 1480), oppure parlare del Foscolo (il suicidio per amore nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis) o meglio ancora del Leopardi, che su questo tema ha composto una lirica intitolata appunto Amore e morte.
Quesito n. 269
nom = Eva
prenom = Simeone
sujet = "Aiuto metrico"
message = Gent.mo Prof. Rossi,
sono una laureanda in Lettere Moderne, e le scrivo per avere informazioni sulla
Phaedra di Seneca. So che la mia domanda specifica le sembrerà inammissibile da
parte di una studentessa di Lettere, ma non ho frequentato il Liceo, e di
conseguenza non ho alcuna nozione metrica. Le chiederei, insomma, se potesse
aiutarmi circa la lettura metrica del testo sopra indicato.Se solo potesse dirmi
di che metro si tratta, sarebbe già un enorme passo in avanti per me. La
ringrazio anticipatamente.
R. Cara signorina, la sua domanda non mi pare affatto inammissibile: purtroppo in questi nostri tempi, in cui lo studio si e' ridotto spesso ai minimi termini, vi sono anche molti studenti liceali che non sanno nulla di metrica, anche se non per colpa loro. Quanto alla lettura metrica della Phaedra di Seneca, non posso ovviamente fornirle l'intero schema di oltre 1000 versi qui sul mio sito; posso solo darle la definizione dei vari metri impiegati, ed un buon manuale di prosodia e metrica l'aiutera' a fare la scansione (io consiglio ancora il vecchio libretto di F.Zambaldi, Elementi di prosodia e di metrica latina, edizioni Loescher Torino). Seneca in questa tragedia impiega principalmente due forme metriche: il dimetro anapestico nel prologo e nelle parti corali, ed il senario (o trimetro) giambico in quasi tutte le parti dialogate. Questo verso e' formato da sei giambi, unita' metriche costituite da una sillaba breve seguita da una lunga accentata; al posto dei vari giambi possono pero' trovarsi anche altre forme (come il dattilo, il tribraco e l'anapesto) che aumentano il numero totale delle sillabe. Una piccola parte della tragedia, verso la fine, e' invece composta in ottonari trocaici catalettici, che sono riconoscibili per la maggior lunghezza dei versi: in ciascuno di essi ci sono otto trochei, unita' metriche di andamento contrario ai giambi, formate cioe' da una lunga accentata seguita da una breve.
Quesito n. 270
nom = Guglielmo
prenom = Capone
sujet = aiuto con la traduzione di frasi in latino da un testo tedesco del 1550
message = Egregio professore Le scrivo per chiederle se disponibile ad aiutarmi
a tradurre alcuni testi in latino di un trattato tedesco del 1550.
Credo che le frasi non siano assolutamente di difficile comprensione per uno
studioso e portino via relativamente poco tempo per una persona pratica di
questa lingua antica.
Le sarei veramente grato se mi aiutasse in quanto queste traduzioni andrebbero a
far parte di una tesina che devo portare all'esame di un corso istruttori di
arti marziali (capisco che Le sembrerà strano che un testo di lotta scritto nel
1550 in Germania sia stato scritto in latino...eppure è proprio così!). Cordiali
saluti nella speranza che vorrà aiutarmi.
R. Quello che mi desta meraviglia non e' certo il fatto che un testo di lotta scritto in Germania nel 1550 sia in latino, perche' fino al XVIII secolo inoltrato (e spesso anche oltre) tutti i libri di argomento scientifico, letterario ed anche pratico erano composti in latino, la lingua ufficiale della cultura; mi stupisce, semmai, il fatto che queste frasi latine debbano essere portate ad un esame di corso di istruttori di arti marziali. Di solito, in simili ambienti, il latino e' del tutto sconosciuto. Comunque, se vuole inviarmi questi testi, posso iniziare ad esaminarli; essendo pero' questo un periodo particolarmente pieno di impegni per chi insegna a scuola ed ancor piu' per chi, come il sottoscritto, svolge anche attivita' culturale ed editoriale, non posso prometterle nulla. Quando avro' visto di cosa si tratta le comunichero' se e quando potro' occuparmene.
Quesito n. 271
nom = Calogero
prenom = Micciche'
sujet = traduzione di una frase
message = Egregio Professore, sono uno studioso di storia della città di
Agrigento e come tale mi sono imbattuto in una frase latina che ho trovato
scritta su un altorilievo sepolcrale risalente al 16° secolo. La Frase, a quanto
pare soggetta a diverse interpretazioni, è la seguente: " DE PORTU D.NUS
SCULPSIT MACIOTTA SEPULCRUM HOC GENITO PAULUS QUNITUS AMORE SUO A.D. 1518 IN
MESE IULII". Si puntualizza che nella famiglia del Porto di Agrigento è esistito
nel 16° secolo un giurato di nome Macciotta. Alcuni sostengono che il Macciotta
della frase sia lo stesso scultore. In attesa di una risposta la saluto
cordialmente Calogero Miccichè.
R. Mi complimento con Lei per la sua attivita' di storico della citta' di Agrigento, una delle piu' belle e ricche di storia di tutta la Sicilia, una regione d'Italia che io adoro ed in cui conto di ritornare presto. Quanto alla frase che mi scrive, non e' facile interpretarla in questa forma, anche perche' le iscrizioni usano talora abbreviazioni non sempre facili ad intendersi, ed inoltre c'e' da premettere che io non sono un epigrafista ma uno studioso di letterature classiche. In effetti dalla struttura della frase sembrerebbe che questo Macciotta fosse lo scultore, data la vicinanza del suo nome al verbo "sculpsit"; in tal caso "Paulus Quintus" potrebbero essere i due nomi dell'artista stesso, mentre "Maciotta" sarebbe il cognome. Non mi e' chiaro come si debba intendere la parola "D.NUS"; e' forse un'abbreviazione del termine "dominus", titolo onorifico dello stesso scultore? Altrettanto incerta e' l'interpretazione di quel "GENITO", che io inclinerei a credere un'abbreviazione per il dativo "genitori", indicando cosi' che il sepolcro su cui si trova l'iscrizione sarebbe quello del padre dello scultore. Nell'insieme (ma e' solo un'ipotesi da verificare) la frase potrebbe cosi' tradursi: "Paolo Quinto Macciotta, signore proveniente dal porto (di Agrigento) scolpì questo sepolcro per suo padre, a testimonianza del suo amore, nel mese di luglio dell'anno del Signore 1518". Mi faccia sapere se Le sono stato utile e magari mi inviti a venire ad Agrigento a visitarLa, cosi' ne parliamo direttamente in loco.
Quesito n. 272
nom= Laura
prenom = Mo.....
sujet = tesina-livello intertestuale
message = Buongiorno Prof. Rossi,
sono una studentessa di liceo classico e frequento il quarto ginnasio.
Volevo chiederle aiuto per trovare un testo da poter confrontare con quello che
ho scelto cioè il brano dell'Iliade in cui Andromaca si dispera per la morte di
Ettore( Iliade XXII vv.460-515).Su internet non riesco a trovare niente poichè i
brani proposti trattano soltanto l'uccisione e non le reazioni di altri dopo la
morte; tra le varie ricerche, però, ho trovato un episodio cioè quello della
morte di Patroclo ma soltanto sottoforma di riassunto(peraltro
incomprensibile).Il testo non deve essere necessariamente tratto da "Iliade" ed
"Odissea".Ringraziandola anticipatamente porgo cordiali saluti.
R. Cara Laura, non mi hai detto chiaramente che tipo di confronto devi fare. Se si tratta di confrontare il sentimento di Andromaca disperata per la morte del marito con un episodio analogo, puoi operare un parallelo con il IV libro dell'Eneide di Virgilio, quando Didone si lamenta per la partenza di Enea che la portera' al suicidio. Se invece il confronto riguarda il dolore in se' per la morte di una persona cara, allora va bene quello che hai fatto tu con il dolore di Achille per la morte di Patroclo, che si esprime soprattutto nel libro XXIII dell'Iliade, quando l'eroe organizza giochi funebri in onore dell'amico. Altrimenti, sempre dall'Eneide virgiliana, puoi estrapolare il passo in cui Evandro piange la morte del figlio Pallante (libro XI), simbolo di tutti i giovani falciati dalla triste logica della guerra prima del giorno loro destinato.
Quesito n. 273
nom = Stefania
email = cleobi@libero.it
sujet = latino medievale
message = Mi consiglierebbe delle traduzioni da fare del latino medievale? sec.
XII al XV. Ho studiato a scuola (venti anni or sono) il latino, ma quello che si
studia è il classico, vi è differenza con il medievale? Ci sono, per
incominciare visto che l'ho quasi dimenticato, delle versioni accessibili
(iniziare con il "De vulgari" mi sembra esagerato per le me possibilità)? Il
tutto perchè mi sono messa in testa di fare l'accesso alla scuola di
archivistica di Firenze... Grazie Stefania.
R. Cara sig.ra Stefania, penso che per l'accesso alla scuola di archivistica la conoscenza del latino sia necessaria, o almeno auspicabile; ma se studia bene il latino classico, potra' accostarsi anche a quello medievale, sebbene non siano esattamente la stessa cosa. Il latino impiegato nel periodo da Lei indicato era fortemente condizionato dall'uso ecclesiastico, cioe' dei testi sacri, che notoriamente non avevano l'eleganza di quelli classici; anzi, spesso le traduzioni bibliche effettuate nella tarda Antichita' o nel primo Medioevo erano piuttosto scarne e spesso anche rozze, senza quella cura formale che caratterizzava gli autori della classicita', che sara' invece recuperata con l'Umanesimo del XV secolo. Per quanto attiene alle eventuali traduzioni da consigliare, Le dico che la cosa non mi è facile, anche perche' difficilmente si possono indicare testi piu' accessibili di altri. Per il XIII secolo potrei invitarla a leggere qualche passo dell'Itinerarium mentis in Deum di S.Bonaventura da Bagnoregio, non particolarmente difficile; per il secolo XV invece, che puo' offrire un utile confronto tra la lingua del primo umanesimo e quella medievale, consiglierei alcune pagine tratte dall'Epistolario di Poggio Bracciolini, un grande umanista rinvenitore di tanti testi classici, ma anche uomo di spirito e brillante scrittore. Per il reperimento dei testi in lingua originale puo' consultare il bellissimo sito della Bibliotheca Augustana di Augsburg, all'url http://www.hs-augsburg.de/~harsch/a_alpha.html .
Quesito n. 274
nom = Francesca
prenom = Greco
sujet = tesina
message = caro prefessore frequento l'ultimo anno di Istituto magistrale e mi
servirebbe un aiutino sulla mia tesina!!!Il tema è sulla figura della donna ma
mi servirebbe un introduzione....grazie in anticipo
R. Io pubblico anche quesiti di questo tipo per far vedere ai visitatori che al mio servizio di consulenza arrivano richieste di ogni genere, anche disorganizzate come questa, in cui non si riesce a capire cosa la ragazza abbia in mente di preciso. Innanzitutto l'istituto magistrale non esiste piu'; quindi tu, cara Francesca, avrai frequentato un Liceo Pedagogico, o Linguistico, o della formazione, ma non piu' il magistrale. A parte questo, debbo dirti che la tua richiesta e' troppo generica: che vuol dire "la figura della donna"? Con questa espressione si puo' intendere tutto e niente al tempo stesso. Se la tua intenzione e' parlare della condizione della donna o dei suoi diritti sociali allora potrei consigliarti, per il latino, un accenno alle satire di Giovenale, dove l'Autore ironizza proprio sui progressi culturali e sociali compiuti dalle donne romane dei suoi tempi, che erano passate da una totale sottomissione all'uomo alla piu' sfrenata liberta' di comportamento ed al vizio piu' assoluto. Altro non posso dirti, a meno che tu non sia piu' precisa nelle tue richieste.
