FINE    OTTOCENTO

L'ultimo trentennio dell'Ottocento segna per l'Europa un periodo di relativa tranquillità.

Ogni nazione inizia ad acquistare una conoscenza e un'indipendenza propria. Per quanto riguarda il campo dell'arredamento, ci fu un ritorno all'esotismo. Nell'arredamento i tendaggi venivano posti asimmetrici nella disposizione delle pieghe, pesanti e arricchiti di cordoni uniti da frange e da ponpons, non permettendo il passaggio della luce e creando un clima cupo e teatrale. 

Vi sono presenti mobili di noce massiccio, divani e poltrone privi di comodità e funzionalità; oggetti orientali, di gusto discutibile, completano l'arredamento.Grande importanza assume in questo periodo la moda femminile. Vengono imposti alla moda abiti di linea aderente al corpo. Ritornano in scena le linee del Rinascimento: vengono infatti riprese in considerazione le vesti mantello rialzate sui fianchi e il sellino (o tournure). 

La gonna rigonfia sul dietro e tende ad imprimere una spinta in avanti del seno mediante busti. Per lo stesso vestito vengono usati vari tipi di stoffe con effetti multiforme.  

Importanza notevole assume anche la biancheria intima, soprattutto i guanti, l'ombrellino, il ventaglio e il cappellino piccolo e decorato. In seguito l'abito si restringe in vita e riappare lo strascico (che era stato tipico del gotico). Nel 1880 ritorna la tournure (che era passata di scena per qualche anno), e la gonna si allarga, concedendo più libertà ai movimenti, arricchita da drappeggi e tanti bottoni a chiusura dell'abito.  

Si ha poi la rivoluzione delle sottogonne e la moda femminile subisce delle trasformazioni tra cui c'è la linea a clessidra. 

La moda maschile non subisce grandi variazioni. Le novità consistono nella giacca, da sera, che è piuttosto accollata. In estate si usa molto il cappello di paglia dalle forme nette, la "paglietta".

 L'attività sportiva è sempre più frequente per l'uomo e ciò induce ad una maggiore praticità e libertà di movimento ed ecco che si tende a vestire più liberamente. E' in questo periodo che per la prima volta si vedono bagnanti sulle spiagge: la donne hanno "abiti da bagno" consistenti in camicette e pantaloni (mutandoni) terminanti con pizzi e nastri tutti rigorosamente scuri e con ombrellini e cappellini parasole. 

L'uomo tende ad essere più libero e ben presto passa dalla mezza manica alla canottiera senza maniche, mentre le gambe piano piano si scoprono fino al polpaccio e poi sopra al ginocchio.

Il sole da "nemico" diviene lentamente meno ostile e risulta utile per la guarigione di varie malattie; il mare è curativo per una grave malattia come la tisi che incombe sull'Europa. 

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L'EPOCA DEL LIBERTY

Nell'Ottocento si ha l'affermazione della borghesia industriale, desiderosa di elevarsi e di godere del benessere che l'industria offre. La grande aspirazione alle riforme sociali si ripercuote a vari livelli, che porta ad una concezione assai diversa della vita rispetto al passato. La donna prende coscienza della propria necessità di emanciparsi e lotta per affermare i propri diritti di uguaglianza e indipendenza.

In arte si ricercano nuove vie. Nella pittura notiamo il rifiuto degli stili precedenti, quindi si tende al superamento della rappresentazione realistica

dell'oggetto e si mette in evidenza l'essenzialità della forma e l'espressività vocativa del colore.

L'Impressionismo sostituisce al disegno la luce, ed in seguito con Van Gogh e Gauguin si arriva alla massima esaltazione della possibilità espressiva del colore. Alla fine dell'Ottocento si fa strada l'idea di ricercare uno stile moderno, contrario al tradizionale e indirizzato verso la ricercatezza estetica. Da premesse inglesi apparve una nuova espressione artistica che si basa su motivi improntati alla linea curva e alla voluta ornamentale, basandosi principalmente su spunti naturalistici stilizzati, come foglie e fiori, da ciò appunto, il nome di "Stile floreale". 

In Italia venne comunemente conosciuto come "Liberty" e riuscì ad imporsi, prima nel campo artigianale (mobili, tende, tappezzerie etc… ) per passare poi all'architettura. Così la moda tendeva ad improntarsi a questo stile, che mal si accordava con la praticità imposta da una vita sempre più attiva. In questo modo si consolida l'esigenza di differenziare l'abbigliamento in rapporto alle sue funzioni ed ai ceti che ne fanno uso.

