LA CASA COLONICA

La casa colonica toscana di cui ci occupiamo è quella diffusa nella Val di Chiana senese e nella Val d'Orcia. L'edilizia rurale ha adottato un modello che si è mantenuto pressoché inalterato nel corso del tempo.

Molto si deve, anche in questo ambito alla figura di Pietro Leopoldo, che sempre si è preoccupato di far controllare lo stato delle case coloniche e dei loro annessi, in modo da rinnovare e risanare continuamente le parti cadenti e malsane (umide, basse, poco ariose o strette). Di conseguenza grazie alla sollecitudine dei suoi interventi migliorarono non solo la situazione abitativa ma anche le condizioni igieniche e di vita dei contadini.

Ogni parte della Toscana ha una casa colonica con diversi elementi caratteristici, si sono formati spesso dei tipi locali che si distinguono per un particolare elemento strutturale oppure per la diffusione delle forme.

Delle varie classificazioni esistenti riportiamo qui quella che prende in considerazione le forme più semplici a grande diffusione. Si sono formate tre categorie a seconda della posizione dei vani abitazione e di quelli usati per i servizi rurali.

Nelle abitazioni sovrapposte al rustico (con cucina al 1° piano) si possono distinguere quelle

- con scala esterna (si trovano in pianura e collina)

- con scala interna (si trovano in alta collina)

- senza scala (perché‚costruite su pendio) ; 

Nelle abitazioni con rustico giustapposto la cucina è situata quasi sempre a pianterreno.

In questa categoria osserviamo elementi vari , quali per es.

- case monofamiliari o multiple;

- case con atrio aperto;

- case con stalla e fienile separati;

Abitazione e rustico separati.

Esistono inoltre varie altre forme particolari in Toscana (quelle, per esempio, con torre colombaria, quelle con portico, con o senza loggia),  ma qui non vengono prese in esame perché‚ nelle zone a sud di Siena sono poco frequenti.

La casa colonica sorgeva isolata in mezzo al podere, in quanto il mezzadro doveva sempre interessarsi del campo coltivato.

1) Era costituita solo dalla struttura abitativa della famiglia che si sovrapponeva in alcuni casi alle stalle. Mancavano quindi i granai e quel che si produceva (per es. cipolle, patate, frutta) in sovrappiù rispetto al fabbisogno familiare veniva venduto o conservato in una stanza.

Esaminiamo ora più da vicino alcuni elementi strutturali esterni e poi l'interno dell'abitazione.

Il tetto delle costruzioni più antiche era a due spioventi su case a pianta rettangolare, nelle strutture più moderne, a pianta quadrata, invece, troviamo tetto a quattro spioventi .

La copertura del tetto era fatta quasi dovunque con tegole e embrici alternati.

Lastre di pietra venivano usate in montagna.

Un ornamento del tetto è la torretta centrale o la colombaia, diffusa per lo più nel Val d 'Arno e nella Val di Chiana aretina, ma qualche esempio è presente anche nelle nostre zone. Per la sua posizione questa torre risultava ben protetta dalla tramontana e quindi era il rifugio ideale per i colombi, nemici del freddo.

La scala, se esterna, dall'aia (cortile antistante la casa sterrato e non recintato) conduceva ad un loggiato o ad un terrazzino, con o senza copertura, su cui si apriva la porta della cucina, che serviva di passaggio alle camere da letto.

Le scale esposte a tramontana erano sempre coperte perché il mezzadro che andava di notte a controllare il bestiame, uscendo dal caldo della casa, non doveva prender freddo.

La scala interna, invece, dava accesso alle camere situate al primo piano, in questo caso la cucina era situata al pianterreno.

La cucina era il vano più importante, era il cuore della casa, a volte era dette casa, in quanto luogo di riunione di tutta la famiglia per i pasti, e in ogni stagione era luogo per svolgere lavori casalinghi, era posto di ritrovo e conversazione per i giorni cattivo tempo e per la veglia nelle serate d'inverno.

Principale arredo della cucina era il focolare accanto al quale stavano delle panche capaci di tenere anche dieci persone.

Il focolare si trovava al centro della stanza, a volte a livello di pavimento, ma più spesso ad un'altezza di 10-15 cm. cosicché le persone ci potessero accostare i piedi infreddoliti.

Sul focolare stavano gli alari di ferro, a volte di pregevole fattura.

Tra gli altri arredi della cucina ricordiamo il tavolo, qualche sedia impagliata, la madia (mobile dove la massaia riponeva la pasta del pane) e il palchetto sopra l'acquaio per riporre le stoviglie.

La cucina e le altre stanze disposte intorno a questa erano pavimentate a mattoni e intonacate.

Nelle camere, oltre ai letti, spesso con testata di ferro, si potevano trovare il canterano (cassettiera) e l'armadio per abiti e biancheria.

Il bagno solo recentemente ha fatto il suo ingresso nelle case rurali. Ogni camera disponeva però del necessario per lavarsi. Una conca e una brocca erano infatti sistemati in un treppiedi di ferro.

Il forno era un altro elemento indispensabile alla vita familiare, in quanto il pane veniva cotto almeno una volta a settimana. Era sistemato sotto la scala esterna, ma nelle costruzioni più recenti si trova staccato dalla casa, addossato alle stalle.

Il rustico comprendeva le stalle, che non erano solo dei generici ricoveri per le bestie, ma costituivano delle adeguate risposte alle varie esigenze delle bestie. 

Quelle riservate ai buoi o ai cavalli, entrambi sofferenti per il freddo erano esposte a levante, oppure situate al pianterreno della casa, qualora adibito a stalla.

Per i cavalli, che amano tenere la testa alta, la mangiatoia doveva essere alta.

Per le caratteristiche particolarità dei muli si preferivano stalle esposte a nord e ben illuminate.

Anche gli stalletti riservati ai maiali dovevano trovarsi a settentrione, (perché‚ col freddo l'animale ingrassa meglio), vicini alla casa, ma distinti da essa e inoltre sterrati perché‚ l'animale potesse raspare nel terreno.

La stalla delle pecore, se c'era, era spesso staccata dall'abitazione, in quanto queste non hanno problemi di freddo.

Il pollaio era sempre vicino alla casa e l'uso di far razzolare polli e galline in certe parti del podere portava ad erigere piccole costruzioni provvisorie di ricovero per questi piccoli animali.

Il fienile era staccato dalla casa per evitare possibili incendi. Di solito consisteva in una capanna di paglia o di pietre messe a secco, raramente in muratura. In collina o in montagna quando il fieno era scarso veniva ammucchiato all'aperto, formando così il pagliaio.

Secondo il sistema della mezzadria i terreni erano divisi in poderi che erano coltivati da una sola famiglia di mezzadri.

Il lavoro era poi controllato da un fattore che viveva nella fattoria , accanto alla villa del proprietario. Là si trovavano anche i magazzini per gli attrezzi e le macchine da lavoro agricolo e per la produzione del vino e dell'olio.

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