Quesito n. 275
nom = Vera
prenom = Normandia
sujet = Trasgressione
message = Carissimo professore sono una studentessa all'ultimo anno del liceo
classico, il percorso che sto facendo è incentrato sulla trasgressione come
bisogno di autoaffermazione,per quanto riguarda italiano porto D'Annunzio ma
volevo fare anche un riferimento alla letteratura francese i poeti maledetti e
Baudelaire..in letteratura latina la spregiudicatezza nella società romana
imperiale, Petronio, Marziale,Giovenale e Persio; per quanto riguarda filosofia
Freud l inconscio e la teoria della sessualità e Nietzsche il superuomo; storia
dell'arte Edouard Manet, Munch e Pablo Picasso. In storia avevo pensato all'
anarchismo e lo spartachismo. Potrebbe darmi un suo parere sul mio percorso e
magari eventuali suggerimenti? le sarei grata se mi aiutasse a trovare
collegamenti in Greco. La ringrazio anticipatamente Vera.
R. Cara Vera, anzitutto dico anche a te quello che ho detto a molti altri studenti nella tua situazione: che cioe' la cosiddetta "tesina" ha uno spazio limitato durante il colloquio d'esame (10-15 minuti), e che di conseguenza non e' affatto necessario infilarci per forza tutte le materie, rischiando forzature e collegamenti inesistenti; l'argomento da voi scelto puo' essere incentrato anche solo su due o tre materie e deve essere limitato, anche perche' non vi deve sottrarre troppo tempo per la preparazione dei normali programmi delle varie materie, che comunque vi verranno chiesti, dal momento che il colloquio non si fonda soltanto sulla tesina! Detto questo, veniamo all'argomento. Di materie ne hai citate anche troppe; una buona scelta, tuttavia, mi pare il collegamento con la letteratura francese e Baudelaire, che e' importante per l'italiano e non viene invece di solito abbastanza considerato nella sua rilevanza. Per il latino io mi limiterei al solo Petronio, che mi pare il piu' consono all'argomento, facendo solo un breve accenno alla satira di Giovenale, dove la realta' appare trasfigurata mediante uno specchio deformante. Per quanto attiene al greco potresti citare alcuni personaggi delle Vite di Plutarco, in particolare Alessandro e Cesare, che fecero della "trasgressione" il mezzo essenziale dell'affermazione della loro ambizione, che permise loro di diventare personalita' di assoluta eccezione. Altrimenti, nella letteratura ellenistica, c'e' anche la Medea di Apollonio Rodio, che trasgredisce per amore ogni regola di vita sociale e familiare invalsa nella sua terra; anche la sua e' un'autoaffermazione, nel senso ch'ella realizza, trasgredendo le regole, il desiderio piu' grande della sua vita, e quindi con cio' afferma se stessa.
Quesito n. 276
nom = Anna
prenom = Granato
sujet = consiglio per tesina
message = Salve prof Rossi.!a breve ho dovro sostenere la maturita.Per il
percorso della mia tesina ho deciso di partire dalla frase del mio libro
preferito..un libro per bambini ma che insegna tanto ai grandi...la frase è
:l'essenziale è invisibile agli occhi..il libro è il piccolo principe di
sait-exupery!parto cn un introduzione mia per poi collegarmi al fanciullino di
pascoli al simbolismo in italiano,in filosofia all'idealismo e soprattutto alla
figura della coscienza e dello spirito(invisibile)cn hegel e shelling, per poi
passare al latino cn seneca e in particolar modo alle lettere a lucilio "vivere
secondo natura"in cui afferma "c'è in noi uno spirito sacro, vabbe poi in arte
de chirico ke afferma "lo scopo della pittura è far vedere cio ke nn si può
vedere"...mi servirebbe un consiglio per il greco non so davvero cosa
inserire...
R. Cara signorina 91, per il greco puoi anche non inserire nulla, visto che hai già messo dentro tante materie; perciò dico anche a te quello che ho ripetuto tante volte ad altri: che per l'esposizione della tesina ci sono 10-15 minuti di tempo, quindi non è necessario inserirvi tutto lo scibile umano. Comunque, se proprio vuoi trattare anche qualche argomento di greco che vada a proposito con il tema centrale, potresti citare Platone, che penso avrete studiato in storia letteraria o tradotto come classico: per questo grande filosofo ciò che è invisibile, cioè il mondo delle idee o concetti assoluti, rappresenta la vera essenza del reale, mentre il mondo sensibile (quello cioè che riusciamo a cogliere con i nostri sensi) non è che una copia sbiadita di ciò che esiste nell'Iperuranio. Su questa idea centrale è imperniato ad es. il concetto platonico di arte o anche quello dell'amore (v. il Simposio), in cui l'eros è concepito come desiderio umano di raggiungere il Bello assoluto, prendendo le mosse dal bello relativo che si trova in questo mondo. Non so se l'idea che ti ho suggerito è attuabile, ma quest'altro consiglio che ti do cerca di seguirlo: quando scrivi a qualcuno cerca di usare la lingua italiana, senza queste k o queste orrende abbreviazioni che voi ragazzi usate negli SMS. La lingua è come la matematica: risponde a regole precise, non è un'opinione.
Quesito n. 277
nom = Martina
prenom =
sujet = Sofocle
message = Egregio professor Rossi,
Ho terminato la seconda liceo classico, e per le vacanze estive mi è stata
assegnata la redazione di una tesina multidisciplinare. Sarei intenzionata a
trattare Sofocle, ed in particolare la sua concezione dell'uomo e del suo
destino, oltre al concetto di ironia tragica. Le sarei estremamente grata se
potesse suggerirmi un collegamento con la letteratura latina, e possibilmente
anche con quella italiana.
Approfitto dell'occasione per complimentarmi per l'utilità e per
l'organizzazione davvero piacevole del sito.
R. Sofocle è un grande tragico, forse il più emblematico dei tre poeti di questo genere: ha analizzato a fondo il rapporto tra uomo e destino, che resta il suo tema principale, ed ha sondato a fondo anche il problema dell'esistenza del divino e della sua interazione con il mondo degli uomini. Nella letteratura latina il genere tragico è praticato in epoca arcaica da Nevio, Ennio, Pacuvio e Accio, ma i testi pervenutici sono frammentari e non è possibile quindi operare un meditato confronto con gli originali greci. Ti suggerirei di leggere a fondo una delle tragedie di Seneca di derivazione sofoclea come l'Edipo; qui il filosofo latino, pur partendo da una base etica diversa da quella di Sofocle e soffermandosi soprattutto sull'antitesi tra ragione e istinto (ratio/furor), insiste anche sul tema del destino, giudicandolo ineluttabile: secondo gli stoici, del resto, l'uomo è predestinato dal Logos universale, e quindi l'atteggiamento di Seneca è giustificato da un punto di vista filosofico, ma risente anche della grandiosa visione sofoclea. Anche l'ironia tragica trova un contrappunto in Seneca, soprattutto nella tragedia che ti dicevo; si può dire anzi che in Seneca l'ironia si fa talora sarcasmo e cupa meditazione sulla debolezza dell'uomo, che oltre al "non potere" cambiare il suo fato, è gravato anche dal "non sapere". Per quanto attiene all'italiano non ho indicazioni precise da darti, se non la lettura delle tragedie dell'Alfieri oppure, per l'800, le opere del Manzoni, dove però il tema della subordinazione dell'uomo al destino è mediato dall'intervento della Provvidenza divina.
Quesito n. 278
nom = Vivian
prenom = di Colandrea
sujet = Analisi testuale dell'ode della gelosia di Saffo
message = Gentilissimo professor Rossi, complimenti per il suo lavoro, sono in
una situazione di emergenza. ho bisogno del suo aiuto,devo sostenere gli esami di
riparazione d'italiano, ma ho una grande difficoltà, mi è difficile trovare le
figure retoriche dell'ode di Saffo, tra l'altro mi servono anche quelle relative
alle sue traduzioni, in particolari, Foscolo, Pascoli e Quasimodo, mentre
qualcosa ho trovato di Catullo. Inoltre delle traduzioni di Pascoli, Foscolo e
Quasimodo, non riesco a trovare nulla, ad esempio il motivo per cui sono state
fatte, e quali le analogie o le differenze con il testo originale con Saffo. La
ringrazio sin da ora per il suo prezioso aiuto!
R. Caro Vivian, una risposta completa a questo quesito e' inesprimibile in questa sede, perche' richiede troppo tempo ed un'analisi totale dell'ode saffica. Innanzi tutto c'e' da dire che le figure retoriche si esprimono diversamente nelle varie lingue; e siccome tu devi sostenere l'esame di italiano, presumo che questo tipo di analisi vada esercitato sulle traduzioni e non sul testo greco. Sui tre autori che hai citato posso dirti questo: che si tratta di tre importanti poeti, ed i poeti, si sa, quando traducono non si limitano a riprodurre in italiano il testo originale, ma gli conferiscono la loro impronta, la loro sensibilita' personale, e spesso si allontanano alquanto dal testo originale. Ai primi dell'800 era invalso il dibattito sulle traduzioni, tra chi sosteneva la cosiddetta "bella infedele" (cioe' la traduzione artisticamente elaborata ma lontana dal testo) e chi la "brutta fedele", ossia la riproduzione letterale dell'opera tradotta. I tre poeti che hai citato seguono ovviamente la regola della "bella infedele", perche' il vero poeta, pur partendo da un testo altrui, vi sovrappone sempre la sua personalita'. Io posso dirti qualcosa solo sulla traduzione del Pascoli, perche' ci sto lavorando per uno studio mio personale; da solo non troverai nulla perche' non ci sono ancora studi seri sulle traduzioni pascoliane dei classici. L'ode della gelosia di Saffo viene intirolata dal Pascoli "Dolor d'amore", e riproduce la metrica originale mediante l'uso della strofe saffica. Non vi sono molte figure retoriche tranne la sinafia ai vv. 3-4 (dolce-mente), la figura etymologica al v. 5 (ridere un riso) e due metafore ai vv. 8 e 9 (di voce filo / la lingua mi s'è spezzata). In due punti assistiamo a importanti aggiunte del poeta italiano, che aumentano il senso di drammaticita' dell'ode e l'intensita' del sentimento d'amore espresso dalla poetessa: "tutto in te" al v. 3 (che qualifica l'atteggiamento dell'ammiratore della ragazza amata da Saffo) e, alla conclusione dell'ode, "simile a folle", che qualifica e rafforza il senso di gelosia che la poetessa prova dinanzi all'uomo definito "beato", quasi certamente il fidanzato della ragazza.
Quesito n. 279
nom = Paolo
prenom = Malatesta
sujet = metodologia
message = Buongiorno Professore,
Sono genitore di una ragazza che ha terminato le scuole medie inferiori ed ha
scelto il liceo classico per il prosieguo del suo percorso scolastico sperando
di poter poi diventare restauratrice.
Della scelta di mia figlia ne sono più che fiero ma da genitore mi preoccupa
l'approccio che può avere con le discipline di latino e greco (filosofia nel
futuro)anche conoscendo la mia forma mentis, provenendo dall'istituto tecnico
industriale e facendo il ragioniere da 25 anni, e della mamma (istituto di stato
per i servizi sociali e impiegata PT).
Il mio timore è non poterle dare ciò che le ho dato, in termini di aiuto e
sostegno negli studi, sino ad ora e la mia paura più grande sta nel pensare che
possa disamorarsi delle materie e pentirsi delle scelte di vita che
autonomamente le lasciamo fare.
Il mio disturbarla risiede nella ricerca di un suggerimento/consiglio da offrire
alla ragazza al fine di porla nella maniera corretta davanti ai testi classici e
con il giusto metodo di studio per un più proficuo e sicuro apprendimento
essendo consapevole di non poterle assolutamente darle, come le dicevo pocanzi,
il giusto aiuto che merita (l'unica sarebbe studiare anch'io le materie con lei
ma i miei orari sono tali da non consentirmelo).
Certo di un suo illuminante autorevole suggerimento, Le porgo sentiti
ringraziamenti per l'attenzione che dedicata ed i miei più cordiali saluti.