Dopo il 1870 scompare il rigonfiamento sul dietro dagli indumenti femminili. Permane però lo strascico. La "principessa" (l'abito intero, piuttosto lineare, con maniche lunghe) si fa strada alla fine dell'Ottocento nella concezione della donna protesa all'emancipazione. In questo periodo si impone un capo d'origine inglese: il tailleur costituito dalla giacca di taglia maschile indossata su gonna e camicetta.

Il cambiamento della linea dell'abito femminile si ha intorno al 1895. Scompaiono le maniche rigonfie, il busto si modifica ed il corpo assume la linea a "S", con il seno proteso in avanti e la vita stretta e la gonna aderente sui fianchi e ampia in fondo. 

La moda ha il potere di variare il tono dei capelli, il colore della carnagione, il portamento ed anche il fisico della donna e come rinforzo a questa linea l'abito adotta lo strascico.  

E' in questo periodo che lentamente si afferma lo stile "Art Nouveau" anche nell'abbigliamento, tanto che alcuni artisti disegnano abiti per le proprie mogli.

Laboratori artigianali in Italia elaborano ricercati pizzi e cuscini, ("Aemilia Ars"), ma lentamente si vede l'influenza della linea curva e floreale anche nei corredi di tutte le fanciulle da marito, anche le più umili ricamano e intrecciano fiori ed iniziali con trasparenze e rilievi ottenuti con ago e filo. C'è poi il corpetto che ben s'inguaina a un giacchettino stretto in vita modellato dal busto, poi c'è la camicetta (o abito) che terminano con un colletto risalente fin sotto il mento ornato da del pizzo. 

La biancheria è elegante e ricercata. L'abbigliamento femminile viene completato da cappotti ornati da bottoni dorati oppure secondo le stagioni bordati o foderati di pelliccia di petit-gris. Ci sono anche mantelli costosissimi di zibellino e cincillà. Anche i cappelli si fanno smisuratamente ampi e sono guarniti di piume di struzzo, fiori, frutta etc…

Solamente agli inizi degli anni '10 però si fanno delle effettive trasformazioni dovute ai drastici cambiamenti che sconvolgeranno l'Europa, infatti con Paul Poiret (sarto parigino) viene abolito il busto a stecche e viene restituita alla donna la libertà del movimento. 

Le creazioni di Poiret sono di linea diritta ed accarezzano le forme del corpo, rimanendo sempre legate al concetto lussuoso e decorativo dell'abito. Il fisico della donna ha un'altra trasformazione, la perdita delle sporgenze e la modifica del portamento.

Da un giornale vengono proposti abiti dalle morbide cadenze suggerendo la linea Botticelliana mentre a Parigi vengono proposte la jupe-culotte (che significa impaccio). La prima non avrà seguito e la seconda si. L'abito è largo alle spalle e stretto sopra la caviglia.

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IL PRIMO NOVECENTO

Il XX secolo si apre con la guerra mondiale che influirà sul costume della popolazione soprattutto delle classi meno abbienti. Il Novecento fu anche ricco di scoperte nel campo scientifico. 

L'abbigliamento veniva concepito in modo diverso rispetto agli anni precedenti, questo perché la società era protesa a raggiungere un sempre maggiore benessere. Il ritmo dei costumi era sempre più rapido perciò era difficile seguire l'evoluzione della moda e dare un giudizio estetico.

Nel 1918 terminata la Grande Guerra, tra la popolazione rimane ancora il problema di ritrovare la pace. 

I valori morali e civili si avviano a subire cambiamenti, spesso inquietanti nelle forme in cui si manifestano.

I terribili avvenimenti durante la lunga guerra e la mancanza di uomini, a causa dell'impegno bellico, aveva costretto le donne a scendere nelle fabbriche e negli uffici, lasciandosi alle spalle la figura della donna fragile ed emotiva dell'Ottocento.  

Una delle manifestazioni che si presenta nell'immediato dopoguerra è l'esasperazione di una mentalità che volle definirsi "razionale". Il Razionalismo si contrapponeva all'Estetismo col significato di moderno, semplice, pratico, etc…

Questa mentalità si esprimeva nelle concezioni della vita e dell'arte.  

Le Corbusier, massimo teorico dell'architettura razionale, afferma il predominio della strutture sull'ornamento; mentre in pittura e in scultura si rifiuta la gradevolezza dell'oggetto, a favore della sua scomposizione (Cubismo), o della visione in movimento (Futurismo).

Attorno agli anni '10 risale il provocatorio tentativo di proporre abiti per uomo e donna realizzati con materiali stravaganti e con stoffe inconsuete da concezione futurista.

