SAGGI DI FILOLOGIA CLASSICA

 

 

I saggi di filologia sono studi, di un numero limitato di pagine, pubblicati su riviste specializzate del settore. Tali riviste, tranne casi particolari, non sono acquistabili nelle normali edicole o librerie, ma vengono inviate alle biblioteche universitarie delle Facoltà letterarie, oppure alle biblioteche pubbliche, previa la sottoscrizione di un abbonamento. Ovviamente anche i privati che fossero interessati agli studi di filologia possono sottoscrivere abbonamenti personali, ricevendo così a domicilio le riviste.

Gli studi filologici sono quindi rivolti ad un pubblico specializzato di cultori della disciplina, come professori e ricercatori universitari, docenti e studiosi. Il linguaggio impiegatovi non è sempre ben comprensibile per i "non addetti ai lavori", in quanto  utilizza spesso citazioni in lingua originale di passi latini e greci, termini stranieri invalsi nell'ambito specifico degli studi ecc. I saggi filologici vengono pubblicati dai direttori delle riviste soltanto quando comportano un qualche progresso nell'affrontare e nel risolvere un determinato problema: non sarebbe accettato per la pubblicazione, ad esempio, uno scritto che sostenesse semplicemente il legame tematico esistente tra l'Eneide di Virgilio ed i poemi omerici (che è un dato di fatto già acquisito), mentre lo sarebbe un altro che, senza più ribadire il concetto generale, individuasse in uno specifico passo virgiliano una reminiscenza omerica mai notata in precedenza.

I saggi filologici, come contributo alla ricerca, costituiscono un fondamentale titolo di merito per chi intenda intraprendere la carriera di ricercatore o di docente universitario. E' questo il motivo per cui, al di là dell'interesse specifico per le questioni affrontate, gli studi filologici del prof. Massimo Rossi sono concentrati nei suoi anni giovanili (1977-1982), quando cioè egli si proponeva l'obiettivo di entrare a far parte del mondo accademico. Svanito quel progetto per i motivi esposti nella sezione Quis sum quaeris e iniziata l'attività di professore di Liceo, ha ritenuto più opportuno - e più consono alla sua professione - dedicarsi ad un'editoria di tipo divulgativo e scolastico, rivolta cioè a tutti coloro che, pur senza essere specialisti del settore, abbiano interesse a comprendere ed apprezzare i grandi capolavori del mondo classico. 

Viene qui di seguito fornito, a beneficio di tutti coloro che avessero interesse ad approfondire gli argomenti correlati, un riassunto del contenuto dei vari saggi filologici pubblicati dal prof. Rossi sulle riviste specializzate.

 

- Il P.Oxy. inv.16 2B 52 e l'Aspis di Menandro (1977). In quegli anni era stato trovato in Egitto un frustolo di papiro della celebre collezione di Ossirinco, a quel momento non ancora inventariato. Lo studioso inglese E.W.Handley, che lavorava in tale ambito e si accingeva a pubblicare il papiro, avanzò l'ipotesi che quei 21 versi, alcuni dei quali peraltro molto mutili, potessero provenire dall'Aspis, una delle più belle tra le commedie note di Menandro (pubblicata non intera nel 1969). Il prof. Rossi, mediante una serie di considerazioni di tipo oggettivo e riferendosi alla struttura drammaturgica dell'opera menandrea che non richiedeva una scena come quella esposta nel nuovo frammento, dimostra che lo stesso non appartiene all'Aspis e che quindi la tesi dello studioso inglese non era esatta. Lo stesso Handley, in una lettera privata tuttora esistente, riconosceva al prof. Rossi la scientificità e l'esattezza delle sue considerazioni. 

 

- Note critiche e testuali alla Samia di Menandro (1978). Questo saggio costituisce ancora per il prof. Massimo Rossi un titolo di prestigio, in quanto accettato e pubblicato dalla più accreditata rivista europea di papirologia, la "Zeitschrift für Papyrologie und Epigraphik", che esce a Colonia in Germania ed è diretta dall'autorevole prof. R.Merkelbach. Nello studio, pubblicato in contemporanea con la compilazione della tesi di laurea, vengono avanzate alcune proposte per la costituzione del testo della Samia di Menandro, di cui restano circa 750 versi. Si tratta per lo più di congetture atte ad integrare le lacune del papiro nei versi mutili, oppure di ipotesi sulle vices loquendi, cioè sulla giusta attribuzione delle battute ai vari personaggi. 

 

- Nota a Filodemo ep. V GP (1981). Lo studio fu pubblicato sulla prestigiosa rivista "Maia", diretta da studiosi del calibro di F.Della Corte e A.La Penna. Si tratta di un breve articolo che interpreta un luogo controverso dell'epigramma in questione, in cui l'espressione "il seno della dea marina" non era stato inteso correttamente dai precedenti editori. 

 

- Un motivo arcaico in Filodemo ep. V GP (1981). Si tratta di una continuazione dello studio precedente. Nel medesimo epigramma di Filodemo infatti, mediante un'analisi approfondita dei termini impiegati, il prof. Rossi ha ravvisato la sopravvivenza di un antico motivo topico della lirica greca, quello della reciprocità amorosa e del dovere, da parte di chi è amato, di corrispondere l'amore. L'epigramma, che costituisce un buon esempio della capricciosa allusività alessandrina, contiene infatti termini e situazioni che si richiamano sapientemente a Saffo e ad Archiloco. 

 

- L'esempio mitico di Atalanta nell'epico Museo (1982). Il motivo della reciprocità amorosa, che è vivo ed operante nei lirici arcaici (come Saffo, Archiloco, Teognide ecc.) perché corrispondente a ben precise convinzioni religiose dell'epoca, viene poi ripreso in epoca alessandrina ed imperiale come motivo letterario privo ormai di vero substrato ideologico. Il riferimento allusivo ai poeti arcaici, che opera mediante talune parole chiave, sopravvive anche nell'ultima fase della letteratura greca: questo saggio del prof. Rossi dimostra infatti come esso trovi esplicazione anche nel tardo poeta epico Museo (V° sec. d.C.), autore del poemetto Ero e Leandro, pervenutoci intatto. L'autore concentra il motivo in un passo in cui sono rievocate le imprese della mitica eroina Atalanta, che sfidava alla corsa i pretendenti e li uccideva dopo averli vinti nella gara. Il mito è ampiamente trattato nelle Metamorfosi di Ovidio e in altri testi. 

 

- Sulla struttura del quinto atto della Samia menandrea (1982). Dopo la parentesi lirico-epica, il prof. Rossi ritorna con questo saggio all'amato Menandro, il grande autore della Commedia Nuova greca che, imitato poi da Plauto e Terenzio, ha dato l'avvio al teatro comico moderno. La tesi di fondo del lavoro è quella secondo cui la tecnica drammaturgica menandrea prevedeva già alla fine del quarto atto delle commedie il ristabilimento di una situazione di equilibrio nella vicenda e nella vita dei personaggi; funzione precipua del quinto atto era invece quella di approfondire gli aspetti psicologici propri delle figure cardine del dramma, che ancora necessitavano di una completa definizione. Poiché argomento precipuo della Samia di Menandro è il problema dell'educazione e del rapporto generazionale, sono i due protagonisti Demea (il padre) e Moschione (il figlio) a necessitare più di ogni altro di questa ulteriore e dettagliata analisi psicologica. 

 

Chi volesse conoscere più approfonditamente i saggi filologici del prof. Rossi o prenderne direttamente visione può scrivere al suo indirizzo e-mail indicato nella frame "Indice del sito" a fianco dell'home page.

 

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