R. Innanzitutto mi lasci esprimere i miei complimenti a sua figlia per la scelta effettuata, pur senza l'appoggio della famiglia: il Liceo Classico - e lo dico pur sapendo di attirarmi l'antipatia di molti - e' a tutt'oggi la scuola piu' completa e formativa che esista in Italia, anche dopo la riforma Gelmini (che non ha cambiato quasi nulla). Con questa scuola Sua figlia avra' una preparazione completa, fondata su quei valori umanistici che oggi piu' che mai, in questa societa' disgregata, c'e' bisogno di recuperare. Solo studiando l'antico si puo' conoscere e valutare il mondo attuale, programmare il proprio futuro e divenire cittadini responsabili, in grado di comprendere criticamente la societa' in cui viviamo e di ragionare con la propria testa. Aggiungo poi, come Lei certo gia' sapra', che tutto il linguaggio delle arti e delle scienze (compresa l'arte del restauro) deriva dal greco, una miniera di conoscenze e di cultura che soltanto il Liceo Classico puo' offrire. Quanto al suggerimento che mi chiede, posso dirLe quel che di solito dico ai genitori degli alunni che si iscrivono al Classico, purtroppo pochi perche' qui da noi, ormai da anni, prevale di gran lunga il liceo scientifico. Le do soprattutto due consigli. Il primo e' quello di seguire fedelmente le richieste dei docenti e svolgere puntualmente i compiti da loro assegnati: il Liceo Classico infatti, contrariamente ai pregiudizi che ci sono in giro, non e' una scuola particolarmente difficile o riservata ai cosiddetti "geni", ma richiede comunque una continuita' d'impegno, ed e' quindi bene non restare indietro e non stare mesi senza studiare. Il secondo consiglio e' quello di non scoraggiarsi se, specialmente all'inizio, arrivassero risultati poco lusinghieri: tutti siamo passati in mezzo alle difficolta', e di fronte a un parziale insuccesso non bisogna abbattersi come spesso fanno i ragazzi di oggi, ma reagire impegnandosi ancor di piu' e cogliendo la soddisfazione di aver superato con le proprie forze gli eventuali ostacoli. Non si preoccupi poi di non poter dare alla ragazza il suo aiuto nel fare i compiti: molti dei miei alunni, tanto per citare l'esempio mio, hanno genitori che non hanno mai studiato greco e latino, eppure se la cavano egregiamente da soli. Del resto - e Lei converra' con me di questo - questi figli dovranno prima o poi rendersi indipendenti e fidare sulle proprie forze senza avere sempre dietro il babbo e la mamma pronti a proteggerli e a rassicurarli. Nella vita dovranno procedere con le loro gambe: e questa mi pare proprio l'occasione per cominciare a farlo. Mi faccia sapere poi. tra qualche tempo, come si trova Sua figlia nella nuova scuola.
Quesito n. 280
nom = Chiara
prenom = Ghi
sujet = Tesi di laurea- scritta su camino Rocchetta Mattei
message = Gentile professor Rossi,
la contatto per chiederle gentilmente un aiuto nella traduzione di alcune frasi
leggibili all'interno del castello della Rocchetta Mattei, in provincia di
Bologna. Ho inquadrato a grandi linee il significato ma vorrei avere una
traduzione corretta. La ringrazio.
1. HAEC OTIA NOBIS SED LIBERTATEM MAVIMUS AERIS
2. SIGNAVITQUE UMBRAS LUMINE DUCTA MANUS. VICTIMA STRATA JACET. HINC VETUS ILLA
FUGET. HISCE NOVA EX ERBIS MANU MEDICINA PARATUR.
R. Mi scuso per il ritardo della risposta, dovuto a miei improrogabili impegni. Se la scritta compare su un camino, essa potrebbe riferirsi alle funzioni che un tempo i camini svolgevano all'interno delle abitazioni: quella di riscaldare l'ambiente e quella di cucinare. La prima frase non è molto comprensibile, giacché letteralmente significa "Abbiamo questo tempo libero ma preferiamo la libertà del bronzo (o del denaro?", il cui significato si comprende soltanto se si conosce il soggetto della frase e la particolare situazione in cui fu scritta. La seconda pare riferirsi proprio all'arte della cucina, ma con argomenti del tutto diversi. Il primo periodo vale "La mano guidata da una luce distinse le ombre", cioè seppe riconoscere gli oggetti dalle loro ombre. Il secondo periodo pare riferito a qualche animale da arrostire o cucinare, perche' significa "La vittima giace distesa", con allusione ironica alle antiche cerimonie di sacrificio. Il terzo periodo vale: "Quella vecchia fuggirà di qui", ma è per me impossibile precisare a cosa si riferisca (e fuget dovrebbe scriversi fugiet). Il quarto periodo allude a qualche medicamento preparato tramite cottura, e significa: "Una nuova medicina viene preparata a mano con queste erbe". Di piu' non posso dirle, se non che tutta l'iscrizione continua a rimanermi piuttosto oscura.
Quesito n. 281
nom = Michele
prenom = Terlizzi
sujet = dubbio su pronuncia
message = gentile professore, ho un dubbio di pronuncia: "totiusque", avendo
l'accento sulla "u" si pronuncia "toziusque" o l'enclitica non muta la
pronuncia? Grazie.
R. Si pronuncia "totiusque", così come "totìus", anche senza l'enclitica -que, si pronuncia come è scritto, perché la i della desinenza -ius è lunga e accentata. Si mantiene la pronuncia "ti" e non "zi" anche nel caso in cui il gruppo "ti" sia preceduto da s, t o x: ad es. "bestia", "Sextius", ecc. Nel mondo classico, comunque, tale gruppo era pronunciato sempre "ti"; il passaggio a "zi" si è avuto soltanto nei secoli della tarda antichità, ed esattamente nel latino ecclesiastico, da cui deriva quello scolastico che ancor oggi noi insegniamo ai nostri allievi.
Quesito n. 282
nom = Cesare
prenom = L
sujet = Quantità, sillabe, accenti in latino
message = Buonasera, sto rivedendo ab imis le mie conoscenze di latino. Pur
essendo laureato in filosofia ho utilizzato le conoscenze del liceo solo per
tradurre umanisti italiani e vorrei rafforzare la conoscenza della didattica
della lingua latina.
Un argomento che ai tempi della scuola fu del tutto trascurato fu quello delle
quantità e dell'accento, oltre che della suddivisione in sillabe. Temi molto
correlati.
La mia lettura della Morfologia e Sintassi latina di Traina si è arenata al
primo capitolo, anche perché non intendo proseguire se non dopo aver compreso
ogni singola lettera del testo.
Quello che non intendo è perché parole come volucres e tenebrae si accentuano
sulla terzultima. Cito dal Traina: "Ciò avviene perché il gruppo consonantico cr,
br[...]appartiene tutto alla sillaba seguente e quindi la penultima resta
sillaba aperta in vocale breve[...]Ma si ha sempre involùcrum[...] perché la
penultima esce in vocale lunga[...]"
Traina A. et alii, [i]Morfologia e sintassi latina[/i], Cappelli 2007, pag.16
Perché la penultima, sillaba aperta, deve essere per forza breve?
Qualcosa mi sfugge. Mi può aiutare? Grazie infinite.
R. La regola generale che disciplina la pronuncia di tutte le parole latine è la cosiddetta "legge della penultima", ossia la quantità della penultima sillaba della parola: se essa è lunga, l'accento resta sulla penultima (ad es. monére); se invece è breve, l'accento si sposta sulla terzultima (ad es. lègere). Normalmente, per quanto attiene alle norme prosodiche, una vocale seguita da due consonanti è considerata lunga; pertanto, nei termini da lei citati, l'accento dovrebbe restare sulla penultima. Si dà il caso però che le stesse norme prosodiche ci dicano che, nel caso di gruppi consonantici formati da muta + liquida (appunto cr, br, pr, gl, cl ecc.), si possa determinare la cosiddetta positio debilis, per la quale le due consonanti non fanno posizione e quindi la vocale che precede resta breve, con conseguente spostamento dell'accento sulla terzultima, come appunto dice il Traina. Poiché la positio debilis, tuttavia, non è obbligatoria e non sempre si applica, può capitare che, con il medesimo gruppo consonantico, alcune parole si accentuino sulla penultima ed altre sulla terzultima (infatti lei, giustamente, cita involucrum, ed altri esempi si potrebbero addurre). Spero che la mia spiegazione le sia più chiara di quella del Traina, esimio filologo con il quale non ardisco confrontarmi; solo che io sono un professore di liceo, ed abituato pertanto a spiegare i concetti in modo più semplice e comprensibile.
Quesito n. 283
nom = Stefano
prenom = XXX
sujet = Tesina su Virgilio
message = Gentile Professore, ho quarantacinque anni e porto con me da quando ne
avevo all'incirca trenta una intensa passione per i classici antichi, che hanno
lasciato in me una traccia inaspettatamente profonda. Dico "inaspettatamente"
perchè in realtà quando ero ragazzo frequentavo il liceo classico con risultati
decorosi ma non certo da primo della classe, né posso dire che studiassi con
particolare entusiasmo, al più con una modesta media del 6,5 o del 7, che bene o
male riuscivo sempre a portare a casa, senza mai una materia a settembre. Nulla
di più però. Mi ritrovo ora a intromettermi nelle faccende scolastiche e nei
libri di mio figlio per tornare a rivivere anche tramite lui quelle sensazioni
di studente liceale che sento di non avere assaporato in pieno ai miei tempi.
Mio figlio mi prende bonariamente in giro, mi guarda un po' con affetto, un po'
con divertimento, e sopporta con pazienza le mie incursioni. Veniamo al quesito.
Mio figlio Alessandro sta frequentando il penultimo anno di scuola negli Stati
Uniti, ma non in una di quelle scuole offerte dai tradizionali programmi di
interscambio culturale, bensì in una high school, da me scelta dopo anni di
lunghe e faticose ricerche, che consentisse lo studio del greco e del latino:
una rarità negli USA (ho accumulato più conoscenze io di tutte le agenzie di
scambio italiane da me interpellate, tutte escludenti la possibilità di studiare
materie umanistiche negli USA; ma, come le dicevo, ormai sono diventato un
fanatico degli studi classici...). In latino Alessandro sta frequentando un AP
(ossia un Advanced Placement, cioè un corso avanzato), che in USA verte
monotematicamente su Virgilio e l'Eneide (così è in tutte le scuole statunitensi
- pochissime - che offrono lo studio del latino: l'AP in Latino verte solo ed
esclusivamente su Virgilio e l'Eneide). L'approccio è molto diverso rispetto al
nostro. Pochissima analisi diretta del testo, monotematicità del corso, ed altre
limitazioni ! che non le sto ad elencare. La qualità del nostro corso di lat!
ino in Italia è, insomma, di gran lunga superiore, praticamente senza confronto.
Alessandro è indeciso se continuare o meno con questo corso. Ora, io vorrei
domandare a Lei se a suo giudizio nell'Eneide e in Virgilio possono
rintracciarsi aree tematiche utilizzabili in terza liceo per la redazione di una
tesina. Se così fosse forse potrei sottoporne qualcuna ad Alessandro, come
elemento per valutare se abbandonare questo corso oppure portarlo a termine
nella prospettiva di poterne utilizzare alla maturità, cioè il prossimo anno di
rientro in Italia, alcuni spunti che dovessero emergere da questa esperienza di
studio all'estero. La ringrazio. Stefano.