Più tardi negli anni '20, Giacomo Balla rompe con la tradizione e crea abiti con tessuti e colori insoliti per l'epoca, ma più funzionali rispetto ai primi abiti futuristi. Questi sono gli anni dove si vede la rinascita delle arti decorative con Art Decò. Con la fine del Liberty, cessa la produzione di esemplari unici e gradualmente lascia il posto alla produzione in serie, ma sempre con la presenza di decorazioni.

Anche l'aspetto esteriore della donna si adegua ai nuovi cambiamenti; infatti la sua partecipazione, sia in campo lavorativo che in quello della vita privata la trasformano anche nel fisico: il seno si appiattisce, si annullano le prosperità dei fianchi, nasce una figura magra priva di qualsiasi attributo, dalle gambe allungate e dalla pelle brunita. 

In questa figura di donna l'abito "razionale" trova maggiore supporto con la comparsa di alcuni avvenimenti, come il ritorno del fascino esotico; sia con la musica jazz che viene a proporre il contatto con la musica afro-americana e la dura esperienza di vita dell'uomo di colore.

Nel 1920 la scoperta del tesoro egizio della tomba di Tutankhamon provocò la riscoperta delle antiche origini e della cultura orientale. Le donne sono attratte dal passato e apprezzano anche abiti esotici.

Per reazione della mascolinizzazione della donna, nasce la "vamp", il cui mito nasce dall'esaltazione degli atteggiamenti erotici e dall'ostentazione di una nuova sicurezza.

Le donne dicevano si alla femminilità, ma dovevano anche essere capaci di dominare il maschio con le armi del corpo e dello spirito.  

Anche le donne alla "garçonne" non rinunciano ad essere donne, ma attraverso abiti spregiudicati e un po' mascolini rivendicano pari libertà con gli uomini.

Nel 1920 in Francia Coco Chanel è l'artefice dei primi cambiamenti in atto nella figura femminile, con i tailleurs l'abbigliamento viene privato di ogni sovrastruttura e ornamento, riducendosi ad una specie di camicia.

Ma, cosa eclatante, la donna rinuncia alla sua lunga capigliatura, contemporaneamente le braccia, le gambe, la schiena si denudano. Gli uomini affermano la scomparsa del senso di pudore e femminilità, alla quale erano stati abituati da sempre; infatti le donne hanno abiti leggeri e corti.

In conseguenza ai nuovi vestiti, che denudano la donna, abbiamo anche un alleggerimento degli indumenti intimi.  

Le calze, che fino ad ora erano di maglia di cotone grigie o bianche, vengono sostituite da quelle nuovissime e audaci di seta rosa e trasparente, che implica uno dei maggiori scandali dell'epoca.

Nelle toilette si notano inoltre ricercatezze nelle decorazioni, come lustrini e frange, file di perle e ricami.

L'abbigliamento alla "maschietta" trova la sua massima espressione intorno al 1928, ma proprio in questo periodo la donna sembra che senta il bisogno di tornare sotto la protezione maschile e si riafferma quindi il tipo femminile dolce.  

Alla fine degli anni '20 si ha un ritorno alla gonna lunga fino al polpaccio e alla ricerca degli ornamenti come gioielli e piume di struzzo.

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Il PERIODO FASCISTA IN ITALIA

La crisi dilagante investe l'economia mondiale e ciò si trasmette anche alla moda: la donna alla "garçonne" viene sostituita da una nuova figura femminile. Nella seconda metà degli anni '30 si ha l'allargamento delle spalle attraverso l'imbottitura e maniche di maggior volume. 

L'abbigliamento maschile invece conserva lo stile ereditato dal secolo scorso.

Tuttavia però lo stile di vita più denso ha portato mutamenti anche sull'abbigliamento maschile. A fianco degli indumenti che la tradizione vuole lasciare immutati per le cerimonie, si affiancano abiti più consoni alle abitudini che la vita impone, cappotti a doppio petto e abiti per gli sport.

Alla fine degli anni '20 nascono i primi "spezzati", vale a dire giacca in tessuto a tinta unita o fantasia, accompagnata da calzoni di colore diverso, lunghi o alla "zuava", ma Edoardo III principe di Galles continuava ad essere l'esempio universalmente imitato dagli uomini di tutta Europa.