R. Caro sig. Stefano, la sua lettera mi ha fatto molto piacere, e mi scuso se le rispondo così tardivamente, ma in questo periodo sono stato sommerso da vari impegni che mi hanno impedito di seguire tempestivamente la mia rubrica di consulenza. Sono contento del fatto che anche lei riconosca che la scuola italiana è molto migliore e più formativa di quella americana; e c'e' bisogno di dirlo e di ribadirlo, poiché l'esterofilia che da decenni impera nella nostra patria ha fatto e fa sì che venga sempre osannato, da tv e giornali, tutto ciò che avviene nei paesi stranieri, quasi che noi fossimo al fondo della civiltà e non al vertice, come invece siamo. L'esperienza di scambi culturali che la mia scuola ha effettuato con Francia, Inghilterra, Irlanda, Stati Uniti e persino Australia mi ha sempre dimostrato la stessa cosa: che cioè gli studenti stranieri sono infinitamente più ignoranti e meno preparati dei nostri, lavorano con metodi sciatti (soltanto test, niente compiti in classe o interrogazioni), e gli argomenti sono affrontati in maniera approssimativa e superficiale: ho personalmente conosciuto, tanto per fare un esempio, alunni francesi delle superiori che non avevano mai sentito parlare né della Rivoluzione né di Napoleone, il che è tutto dire! Cerchiamo quindi di essere più consapevoli dei nostri meriti, anche se ovviamente non possiamo negare le mancanze che indubbiamente ancora abbiamo. Venendo al suo quesito, le rispondo che spunti di lavoro e di approfondimento su Virgilio e l'Eneide, che evidentemente è l'unico argomento di cui gli americani sanno qualcosa, ve ne sono a iosa. Si va dalla ripresa del modello omerico (ma per fare questo occorrerebbe sapere anche un po' di letteratura greca), alla visione della guerra ed il contrasto fra la pietà virgiliana per i vinti e la necessità di esaltare Roma ed il principato augusteo, dalla raffigurazione del personaggio di Enea alla grande psicologia umana che affiora nel libro IV, quello del tragico amore della regina Didone. Per questi argomenti potrebbe consultare la mia storia della letteratura latina, che ne tratta ampiamente: è un'edizione destinata alla scuola e pubblicata dall'editore Loffredo di Napoli nel 2009 con il titolo di Scientia Litterarum (Virgilio è nel secondo volume). Potrebbe richiederla in una qualunque libreria che vende libri scolastici. Se poi le interessa in particolare la tematica su Didone e sul libro IV dell'Eneide, esiste anche una mia edizione commentata di questo importante libro, edita dall'editore Signorelli di Milano nel 1998 e più volte ristampato.
Quesito n. 284
nom = Vanessa
prenom = Galluccio
sujet = differenza tra i paradossi degli stoici di Cicerone e le contraddizioni
degli stoici di Plutarco
message = Carissimo professor Rossi, stupita di aver trovata una pagina web così
ben fatta, e ancor più della sua rara disponibilità, le chiedo una breve
spiegazione sulle principali differenze interpretative dei due trattati: "I
paradossi degli stoici" di Cicerone e "le contraddizioni degli stoici di
Plutarco". In attesa di risposta, cordiali saluti.
R. Gentile signora, la ringrazio per la lode nei miei confronti. Per quanto riguarda il quesito che mi pone, mi sento di dirle che non v'è sostanziale differenza, sul piano dottrinario, tra le due operette citate. Possiamo dire però che Cicerone, in quanto romano, era uno spirito pratico e non si addentrava più di tanto in questioni teoretiche e dottrinarie; dello stoicismo egli apprezzava l'esaltazione della virtù come principio fondamentale nella vita del cittadino, ma trovava in quella dottrina anche dei paradossi, come ad esempio il concetto secondo cui la virtù sia sufficiente all'ottenimento della felicità o quello, altrettanto criticabile, secondo cui soltanto il saggio è veramente libero, mentre tutti gli altri sono schiavi. Nella visione conservatrice dell'Arpinate, che faceva dell'antica repubblica romana il modello ideale di Stato, subordinare alla saggezza ogni altra virtù patria appariva un'idea inaccettabile. Per Plutarco le cose stanno diversamente: da simpatizzante del platonismo, infatti, egli non accettava dello Stoicismo alcuni principi teoretici, come ad esempio quello secondo cui il male ed il bene hanno un'unica origine nel Logos che tutto comprende, senza la dicotomia tipica dell'antica religione classica, poi confermata dal cristianesimo, tra questi due concetti etici antitetici. Plutarco addirittura giunse a pensare all'esistenza di una potenza avversaria di Dio (come il Maligno dei cristiani) che salvasse l'Essere divino da ogni contaminazione con il male. Vi sono poi altri aspetti di minor rilievo, ma non ho qui lo spazio per trattarli; si ricordi, del resto, che del trattato plutarcheo non esistono edizioni facilmente consultabili, come purtroppo accade per quasi tutti i Moralia, opera tanto grande quanto poco conosciuta.
Quesito n. 285
nom = Irene
sujet = tempo nella letteratura greca
message = Salve professor Rossi,
vorrei peparare il percorso per la prova orale dell'esame di maturità sul tempo
e vorrei chiederLe dei consigli. Io avrei pensato a Tucidide con il suo
"possesso perenne" ma vorrei anche dei riferimenti nella letteratura
ellenistica. Le sarei davvero grata per il suo aiuto.
Distinti saluti
Irene
R. Cara Irene, il tema del tempo viene spesso affrontato nelle tesine d'esame, e sotto varie forme. Il problema, dovendoti dare un consiglio, è che tu non mi hai detto sotto quale aspetto intenti trattare l'argomento. Se citi il "possesso perenne" (ktema eis aei) di Tucidide, mi viene da pensare che tu intenda parlare del valore educativo del tempo stesso, cioè del fatto che la conoscenza del passato serve a formare la cultura dell'umanità, a far cioè conoscere il presente e prevedere il futuro. Presso gli storici (e Tucidide è il primo a dirlo) la concezione del tempo va intesa in questa accezione; quindi, nella letteratura greca ellenistica, l'aggancio più opportuno è quello con Polibio, il quale, come il suo illustre predecessore, intendeva la storia appunto come formazione dell'uomo (più che come informazione) che il passato può darci, nel senso che il trascorrere del tempo contribuisce alla cultura dell'uomo mediante la conoscenza del passato. Esistono però tanti altri angoli visuali sotto i quali l'argomento può essere affrontato: c'è per esempio il motivo della fuga del tempo e della durata della vita, un tema questo che trova agganci sia nella letteratura greca (la lirica arcaica ed ellenistica) sia in quella latina, con autori come Orazio e Seneca. Fammi sapere, in proposito, quale linea tematica hai deciso di seguire.
Quesito n. 286
nom = roberta
prenom = di rosa
sujet = trachinie
message = trovandomi ad affrontare lo studio delle trachinie di sofocle, le
chiedo gentilmente di indicarmi dove posso trovare un'esauriente trattazione
delle scelte metriche adottate in esse, preferibilmente sul web. mi complimento
per la sua geniale ed impegnata iniziativa.
cordiali saluti
R. Le "Trachinie" di Sofocle sono una tragedia ricca di valori e di significati, soprattutto per quanto riguarda la visione dell'Autore dei rapporti tra l'uomo e il destino, vero fulcro ideologico del suo pensiero. Mi pare però di capire che a Lei interessa più l'aspetto formale e metrico, che in generale rientra negli schemi compositivi di tutte le altre tragedie: le parti recitate (prologo, episodi) sono in trimetri giambici, tranne un breve esordio in anapesti all'inizio dell'esodo ed una breve sezione, sempre in metro anapestico, al termine della tragedia (vv. 1259-1278). La scansione metrica di questi due sistemi, giambico e anapestico, può essere reperita in qualsiasi manuale di metrica greca: come indicazione bibliografica posso darle quella del manuale di B.Gentili, La metrica dei greci, edizioni D'Anna, Firenze). Quanto alle parti cantate (parodo, stasimi, commi e monodie), esse sono tutte in metro lirico, formate cioè da versi di diversa lunghezza e struttura che venivano eseguiti con la melodia musicale e che in parte sono ancora discussi, nella loro esatta determinazione, dalla critica. Le consiglio quindi di studiare la scansione dei versi recitativi e di lasciar perdere i metri lirici, che non credo Le verranno richiesti da nessun docente, né di Liceo né universitario.
Quesito n. 287
nom = sara
prenom =
sujet = tesina
message = mi scuso per il disturbo e mi presento: sono sara e frequento il liceo
montale di roma, quest'anno ho la maturità e sto già pensando alla tesina che
porterò. Per ora ho affrontato davvero poco del programma di quest'anno ma sono
stata colpita dalla tematica dell'infinitamente grande e infinitamente piccolo
incontrata in diverse materie. Le chiedo gentilmente se può suggerirmi qualche
collegamento che sia pertinente e non banale, dal momento che mi infastidisce
portare argomenti che la commissione sarà costretta a sentire più di una volta!!
Per esempio l'inf grande e inf piccolo in Kant è scontato e lo porta una mia
compagna.. come il monaco in riva al mare di Friedrich.. la ringrazio e spero in
una sua risposta. :)ops dimenticavo, faccio il classico!!
R. Cara Sara, questo argomento appartiene, secondo me, alla tematica filosofica piu' che a quella letteraria. L'argomento e' presente nel pensiero greco fin dalle origini, cioe' dal periodo dei filosofi presocratici (Talete, Empedocle, Anassagora ecc.); si potrebbe tuttavia concentrare l'attenzione su Democrito e, sulla base di esso, su Epicuro, che rilancia la teoria degli atomi come particelle indivisibili e costitutive della materia. Questa impostazione e' ripresa nella letteratura latina da Lucrezio, che ne fa l'argomento principale dei primi due libri del De rerum natura. Anche il tema dell'infinitamente grande puo' essere interpretato in vari modi; a me viene in mente, come prima cosa, il concetto di divinita' come Logos universale che avevano gli Stoici, i quali vedevano l'elemento divino come presente in ogni essere vivente ed in ogni manifestazione della natura, aderendo cosi' a un panteismo che rivela ovunque la presenza di Dio. Nella letteratura greca echi di questa concezione si hanno, ad esempio, in Arato di Soli e, piu' tardi, in Plutarco; in latino, invece, l'autore di riferimento e' senz'altro Seneca.
Quesito n. 288
nom = Sara
prenom = Pattuelli
sujet = traduzione dell'infinito futuro
message = Gent. mo Prof. Rossi, mi chiamo Sara Pattuelli e abito a Rimini. Sono
laureata in lettere moderne all'università di Bologna, con una tesi in didattica
della lingua latina. Ho appena terminato un master in didattica della lingua
latina all'università Tor Vergata di Roma. Ho avuto solo un'esperienza
d'insegnamento durata un anno in un liceo scientifico dove è in uso il metodo
Orberg. Ora sono disoccupata e svolgo ripetizioni di latino e italiano, ma non
importa perchè il mio obiettivo è quello di diventare un' insegnante "abilitata"
di latino e italiano e fare della mia passione una missione per gli altri. Mi
scuso se mi sono dilungata nel descrivermi, ma anche io, come lei nel suo sito,
ho voluto parlarle anche un pò di me. Mi trovo in contrasto con un professore
che insegna ad alcuni alunni che ho a ripetizione: ha esortato i suoi studenti a
tradurre le infinitive con l'inf. futuro con le sfumature della perifrastica
attiva e non, come invece spiego io, con il futuro semplice con tempo principale
e con condiz. passato con tempo storico. Io spiego che l'inf. futuro serve per
rendere la posteriorità nella consecutio dell'infinito, non che è la forma
infinitiva della perifrastica attiva. Vorrei sapere cosa ne pensa lei, non ho
trovato sui tanti libri di grammatica che posseggo nulla sul modo di tradurre
del collega. Grazie infinite per il tempo che mi ha dedicato.
R. Gentile Signora, ha fatto bene a descriversi e a fornire qualche notizia su di se'; io non ci vedo nulla di male. Commento brevemente quanto ha detto sulla sua esperienza di insegnamento: io sono nettamente contrario al metodo Orberg, che giudico utopistico e inadeguato: il latino non e' apprendibile come le lingue moderne, perche' queste ultime si devono studiare per la conversazione, mentre le lingue classiche si studiano per comprendere i testi. Ho potuto ben notare che quel metodo funziona solo all'inizio, quando si traducono frasine elementari, ma quando si passa ai classici veri esso naufraga del tutto. Occorrono buone grammatiche e tanto esercizio di traduzione, e soprattutto la volonta' di far funzionare il cervello e saper ragionare. Quanto al quesito che mi pone, debbo dirle che a mio parere ha ragione Lei, perche' normalmente la traduzione delle infinitive con l'infinito futuro e' quella che Lei ha indicato; pero' neppure il collega in questione ha tutti i torti, perche' in effetti l'infinito futuro (a parte la costruzione della cosiddetta "perifrastica attiva") contiene talvolta l'idea dell'intenzione, della volonta' di realizzare cio' che e' dichiarato nella reggente. Pertanto, se e' buona norma tradurre una frase come dico me hoc facturum esse con "io dico che faro' questo", in certi casi puo' assumere anche il senso di "dico che ho intenzione di fare cio'". In alcuni casi pero', non sempre.