Gli anni '20 furono caratterizzati dalla nascita dei Fasci di Combattimento che, inizialmente, furono un fenomeno politico poco rilevante, ma dal 1921 presero improvvisamente quota cavalcando sia il malcontento popolare contro l'aumento dei prezzi alimentari che la reazione dei ceti più abbienti ai numerosi scioperi operai e contadini.

i gruppi di squadristi iniziarono ad ostacolare con la violenza le attività del movimento operaio e socialista e, appoggiati dai ceti più elevati e dall'industria, iniziarono la loro ascesa al potere della Nazione.

Con la marcia su Roma, nel '22, giunsero al comando, non ostacolati neanche dalla posizione assunta dal re.

Mentre trattava con i principali leaders liberali per una partecipazione al governo, Mussolini lasciò che le milizie fasciste preparassero un colpo di stato.

Il ventennio fascista, nonostante la riforma della scuola ed interventi atti ad ottenere il consenso popolare, nel '26 abolì il diritto di sciopero e riconobbe solo i Sindacati legati al potere.

Fu istituito il Tribunale Speciale e poi la riforma elettorale che introduceva il sistema della lista unica nel '28. 

Qui inizia il totalitarismo vero e proprio che portò l'Italia in una condizione di prostrazione culturale, politica ed economica, non vi fu più libertà di espressione, libertà di pensiero e di azione. 

Dopo mire coloniali miseramente fallite, l'alleanza con la Germania di Hitler portò poi all'inizio della seconda guerra mondiale ed al coinvolgimento dell'Italia in una catastrofe di carattere mondiale.

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DAL DOPOGUERRA AI GIORNI NOSTRI

Dopo la seconda guerra mondiale l'area occidentale avverte il fascino del modo di vita americano. In Italia i grandi problemi sociali e politici del dopoguerra vengono rappresentati nel Cinema Neorealista. 

Le donne, nella prima metà degli anni '40, indossavano gonne a "campana". L'uomo indossava soprabiti a linea ampia, giacche e calzoni molto comodi, capelli corti "a spazzola", cappello floscio, scarpe sportive. Le gonne si accorciavano.

Diffuso era il tailleur a spalle larghe: gonna dritta. 

Cappellini di varie forme e borsa a tracolla. Le scarpe erano con la suola alta in sughero, comunemente dette "ortopediche".

In seguito negli anni '50-'60, la gonna era larghissima e pieghettata, sostenuta da una sottogonna; le scarpe erano a punta e con il tacco sottile, i cappelli a tesa larga.

Gli anni '40 sono caratterizzati dalla cupa minaccia del nuovo conflitto che già insanguina l'Europa. Durante questo periodo bellico le generali ristrettezze determinano bruschi cambiamenti di stile di vita e dettano leggi anche nella moda.

Le gonne si accorciano, gli abiti si semplificano e il motivo è anche la scarsità dei tessuti e della manodopera. Le scarpe, per ragioni di economia, si trasformano e viene sostituito il tacco di cuoio con una specie di zoccolo di sughero e per la forma che assumono, prendono il nome di "ortopediche".

Sono anni lunghi e difficilissimi, dove le donne hanno dovuto sostituire gli uomini partiti in guerra, sia nel ruolo di capofamiglia che nelle attività lavorative, basti pensare a come tante donne hanno mandato avanti persino l'industria bellica.

Ecco quindi che la praticità e la funzionalità sono essenziali anche nel modo di vestire. E' infatti in questo periodo che per la prima volta le donne indossano la tuta da lavoro. Ma le donne sono state artefici anche nella lotta partigiana per liberare l'Italia dal nemico. Numerose pagine di storia parlano delle sofferenze e dei rischi corsi, ma anche di una profonda umanità che consentiva a questi giovani di lottare e di andare avanti fino al raggiungimento dell'obiettivo finale: la libertà.

Nel 1945 – il 25 aprile – finalmente la pace e la Liberazione.

La ricostruzione sarà lenta, faticosa, e vedrà alcuni ceti arricchirsi rapidamente, mentre la totalità degli italiani deve ripartire dal nulla, da macerie, distruzioni, morte e fame. Solo la solidarietà e la fiducia nel domani danno un sostegno alla maggioranza dei cittadini. Da parte di chi può, e sono pochi, si assiste lentamente ad una corsa ai divertimenti e all'acquisto di generi voluttuari.

Così inizia l'avanzata dei ceti più modesti verso la qualità e la quantità di consumi, più conformi alla nuova situazione sociale. 

In arte l'Astrattismo prevale sul figurativo. In seguito negli anni '50 e '60, nascono movimenti di artisti le cui opere sono più ragionate e sempre meno "sentite": Arte Optical, Arte Concettuale, Minimal Art, New Dada, Pop Art sono le varie correnti che si affermano in questi anni.