Quesito n. 289
nom = Fabio Filippo
prenom = Barbieri
sujet = Un consiglio sulle letture dei classici
message = Salve egregio professor Rossi,
le avevo inviato non molto recentemente una mail in quanto avevo incontrato
delle difficoltà nell'avanzarle il mio quesito tramite questo servizio di
consulenza, ma purtroppo non mi è arrivata risposta alcuna, a volte succede che
gli altri mi rispondono e io non ricevo nulla.
Comunque, non si preoccupi. Mi ri-presento: il mio nome è Fabio e frequento il
terzo anno del liceo scientifico a Padova. Ardo letteralmente nel "sacro fuoco"
del latino e del greco: queste affascinanti lingue morte costituiscono la mia
passione maggiore. Purtroppo non ho molto tempo da dedicare al greco,
considerano che già frequento un liceo molto impegnativo di per sè. Nonostante
questo, ho cominciato (a dir la verità l'avevo cominciato anche in prima media,
in terza media, in prima e in seconda superiore, ma poi ho sempre lasciato
stare) stavolta seriamente lo studio della grammatica e della letteratura greca.
Sono ormai arrivato a buon punto: l'aoristo. Mi sono inoltre prefissato di
arrivare in quarta superiore avendo terminato tutta la parte linguistica, così
da lasciare gli ultimi due anni prima dell'università per la letteratura e la
lettura diretta dei classici in greco. Ora, c'è un problema. Secondo un mio
libro di antologia greca, in prima liceo si legge Omero e g! li storici, in
seconda i lirici e Platone, in terza i tragici e gli oratori. Vorrei chiederle,
dunque, cosa è indispensabile leggere, perché ho due anni di tempo prima
dell'università, invece di tre.
R. Caro Fabio (Filippo), forse hai qualche problema sul tuo computer, perche' io non ho ricevuto, prima di questa, alcuna mail ne' richiesta al servizio di consulenza. Passando alle tue affermazioni, mi stupisce anzitutto una cosa, e la domanda, come diceva qualcuno, sorge spontanea: se hai questo "sacro fuoco" per il latino ed il greco, perche' non hai fatto il Liceo Classico invece dello scientifico? Purtroppo anche qua da noi la grande maggioranza dei ragazzi si iscrive allo scientifico senza riflettere, salvo accorgersi piu' tardi che il Classico e' la scuola piu' completa e formativa, soprattutto perche' il greco, proprio la materia che piu' spaventa i ragazzini delle medie, apre un orizzonte di cultura e di formativita' che le altre scuole, compresi i cugini dello scientifico, non possono avere. Comunque ormai la scelta l'hai fatta e non puoi tornare indietro; anzi mi complimento con te per la tua tenacia e la tua passione. Quanto alle letture di classici, io non darei alcuna importanza ai programmi ministeriali, che oltretutto sono ampiamente modificabili con l'autonomia scolastica: io stesso, ad esempio, non leggo piu' gli storici in prima liceo, ma li ho portati in seconda, ne' gli oratori in terza ma in prima, dove il linguaggio semplice di Lisia, ad esempio, puo' essere ben compreso da alunni provenienti dal Ginnasio. Se vuoi imparare a tradurre il greco, visto che purtroppo non lo studi a scuola, devi iniziare da autori piuttosto semplici e certamente di prosa, come Lisia, Senofonte, Luciano e anche Plutarco; successivamente potrai passare ai testi poetici iniziando senz'altro da Omero, il padre della letteratura greca, per proseguire poi con i lirici arcaici (Archiloco, Saffo ecc.) ed in seguito con i poeti tragici. Ti consiglio di affiancare alla grammatica anche la storia della letteratura, per poter comprendere nella loro personalita' gli autori che leggi. Manca ancora alla scuola italiana una letteratura greca degna di questo nome; la migliore per adesso, a mio giudizio, e' quella di D.Del Corno, pubblicata dall'editore Principato di Milano.
Quesito n. 290
nom = Jane
prenom = Liloia
sujet = metrica
message = Sign.Rossi sono una studentessa della facoltà di lettere,mi chiedevo
se lei saprebbe indicarmi qualche casa editrici che pubblichi ancora i testi con
la metrica..Mi servirebbe il 4 libro dell'eneide,e il primo libro dell'elegie di
Properzio.Grazie anticipatamente.
R. Dico la verità: mi stupisce un po' che una studentessa universitaria abbia queste difficoltà con una metrica piuttosto semplice come quella dell'esametro e del distico elegiaco, che si dovrebbe studiare in tutti i licei. Io comunque, signorina, le consiglio di procurarsi un buon manuale di metrica latina come, ad esempio, quello di Zambaldi, Elementi di prosodia e di metrica latina, ediz. Loescher Torino, oppure, in alternativa, qualunque libro scolastico di classici che riporti gli schemi metrici; in base a quelli potrà effettuare la scansione sui testi che le servono. Non mi risulta che esistano edizioni dei classici con la scansione metrica segnata sopra i versi: sarebbe fastidiosa e renderebbe l'immagine del testo poco attraente. Forse questo esisteva nei vecchi "traduttori", libretti a uso di studenti svogliati che volevano trovarsi già tutto fatto, che offrivano anche la metrica. Provi in qualche libreria di testi usati, forse troverà quel che cerca.
Quesito n. 291
nom = Alessandra
prenom =
sujet = Problemi di didattica e di legislazione scolastica.
message = Gentile professore, sono una studentessa universitaria che per
mantenersi dà ripetizioni sia di greco sia di latino.
L'altro giorno mi è capitato un caso curioso: alcune ragazze, provenienti dalla
prima Ginnasio, sono in una strana situazione ed alquanto confuse, in quanto il
loro professore non affronta nè la grammatica, nè la morfologia, nè la sintassi
di latino o greco, ma pretende di voler insegnare loro queste lingue "in natura"
(così lui definisce questo metodo), ovvero leggendo brani in greco ed offrendo
la traduzione di ogni vocabolo, senza spiegare forme verbali, sostantivi e
quant'altro.
Mi rendo conto che è difficile da comprendere, io stessa ci ho messo parecchio.
Le faccio un altro esempio: si mette a parlare del corpo umano ed elenca i
vocaboli in greco (come si dice "naso", "bocca"...), oppure guarda dalla
finestra ed elenca in greco ciò che vede ("erba", "tetti", "fiori"..).
Le sue lezioni consistono essenzialmente in questo.
Il quesito che le volevo porre è: c'è un regolamento scolastico che indichi gli
obblighi didattici dei professori?
Ci sono obblighi dettati dal ministero, o programmi ai quali i professori non si
possono sottrarre?
Ho cercato ovunque ma non trovo nulla, saprebbe indicarmi o un sito o documenti
su cui poter trovare qualcosa di utile al mio caso, in modo da avere "qualcosa
di concreto" in mano, scritto nero su bianco per poter contestare questo metodo?
Vorrei aiutare queste ragazze al più presto.
Non si possono demolire due lingue meravigliose in questo modo.
La ringrazio infinitamente per il tempo che mi dedicherà.
Distinti saluti.
R. Gentile signorina, ho letto con piacere questo Suo messaggio, perche' noto che Lei ama veramente le nostre lingue classiche ed intende insegnarle in modo corretto. Mi piacerebbe sapere chi e' questo docente che imposta il suo lavoro in tal modo e in quale citta' opera; ma purtroppo distorsioni di questo tipo sono presenti in molti luoghi e diffusi soprattutto per il latino, dato che in molte scuole viene adottato il famigerato metodo Oerberg, che consiste nell'insegnare questa lingua alla stregua delle lingue moderne, cioe' mediante la conversazione e il dialogo. Ho avuto altre occasioni di esternare la mia totale contrarieta' a questo metodo, perche' e' evidente che le lingue antiche non debbono essere studiate per la conversazione, come quelle moderne, ma per leggere i testi, ed inoltre va tenuto presente che la sintassi greca e latina e' profondamente diversa da quelle moderne, cosi' come l'ordo verborum, ossia la collocazione delle parole nell'ordine logico del periodo. Purtroppo il desiderio di novita', un rivoluzionarismo non ancora spento nella nostra Patria che, a partire dal '68, ha inteso modificare e cambiare tutto, ha portato a queste aberrazioni, destinate inevitabilmente a fallire: se all'inizio, infatti, il metodo "naturale" (cosi' lo chiamano) puo' funzionare per semplici frasi come "come ti chiami?", "da dove vieni?" ecc., ben diverso e' il risultato che si ottiene con i brani d'autore, che con questo metodo sono assolutamente incomprensibili. Un procedimento simile era in uso nei secoli dell'Umanesimo e del Rinascimento, quando si partiva direttamente dai testi; ma ben diversa era la mentalita' dei discenti di allora, che si chiamavano Valla, Poliziano, Alberti, Ficino o che dir si voglia, da quella degli studenti attuali. Con gli alunni di oggi un metodo del genere e' semplicemente una follia: occorre partire da buone basi di grammatica italiana per poi affrontare gradualmente lo studio delle lingue classiche, delle quali alcune strutture morfologiche (declinazioni, pronomi, forme verbali) debbono per forza di cose essere mandate a memoria; a questo deve sempre affiancarsi l'esercizio, ovviamente con anticipazioni sintattiche e con la possibilita' per l'alunno di esercitare il proprio senso critico. Soltanto alcune strutture conclusive della sintassi, come il periodo ipotetico dipendente o l'oratio obliqua, possono affrontarsi partendo direttamente dagli esempi testuali.
Quanto a cio' che mi chiede per contrastare il bizzarro metodo di "lavoro" del collega da Lei citato, io non ho molto da dirle: non mi risulta che esistano norme ministeriali che disciplinino il metodo di insegnamento dei docenti, i quali, oltretutto, amano poco o nulla il mettersi in discussione, e sono soliti invocare - come fosse uno scudo impenetrabile - l'art. 33 della Costituzione, che recita "l'arte e la scienza sono libere e libero ne e' l'insegnamento". Esistono linee generali sui programmi da svolgere, ma non indicazioni metodologiche coercitive: ciascuno, in altre parole, opera come vuole, purche' svolga il programma. Ci sono - e' vero - i dipartimenti scolastici che dovrebbero agire in tal senso, ma in molte scuole il loro ruolo e' fortemente ridotto ed in pratica ogni professore, chiusa la porta dell'aula, fa quello che vuole. Ma, aggiungo io, se il metodo di insegnamento e' sbagliato e inefficace, i fruitori di esso - cioe' gli studenti e le famiglie - non hanno forse titolo a chiederne conto ed opporsi ad esso? Questa mi pare l'unica strada percorribile: che cioe' gli studenti e le famiglie scrivano una lettera ufficiale al Dirigente Scolastico dove lamentano l'inefficacia e l'inutilita' di questo metodo, e ne chiedano l'abbandono immediato. Il Preside non potra' ignorare una richiesta scritta dell'utenza, ed eventualmente convochera' un consiglio di classe, dove gli studenti potranno esporre le loro ragioni. Se il docente non si adegua, potra' anche essere sanzionato dal suo superiore, che e' appunto il dirigente scolastico, o preside che dir si voglia. Altre strade non ne vedo, e non conosco siti web o documenti che possano aiutarvi in questa vostra giusta rivendicazione.
Quesito n. 292
nom = Miriam
prenom = Fiore
sujet = tesina per liceo classico
message = salve...per caso mi sono imbattuta in questo sito mentre facevo
ricerche per preparare il percorso per la maturità...frequento l'ultimo anno di
liceo classico...suono e amo il violino...perciò vorrei incentrare tutto i l
discorso su di esso...tuttavia mi rendo conto che i collegamenti con varie
materie quali storia o letteratura latina e greca non sono molto facili da
trovare... avrei pensato di cominciare con il violinista verde di chagall...vorrei
qualche suggerimento per quanto riguarda i collegamenti...la ringrazio
R. Cara Miriam, nel mondo classico il violino non esisteva ancora, e non vedo quindi quali collegamenti si possano fare. Altro discorso è se tu intendi parlare della musica in generale, come armonia dell'universo e della mente umana. In tal caso il mondo classico ti offre varie possibilità, a cominciare dalle leggende su Orfeo, Terpandro e Arione, mitici cantori che con i loro strumenti e la loro voce piegavano anche le forze naturali e incantavano tutti gli esseri viventi. Della musica come parte della perfezione universale, diretta emanazione del mondo superno dell'Iperuranio, parla anche Platone, mentre in epoca imperiale Plutarco scrive un trattato sulla musica, dove i vari ritmi possibili vengono paragonati a quelli della natura. Mi pare quindi che il tuo argomento sia troppo specifico, per cui le soluzioni sono soltanto due: o rinunci a inserire nella tesina le discipline classiche oppure cambi l'argomento stesso.
Quesito n. 293
nom = Giorgio
prenom = De Sisto
sujet = Difficoltà di traduzione
message = Buongiorno,
sto studiando per diletto la lingua latina e mi scuso per la banalità del mio
quesito. Ho difficoltà a tradurre una frase per una traduzione che dovrei
consegnare a breve. Mi potreste dare un aiuto?
la frase incriminata è "Solo le anime coraggiose combattono per la libertà".
R. La frase che mi propone è molto semplice a tradursi in latino. Esisterebbero diverse possibilità di variazione, ma la resa più semplice è: "Strenui animi tantum pro libertate pugnant". Credo che anche un alunno del primo anno di corso avrebbe potuto risolverle il problema.
Quesito n. 294
nom = pippo
prenom =
sujet = aiuto x traduzione
message = AMARE NEMINEM POTES NISI PRIUS TE IPSUM AMET
Vorrei conoscere la traduzione ( più veritiera possibile ) della frase : NON
PUOI AMARE NESSUNO, SE PRIMA NON AMI TE STESSO.
Non conosco affatto il latino e vorrei essere sicuro che della veridicità della
traduzione visto che poi mio figlio la tatuerà e non vorrei incorresse in
qualche sbaglio indelebile.
Lui asserisce che quella a capo del testo sia veritiera ... cosa ne pensate Voi?
grazie
R. La frase che ha scritto è sostanzialmente corretta, con un errore formale solo nell'ultima parola, che deve essere "amas", invece di "amet". Infatti "amet" è la terza persona del congiuntivo, che in questo caso non è affatto indicata; occorre usare la seconda persona dell'indicativo, corrispondente all'italiano "tu ami". Detto ciò, mi lasci dire una cosa: ma perché suo figlio deve rovinarsi il corpo con i tatuaggi? Non è meglio ricordare a mente le frasi importanti, farne tesoro e saperle dire al momento opportuno? Mi perdoni, ma io appartengo ad una generazione ormai invecchiata, che non ama i tatuaggi, i "piercing", gli orecchini ecc., e non vede di buon occhio nemmeno i telefonini cellulari.
Quesito n. 295
nom = sissi
prenom =
sujet = aiuto tesina
message = Egregio prof.Rossi è la prima vota che visito il suo sito e lo trovo
molto interessante. Frequento l'ultimo anno di liceo classico e vorrei stilare
la mia tesina sull'omosessualità. che ne pensa? può darmi qualche suggerimento
originale? Di greco ho pensato a Saffo ma è del programma del 4 anno. può
suggerirmi qualche altra cosa? la ringrazio in anticipo.
G. Che confusione è venuta fuori con questo quesito! Intanto mi hai trasmesso un nome apparentemente femminile "sissi", seguito poi da un "prenom", cioè un cognome, dove hai scritto per intero le tue generalità, che risultano maschili, ma che io non pubblico per ragioni di riservatezza. Forse ciò è in relazione con l'argomento della tesina? Comunque sia, la scelta di questo tema è abbastanza originale, e può essere trattato tranquillamente. Come si sa, questo tipo di amore era diffuso nel mondo greco, sia da parte maschile che femminile, e soprattutto presso le classi aristocratiche. La menzione di Saffo va bene, e non devi preoccuparti del fatto che sia programma del quarto anno: come ho detto altre volte, gli studenti possono liberamente fare riferimenti ai precedenti anni di corso, che anzi sono graditi alla commissione d'esame perché rivelano un più ampio spazio culturale a disposizione dell'alunno. Anche nel programma di quest'anno vi sarebbero però alcuni spunti: basti pensare, ad esempio, ai carmi pederotici di Teocrito, oppure alla relazione tra Eracle e Ila in Apollonio Rodio (libro I). Nel mondo romano l'omosessualità non era approvata dall'opinione comune, benché non condannata a livello giudiziario. Nella letteratura latina gli accenni di questo tipo si trovano in Catullo e anche in Virgilio ad esempio (ecloga II); si tratta però di semplici motivi letterari, senza vera corrispondenza nella realtà quotidiana.
Quesito n. 296
nom = Davide
prenom =
sujet = informazione
message = Salve professore, avrei interesse nel chiederle se conosce all'interno
della tematica del giustificazionismo e/o critica al sentimento di
prevaricazione tipico dell'imperialismo delle fonti particolari in ambito latino
e greco e, se le fosse possibile, anche filosofico oltre a quelle già da me
trovate ovvero:
latino- tacito discorso di calgaco (contro)
discorso di ceriale (pro)
sallustio lettera di mitridate (contro)
conferenza carneade (contro)
greco-tucidide discorso dei meli (contro)
discorso pericle (pro)
filosofia darwinismo sociale
hanna arendt filosofa del totalitarismo
nietszche e l'ubermensch
ringraziando anticipatamente
R. Caro Davide, diciamo che le fonti che hai trovato per la tua tesina sono già più che sufficienti, senza che se ne aggiungano altre. Devi però mettere ordine all'interno del lavoro, perché il giustificazionismo e la critica sono due concetti contrapposti, e non mi è ben chiaro se tu intendi trattarli entrambi o soltanto uno dei due. Per la visione critica dell'imperialismo romano, nella letteratura latina ci sono soltanto due testi possibili e tu li hai indicati tutti e due: quello di Sallustio e quello di Tacito. Se ti interessa anche il lato filosofico della questione, limitato però al mondo antico, ti consiglio di approfondire il motivo della conferenza di Carneade e la posizione critica degli stoici come Panezio, i quali, sul principio dell'uguaglianza naturale di tutti gli uomini, contestavano l'idea stessa di conquista che i Romani ponevano al centro della loro politica estera. Come ben si nota dal De officiis di Cicerone (che puoi citare) gli stoici stessi, per convenienza e per favorire la loro integrazione nella società romana, furono costretti a cambiare questa loro rigida posizione iniziale, già superata ai tempi di Posidonio (I° secolo a.C.). Questo potrebbe essere un utile argomento aggiuntivo alla tua tesina.
Quesito n. 297
nom = margherita
prenom = sacchitello
sujet = aiuto per la tesina (esami di stato)
message = salve..frequento il liceo scientifico e a breve farò gli esami..come
argomento della mia tesina ho scelto "dopo le tenebre c'è sempre la
luce"..volevo chiederle un aiuto per trovare un collegamento con un autore di
letteratura latina..ho letto una sua risposta in cui parla di lucano ma non
riesco a capire il nesso..aspetto una sua risposta e la ringrazio in anticipo
R. Cara Margherita, mi occorrerebbe sapere in che senso tu intendi la frase "dopo le tenebre la luce". Se, come penso io, si tratta di un messaggio ottimista, nel senso che dopo un periodo nero della vita c'è sempre la possibilità di migliorare il proprio stato, allora tra gli autori latini potresti scegliere Seneca, ed in particolare opere come il De tranquillitate animi ed il De brevitate vitae. Qui il filosofo prende in esame i motivi di angoscia e afflizione degli uomini, che sono dati sia dalla paura della morte che dai problemi esistenziali quotidiani; ma la serenità del saggio, che vive come un dio fra gli uomini, riesce a superare questo senso di insoddisfazione umana ed a condurre alla felicità. Non credo di avere parlato di Lucano a questo proposito.
Quesito n. 298
nom = Francesco
prenom = xxxx
sujet = Passi classici dedicati alle madri
message = Salve Professore.
Prima di tutto, Le chiedo la cortesia di non pubblicare i miei dati.
Premesso ciò, mi presento. Mi chiamo Francesco e frequento la facoltà di
Economia, dopo aver conseguito la maturità classica. Amo molto le lingue (che
personalmente ritengo tutt'altro che morte!)e le letterature classiche e sono
qui a porLe un quesito "particolare". Vorrei sapere se può indicarmi dei testi o
dei passi in cui si parla della figura della madre; sto pensando ad un regalo un
po' speciale per la mia e vorrei farle una dedica altrettanto speciale.
La ringrazio molto per la Sua attenzione e colgo l'occasione per farLe i
complimenti per l'organizzazione e l'utilità del suo sito web.
R. La sua richiesta è alquanto originale e interessante, ma non facile da esaudire, perché nel mondo classico la figura della madre, pur così importante per noi, ha molto minore spazio di quella del padre, a cui nella sostanza era affidata l'educazione dei figli. Però ci sono nelle letterature classiche figure di madri delineate con molta dolcezza e precisione. Un passo di greco, a questo proposito, è nelle Troiane, tragedia di Euripide, dove Andromaca, moglie di Ettore, piange disperata perché i Greci vogliono uccidere il suo unico figlio, ancora bambino, perché temono che da grande ripeta le gesta del padre; qui l'amore di una madre per il figlio è rappresentato in tutta la sua essenza. In una commedia latina di Terenzio invece, l'Hecyra, una madre ingiustamente accusata di aver provocato la separazione del figlio dalla moglie rinuncia a difendersi e si dice persino disposta a lasciare libera la casa per la giovane coppia, rinunciando generosamente a quanto aveva di più caro; il giovane Panfilo allora, cioè il figlio, ringrazia la madre e le si mostra riconoscente. Questi sono solo due esempi, e altri se ne potrebbero fare; ma questo tema, come ripeto, non è uno dei più trattati dagli autori classici.
Quesito n. 299
nom = valentina
prenom = guida
sujet = tesina sull' antieroe
message = salve,avrei bisogno di aiuto per la tesina della maturità.in latino
avrei pensato petronio e la figura di trimalchione,in greco o apollonio rodio cn
la figura di giasone(ma se fosse possibile un altro collegamento sarebbe
meglio)e in filosofia e in storia avrei bisogno di aiuto grazie :)
R. Valentina, ho già detto più volte che io rispondo soltanto a quesiti riguardanti le mie materie, che sono il latino ed il greco; ho anche altre competenze, ma non mi sbilancio a dare consigli per storia, filosofia o altro, e per queste discipline devi consultare gli appositi insegnanti. Restando quindi nell'ambito del mondo classico, la tesina sull'antieroe è piuttosto comune, ma ciò non significa che tu non possa dire qualcosa di originale. In ambito latino, se vogliamo restare sul piano della figura eroica tipica del poema epico, allora dovresti trattare, anziché Petronio, il tema in Lucano, dove i due personaggi di Cesare e di Pompeo sono entrambi antieroi, perché hanno perduto i valori tipici dell'eroismo classico; Cesare, addirittura, è l'antitesi di Enea, perché quanto l'eroe virgiliano buono e pio altrettanto lui è empio e malvagio. Nella letteratura greca il personaggio di Apollonio Rodio è ben scelto, ma ve ne sono anche altri: io aggiungerei ad esso anche il Teseo dell'Ecale di Callimaco, che rinuncia ai valori eroici tradizionali (da Omero alla tragedia) per assumere uno status morale del tutto nuovo, tipico del mondo ellenistico: i suoi ideali sono quelli del dovere, dell'amicizia e dell'ospitalità, principi tipici del mondo ellenistico, che è attento al particolare ed ai problemi dell'individuo.