Non c'è più riferimento al reale. Adesso la moda comincia a prendere sempre più le distanze dall'arte.

Uscendo dall'immediato dopoguerra ed entrando nella cosiddetta fase del "benessere", si sente la necessità di maggiori cambiamenti di stile, ci si addentra nell'era dell'industria, della confezione e quindi si vedono sempre più spesso nuove linee e nuovi modelli. 

Nel 1948 assistiamo al clamoroso avvenimento nella moda del dopoguerra: la gonna si fa di nuovo lunga e svasata e la vita ritorna stretta. L'aspirazione ad una nuova condizione ed il superamento della povertà subita durante la guerra si evidenzia anche nell'ampiezza della gonna e nel maggior uso di stoffa per realizzarla. 

E' Christian Dior che propone nuovi modelli a Parigi. La Francia si appresta a riprendere il predominio commerciale nella moda, ma nel 1951 Gian Battista Giorgini ebbe la felice intuizione di invitare a Firenze alcuni compratori, reduci dalle sfilate di Parigi, così la moda italiana ebbe modo di farsi conoscere per la sua originale impronta stilistica.

Il concetto e le funzioni dell'alta moda, intesa come produzione riservata a un'élite, vanno modificate sotto l'incalzare dell'industria e dell'abbigliamento. Questo fenomeno è fornito dalla messa a punto di macchine più sofisticate per la confezione degli abiti e la comparsa delle fibre sintetiche che consentono di ottenere tessuti dalle proprietà fisiche, tecniche ed estetiche nuove e diversificate.

Questo è un fatto nuovo ed eccezionale per il mercato e per il settore in quanto i costi elevati delle materie prime possono subire delle modifiche e dal lato tecnologico tali fibre presentano caratteristiche nuove. Più pratici ed eleganti saranno i prodotti finali. Così il costo delle confezioni risulta molto più accessibile in proporzione all'aumento del reddito individuale e consente il rinnovo frequente del guardaroba: condizione che permette il rapido avvicendarsi di mode.  

Di conseguenza nasce negli anni '60 la concorrenza fra produzione artigianale e industriale. Ed anche in questo campo si raggiungerà un compromesso con l'avvento della "moda pronta" (pret-a-porter) e cioè gli abiti disegnati da sarti che, pur venendo riprodotti industrialmente, rivelano la cura dei dettagli tipica delle confezioni su misura.

Tra il 1965 e il 1966 un nuovo avvenimento mette scompiglio nella moda: la "minigonna", inventata da Mary Quant a Londra, che suscita subito grande scalpore. Poi gli "hot pants" che mantengono elevato il tono della polemica, ma le giovani non intendono rinunciare a mostrarsi e ad affermare la loro libertà anche nel vestire.

Per contrasto, qualche anno dopo, nascono la "maxi", gonna lunga fino al suolo, la "midi" che arriva fino al polpaccio. Nello stesso tempo appaiono gli "shorts", pantaloncini più scampanati ma sempre molto corti.

E' il 1968 e gli anni che seguono vedono nascere la contestazione giovanile alla ricerca di nuovi valori, essi rifiutano l'abito "pulito e stirato" adottano capelli lunghi e barbe incolte e passano ad uno stile di vita libero e scanzonato. E' l'affermazione dell'antimoda: ci si veste semplicemente all'insegna della praticità. Ne segue un po' di confusione negli stili dell'abbigliamento.

Per le strade, al sorgere degli anni '70, convivono più stili. Le esasperate mode di "pop", "beat", "ye-ye", "hippy" rispecchiano l'irrequietezza di una società, ed in particolare di giovani che rifiutano l'ordine borghese. Nello stesso periodo si ha l' "unisex" di nuova concezione: la donna trascura la gonna e adotta i calzoni; non però quelli maschili che nascondono le forme, bensì quelli aderenti che le evidenziano e le esaltano.

Si vedono sempre più spesso i "jeans" che diventano in seguito un indumento che verrà portato da tutti, in tutte le stagioni e in tutte le occasioni. Nella seconda parte degli anni '70, si assiste allo sviluppo del "casual" che significa più indumenti abbinati per formare un unico insieme che appare ben studiato pur nella diversità di tessuti, dei colori e delle combinazioni.

Le manifestazioni promozionali si intensificano accompagnando una graduale affermazione dell'abito "made in Italy".  Inizia l'epoca delle "grandi firme", si affermeranno in tutto il mondo gli stilisti dell'Alta Moda italiana.

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