Quesito n. 300
nom = Marilo
prenom = Papa
sujet = Tesina d'esame
message = Gentile Prof., ho scoperto da poco il suo spazio "Consulenza" in
questo sito, è proprio quello di cui avrei bisogno in questo momento! Tra non
molto dovrò affrontare la maturità classica e, di conseguenza, dovrò preparare
la tesina, che avrei pensato di impostare su tre punti focali, che abbracciano
vari autori, in particolare di filosofia e italiano, in modo da trovarmi
avvantaggiata nella ripetizione dei programmi di queste materie. I temi sono :
- La psiche, soffermandomi sulla sfera dell'inconscio;
- L'alienazione;
- L'infinito;
Il mio dubbio sussiste per quanto riguarda la scelta degli autori greci e latini
: io ho pensato a Menandro, Seneca o Teocrito, che tra l'altro, sono quelli che
preferisco. Sicuramente la sua esperienza da insegnante può essermi d'ausilio
nella scelta, per questo mi sono rivolta a lei.
La ringrazio anticipatamente.
R. Per prima cosa ti dico che una tesina così impostata è eccessiva e di difficile realizzazione. I tre argomenti non risultano ben legati tra di loro e danno la netta impressione della forzatura; meglio quindi scegliere uno solo dei tre e approfondirlo sulla base di due o tre materie, che può anche essere sufficiente. Se scegli il primo argomento, la materia cardine è la filosofia (Freud); puoi però inserire anche, per il greco, Apollonio Rodio, perché lo studio psicologico del personaggio di Medea nelle Argonautiche è trattato in maniera quasi psicanalitica ante litteram, visto il lungo ed inconscio processo con cui la ragazza si accorge del proprio amore per Giasone (c'è anche l'elemento del sogno, che secondo Freud visualizza i contenuti dell'inconscio). Per il secondo punto, l'alienazione, l'autore antico che più vi si avvicina è senza dubbio Seneca, che nel De brevitate vitae parla appunto dell'uomo alienato, di coloro cioè che, dedicandosi freneticamente alle loro occupazioni e sprecando così il loro tempo, si alienano dalla realtà e rinunciano a vivere secondo coscienza. Per il terzo argomento, l'infinito, l'autore di riferimento di latino potrebbe essere Lucrezio, che concepisce l'infinito nella teoria epicurea degli atomi e del vuoto, le uniche entità che non hanno numeri e confini e che sono eterne per loro natura, mentre tutto quel che riguarda il mondo sensibile è limitato e caduco. Anche nella letteratura greca dovremmo citare dei filosofi come Epicuro, ad esempio, perché nella concezione religiosa olimpica il concetto dell'infinito è quanto mai nebuloso e difficilmente individuabile.
Quesito n. 301
nom = Michele
prenom = Ardito
sujet = Il tema dell'informazione
message = Salve prof. Rossi,
innanzi tutto mi congratulo con Lei per il bellissimo punto di vista sulla
cultura. Davvero da ammirare!
Il mio quesito può risultare abbastanza complicato, dato che ho necessità di
collegare il tema del mio percorso "Informazione e Democrazia" anche con Greco e
Latino, tema molto attuale. La mia docente mi ha consigliato Callimaco e Tacito,
ma i collegamenti suggeriti sono poco chiari e mi sembrano un po' arrangiati.
Lei cosa mi consiglia? In quali autori è importante almeno il tema
dell'informazione, se non quello della democrazia? Grazie in anticipo, ancora
complimenti per il suo grande lavoro.
R. Intanto grazie per i complimenti che mi rivolgi. Il quesito che tu poni, come tu stesso dici, è abbastanza complicato, perche' il titolo non sembra molto coerente: cosa intendi per "informazione e democrazia"? Forse il modo in cui i regimi democratici danno notizia di sè e come lasciano agli altri liberta' di parola e di opinione; sarebbe importante sapere se questo è il senso che tu dai alla tua tesina, perche' i consigli sugli autori ne derivano di conseguenza. Per la verità l'unica democrazia che nel mondo antico può dirsi tale è quella ateniese del V° secolo a.C.; a tal proposito, se vogliamo parlare di informazione data da questo regime, non possiamo trascurare il celebre epitafio di Pericle del II° libro di Tucidide, dove, oltre alla commemorazione dei caduti, si parla anche dell'essenza della democrazia e dei rapporti di forze all'interno di essa. Non devi preoccuparti del fatto che Tucidide e' programma dell'anno scorso, tu nella tesina puoi inserire cio' che vuoi, anche al di fuori dei programmi ministeriali; a tal riguardo ti dico che Callimaco mi sembra entrarci poco con l'argomento del tuo lavoro, a meno che tu lo intenda in un senso che a me e' sfuggito. Quanto all'ambito latino Tacito puo' forse andare bene, sia quando denuncia l'imperialismo romano nel discorso di Calgaco dell'Agricola sia nella visione pessimistica del popolo e delle varie classi sociali; ma il regime imperiale in cui vive lo scrittore e' tutt'altro che una democrazia. Se tu intitolassi la tua tesina "potere e informazione", a mio giudizio, i collegamenti sarebbero senz'altro piu' chiari e pertinenti.
Quesito n. 302
nom = Giulia
prenom = Giannetti
sujet = tesina liceo classico europeo
message = Gentile Prof. Rossi sto preparando la tesina per la maturità sul tema
dell'infanzia (il bambino fanciullo, il bambino lavoratore, il bambino oratore).
Ho visto che ha già risposto ad altri con consigli molti utili. Io avrei però un
problema: non abbiamo studiato Quintiliano e il professore non vuole che io lo
citi nella tesina. Chi altri potrei prendere in considerazione? La ringrazio per
la sua cortesia. Un caro saluto Giulia
R. Anche l'argomento della tua tesina, come altri, non e' ben chiaro: come si lega infatti il bambino fanciullo (che e' una tautologia) con quello lavoratore e quello oratore, che non ho mai sentito? In ogni caso, se si parla di infanzia nel mondo classico non si puo' prescindere da Quintiliano, che per primo nella letteratura latina ha delineato il metodo educativo, mostrandosi oltretutto ben avanzato rispetto ai suoi tempi. Mi stupisce molto che il tuo professore non vuole che lo citi nella tesina: tu puoi citare cio' che vuoi, anche argomenti al di fuori dei programmi o appartenenti ai programmi degli anni precedenti, nessuna norma lo impedisce; quindi e' il tuo insegnante che non e' bene informato oppure non vuol far notare quella che e' senza dubbio una lacuna nel suo programma, la mancanza di un autore importante. Per il greco ti inviterei a leggere il De liberis educandis ("Sull'educazione dei figli") di Plutarco, che affronta il problema del contrasto generazionale e della condizione dell'infanzia nella sua epoca. Per il latino potresti citare anche Terenzio, che negli Adelphoe affronta la tematica dell'educazione, sia pure non proprio riferita all'infanzia. Altri autori non saprei suggerire, anche perche' nel mondo classico il tema dell'infanzia e' piuttosto marginale.
Quesito n. 303
nom = Davide
prenom = xxxx
sujet =
message = Salve professore. Mi rivolgo di nuovo a lei per un consulto finale
dato che ho finito di predisporre gli argomenti della tesina sull'imperialismo.
Strutturandola come "i vari volti dell'imperialismo: pro e contro" in latino
avrei optato per Tacito (discorso di calgaco e di ceriale) e S.Agostino (de
civitate dei).
In greco rimane sempre il discorso dei meli e ateniesi di Tucidide. Un suo
parere su questa correzione del tiro? grazie.
R. Mi sembra che la "correzione del tiro" sia appropriata, perche' il testo tucidideo e' ben adatto ad esprimere il concetto antico di imperialismo, anche se non e' certo l'unico. Nel mondo greco il problema e' sentito soprattutto nel periodo delle guerre persiane, quando l'imperialismo dei barbari ed il servilismo di essi nei confronti del loro re erano contrapposti alla liberta' dell'uomo greco all'interno della democrazia. Si potrebbe quindi fare un accenno anche ai Persiani di Eschilo, dove si vede con chiarezza uno degli aspetti negativi dell'imperialismo, la presunzione cioe' dell'invincibilita' che e' destinata ad essere sconfitta. Per il latino ti consiglio di tener conto, oltre che del discorso di Calgaco, anche della lettera di Mitridate nelle Storie di Sallustio, che e' l'altro testo in cui viene criticato, da parte di stranieri, l'imperialismo romano; penso infatti che questo collegamento fra Tacito e Sallustio verrebbe in mente ai commissari che quindi te lo chiederebbero comunque. In favore dell'espansionismo romano non mancano voci autorevoli, come ad esempio quella di Livio, il quale afferma che il popolo romano e' stato scelto dalla Provvidenza divina per dominare il mondo ed ha quindi diritto di sottomettere gli altri popoli. Anche i filosofi stoici come Panezio e Posidonio, che in un primo tempo si erano opposti all'imperialismo romano in nome dell'uguaglianza naturale di tutti gli uomini, furono poi indotti a mutare questa loro posizione dalla realta' contingente in cui vivevano.
Quesito n. 304
nom = Giuseppe
prenom = Martello
sujet = aiuto tesina
message = Gentile professore,
sono un alunno del liceo classico e tra pochi giorni mi appresterò ad affrontare
gli esami di stato come molti dei miei coetanei quest'anno.
Lavorando alla mia tesina "Il mito di Peter Pan" o insomma tutto ciò che
riguarda la fanciullezza, il non voler crescere e restare bambini; non sono
ancora riuscito a trovare dei collegamenti con il latino e il greco! Lei cosa mi
consiglia? Anticipatamente la ringrazio.
Cordiali saluti.
R. Come ho detto in una precedente risposta, non e' facile trovare nel mondo classico autori che parlino dell'infanzia, un argomento poco presente nell'Antichita', perche' allora si faceva cominciare l'educazione vera e propria in un'epoca grosso modo corrispondente all'adolescenza, mentre i bambini piccoli erano affidati alle madri e alle nutrici. Comunque, a proposito del restare bambini, vorrei suggerirti un collegamento che, almeno in parte, puo' essere pertinente: l'Inno di Callimaco ad Artemide, dove la dea e' rappresentata come una bambina che sta sulle ginocchia del padre e si diverte con giochi fanciulleschi (strappa un ciuffo di peli al gigante Briareo dal petto o cerca di raggiungere la barba del padre che si sposta per non fargliela toccare) ma al tempo stesso ha ben chiare quali sono le sue richieste e le sue pretese; e Zeus, ammirando la grazia di sua figlia, si augura che le dee gli partoriscano sempre figlie simili, che' allora sfiderebbe anche la gelosia di Era. E' questa l'immagine di una potente dea vista pero' nella fanciullezza, che quindi potrebbe rientrare nel percorso che hai in mente tu, perché pensa da grande ma è ancora bambina.
Quesito n. 305
nom = Stefano
prenom = Francia (Ancona)
sujet = Tema della noia
message = Gentile Professore, ho ricevuto e apprezzato qualche mese fa una Sua
risposta (quesito 283). Poichè il mio tardivo (e forse un po' buffo) "furore"
per gli studi umanistici è sempre vivo, mi sto appassionando al tema della noia,
spaziando da Leopardi a Seneca. Vorrei trasmettere l'idea a mio figlio come
spunto per una tesina in vista della maturità classica 2012, corredata di un Suo
parere al riguardo. Ricorderà che mi intrometto spesso negli affari scolastici
di mio figlio, che mi sopporta prendendomi simpaticamente in giro, per
soddisfare in realtà la mia sete di materie umanistiche.
R. Ho capito: Lei, con la scusa degli studi del figlio, coltiva in realta' un profondo interesse per le materie umanistiche, e questo non puo' che farmi piacere; magari potrebbe leggere qualcosa anche per conto Suo, senza tediare troppo il ragazzo, perche' spesso la troppa premura dei genitori provoca effetti di rifiuto da parte dei figli. Comunque, sul tema della noia come Lei lo chiama, ci sono spunti di approfondimento, soprattutto nella letteratura latina. Prima di Seneca l'argomento compare anche in Lucrezio, sebbene in lui piu' che di "noia" potremmo parlare di malinconia o depressione, soprattutto quando, nel V° libro del De rerum natura, parla del pianto del bambino appena nato come simbolo dell'infelicita' che lo accompagnera' nella vita. Altro autore che si accosta a questo tema e' Orazio, che nelle Epistole si dice assalito da un senso di vuoto, di insoddisfazione, benche' non gli sia accaduto nulla di male e non abbia subito alcuna disgrazia. L'argomento e' moderno, perche' la depressione, di cui la noia e' in parte una manifestazione, e' il male oscuro dei nostri tempi; ma le sue radici si trovano nell'Antichita', che da sempre e' la base di tutta la nostra cultura e del nostro essere uomini.
Quesito n. 306
nom = Maddalena
prenom = Paroletti
sujet = tesi su socrate
message = salve, stavo cercando su internet un aiuto per tradurre...o meglio
capire il piu a fondo possibile una frase tratta dal Critone di Platone
Le mie ormai antiche conoscenze di greco(la mia maturità classica risale al
1993) mi permettono di seguire il senso della traduzione nel testo originale,ma
vorrei approfondire la scelta dei vocaboli e quindi del senso scelto dai
traduttori ( e dai commentatori)
cosi..mi sono imbattuta nel suo sito...se fosse interessato...nel caso avesse
tempo....Critone 46b... Maddalena
R. Cara signora Maddalena, e' difficile (se non impossibile) darle una risposta precisa, perche' mi indica solo il paragrafo senza riportare la frase che le interessa ed una sua eventuale traduzione. Si sa che le traduzioni stampate sono tutte libere, mai letterali, perche' le differenze esistenti tra la sintassi greca e quella italiana renderebbero pressoche' incomprensibile una resa precisamente letterale del testo. Io posso provare a fornirle una traduzione mia, e Lei veda se puo' servirle. Parla Socrate e dice: "Caro Critone, la tua benevolenza è molto apprezzabile, se si accompagna a un buon giudizio; altrimenti, quanto è maggiore tanto piu' mi è causa di pena. Dunque bisogna vedere se queste cose (che tu dici) si debbano fare o meno; perche' io, non adesso per la prima volta, ma da sempre, sono stato tale da non lasciarmi convincere da nessun'altra delle mie facolta' se non dal ragionamento, quello cioè che, ragionamdo, mi sembrasse la scelta migliore. E quei ragionamenti che facevo in passato non posso roa buttarli via perche' mi è successa questa cosa, ma piu' o meno mi sembrano sempre validi, e quindi li rispetto e li onoro come facevo prima."
Quesito n. 307
nom = Francesco
prenom = XXX
sujet = Passi dedicati a Cassandra (e non solo)
message = Gent.mo Prof. Rossi,
sono nuovamente qui ad usufruire di questo utilissimo strumento che Lei mette a
disposizione (sempre chiedendoLe la cortesia di non pubblicare i miei dati).
Anche questa volta il mio quesito può apparirLe sui generis, ma spero (e credo)
che potrà aiutarmi.
Anche se dopo la maturità classica ho intrapreso studi completamente diversi dal
mondo classico (Facoltà di Economia) -come già Le ho scritto-, il mio interesse
per le letterature antiche è rimasto vivo e, dopo un periodo dedicato agli
autori contemporanei, vorrei tornare a leggere "qualcosa di classico". Spesso mi
piace leggere di seguito varie opere di un autore oppure opere che hanno in
comune un tema o, come in questo caso, un personaggio; in particolare, vorrei
leggere qualche opera/passo dedicato a Cassandra, che da sempre mi ha molto
affascinato per la sua triste vicenda; ovviamente qualsiasi consiglio (in
termini di altri personaggi, maschili o femminili) è ben gradito.
La ringrazio infinitamente per la Sua attenzione e Le porgo cordiali saluti.
R. Per mia norma io apprezzo sempre la curiosita' intellettuale di coloro che, pur avendo fatto altre scelte nella vita, continuano ad apprezzare il mondo classico: significa che sono persone sensibili che hanno compreso che il nostro mondo e la nostra societa' moderna non possono essere compresi e interpretati senza conoscerne le profonde radici culturali, che affondano nell'antichita' classica. Purtroppo l'ignoranza dilaga e molti - che anche ricoprono posti pubblici di grande responsabilita' - non lo comprendono, ma questo e' un altro discorso. Per quanto attiene alla figura di Cassandra puo' il testo base per comprendere l'angoscia profonda di chi sa e non viene ascoltato (e molti esempi di tale facolta' li vediamo anche oggi) e' l'Agamennone di Eschilo, dove la sventurata profetessa, in una grande scena di dolore, prevede la morte sua e del re, ma nessuno le presta fede. Il personaggio, che molto interesso' i tragici greci per la sua drammaticita' e sensibilita' umana, compare anche nelle Troiane di Euripide, dove e' l'unica a comprendere veramente e a descrivere le sciagure della guerra, qui identificata dal poeta con il male assoluto e tale da portare disgrazia ai vincitori non meno che ai vinti. La Cassandra di Euripide e' la portavoce del poeta e della sua denuncia dell'irrazionalita' e della crudelta' umana. In letteratura latina il personaggio compare anche nell'Agamennone di Seneca, dove tuttavia l'aspetto morale e l'opposizione polare tra ragione e istinto costituiscono il tema prevalente. Comunque, se le interessano i personaggi del mondo classico e le loro ripercussioni sulle letterature e le altre arti moderne, non ha che da scegliere: Ulisse ad esempio, simbolo dell'astuzia ma anche dell'umana volonta' di esplorare e conoscere, ha avuto tanti paralleli nella storia, e percio' meriterebbe studi e approfondimenti che solo in parte sono stati compiuti.
Quesito n. 308
nom = Ivano
prenom = Tropea
sujet = consulenza traduzione
message = Egregio prof. Massimo rossi
a seguito di una prematura perdita di mio padre ho l'intenzione di tatuarmi sul
petto una frase recitata dal prete durante il suo funerale da me tradotta nel
seguente modo:domine me, non quaero tibi quid tu mihi tulisti, sed gratias ego
tibi, quia tu dedisti mihi.Il significato che dovevo ottenere è questo:Signore
non ti chiedo perchè me lo hai tolto ma ti ringrazio di avermelo donato,
potrebbe per favore dirmi se è corretta la frase in latino, grazie mille.
R. Condoglianze per la perdita di Suo padre, un evento che purtroppo ho subito anch'io due anni fa. La frase che ha scritto non e' corretta, specie nella prima parte: tuli, ad esempio, e' il perfetto di fero, ma non ha esattamente il senso di "togliere, portar via", che e' invece aufero; inoltre l'interrogativa indiretta vuole il congiuntivo. Io le suggerisco questa traduzione, che puo' anche far verificare in quanto costruibile con diverse varianti: "Domine mi, a te non quaero quare mihi illum abstuleris, sed gratias tibi ago quia dedisti mihi". E' una bella frase, senz'altro, ma forse sarebbe preferibile scriverla sulla tomba o sul proprio animo anziche' tatuarsela sul petto. Questa comunque e' solo una mia opinione, ne tenga il conto che vuole.
Quesito n. 309
nom = Guido
prenom = xxxx
sujet = Traduzione in un film
message = Gentile Professore, ho sentito pronucniare in un film la frase "vie
carenis ennundum" tradotta poi nello stesso film come "arrivederci babbei" (o
"addio babbei"). E' corretta la traduzione?
Grazie sin da ora per l'aiuto.
R. No, la traduzione non è corretta. Quelle tre parole, in latino, non significano nulla.
Quesito n. 310
nom = Maria Cristina
prenom = Pipino
sujet = griglie correzione latino e greco
message = Gent.mo Professore, insegno in un liceo classico di Modena, il Sacro
Cuore, nato cinque anni or sono e che dunque quest'anno per la prima volta
arriva alla maturità. Mi può, per favore, inviare le griglie di correzione che
usate voi per latino e greco? Grazie infinite. Maria Cristina Pipino
R. Gentile collega, purtroppo non posso esaudire la sua richiesta, perché io non ho a disposizione le cosiddette "griglie", che per la verità non amo affatto. Io ho sempre valutato i miei studenti in modo globale ma senza quelle gabbie di indicatori fissi che finiscono per falsare tutto. E' vero che agli esami di Stato le griglie sono richieste e anch'io, come Presidente di commissione, le ho fatte adottare, ma solo per evitare di dover scrivere un giudizio articolato su ogni prova degli studenti. Accade però quasi sempre - parliamoci chiaro - che i docenti prima danno il voto e poi aggiustano la griglia, al contrario di come si dovrebbe agire. In ogni modo, quando mi sono trovato agli esami, ho sempre adottato quelle che trovavo nella scuola esterna oppure le ho fatte portare ai colleghi. Comunque, se posso esserle utile in qualche modo, le dico che di solito per la revisione degli elaborati scritti di latino o di greco gli indicatori erano soltanto due: 1) comprensione del testo (il più importante); 2) proprietà linguistica e lessicale. Una griglia così si prepara in fretta, senza bisogno di tanti schemi e tante elucubrazioni pedagogistiche.
Quesito n. 311
nom = Rino
prenom = Minicucci
sujet = Il tema della donna abbandonata nell eneide a confronto con quella del
carme 64 di catullo
message = Una descrizione del tema della donna abbandonata nell eneide ( Didone)
e quella del carme 64 di Catullo e evidenziate le differenze e le uguaglianze
Per domani la prego!!!!!!
R. Cheeee? Per domani!? Ma quando mai? Io rispondo ai quesiti quando ho tempo, e neppure a tutti quelli che mi arrivano, ma solo a quelli su cui ho competenza e che contengano richieste ragionevoli e di interesse comune. Il tuo quesito risponde a quest'ultima caratteristica e quindi merita riscontro, ma sine die (cioè senza data, quando posso rispondere, chiaro?). Il motivo della donna abbandonata nelle letterature antiche è comune e di origine greca: nel periodo ellenistico abbiamo più testi di questo argomento, tra cui il celebre Fragmentum Grenfellianum. In letteratura latina questo tema arriva con gli scrittori arcaici (Ennio, Pacuvio), ma è nel c.64 di Catullo che trova piena esplicazione, ed è poi grandiosamente ripreso da Virgilio per la figura di Didone del IV libro dell' Eneide, del quale fra l'altro io ho pubblicato un commento per la casa editrice Carlo Signorelli (1998). Nel libro, reperibile in ogni libreria scolastica, sono contenuti tutti i paralleli tra la figura di Arianna e quella di Didone, di cui ti trascrivo un pezzo (p.65): "sia Arianna che Didone lamentano la perfidia del loro amante e gli rinfacciano di esser figlio di bestie selvagge; entrambe rammentano i loro meriti nei confronti dell'uomo e lamentano l'incertezza del proprio futuro; entrambe, infine, scagliano una terribile maledizione contro l'amante ingrato. Tuttavia vi sono anche differenze tra le due: Didone vive in una dimensione più tragica, sia per l'elevatezza dei sentimenti (più profondi di quelli di Arianna) che per l'esito della sua vicenda, la morte sublime e liberatrice da cui resta invece immune l'eroina catulliana."
Quesito n. 312
nom = manuel
prenom = Rossi
sujet = dubbi sull'accentazione di alcune parole
message = Gentile professore,
la contatto perchè ho alcuni dubbi sulla corretta accentazione di alcune parole,
ossia: Etiamsi e Tametsi
Le sarei grato se m'indicasse l'accento tonico delle suddette parole.In attesa
di una risposta, la ringrazio anticipatamente.
R. Nel latino comune etiamsi è concepito come un'unica parola, pur se formata per unione di etiam e si. Secondo la cosiddetta "legge della penultima", che è la base dell'accentazione tonica delle parole latine, il termine va dunque letto etiàmsi, in quanto la penultima sillaba è lunga. Lo stesso vale per tamètsi, anch'essa parola composta da tam ed etsi (o et + si).
Vuoi leggere gli altri quesiti? Vai all'archivio delle risposte
Vuoi porre un altro quesito? Torna alla consulenza