IL RICICLAGGIO DEI RIFIUTI
UN PROGETTO PER IL NOSTRO TERRITORIO E IL SENESE.
LO SMALTIMENTO DEI RIFIUTI OGGI.
Nella nostra regione a partire dagli anni '70 la politica di smaltimento dei rifiuti è
stata orientata verso l'uso delle cosiddette discariche 'controllate' e degli
inceneritori. Ciò ha consentito in questi anni di conoscere meglio la qualità dei
rifiuti prodotti, di sapere dove vengono smaltiti e come vengono impiegati. Ma il sistema
delle discariche controllate non ha risolto il problema creato dalla presenza delle
numerose sostanze nocive presenti nei rifiuti: questi sono stati semplicemente ammucchiati
e rappresentano un costante pericolo per l'ambiente e la salute. La compatibilità
ambientale in queste discariche è spesso contrastata e queste creano grossi disagi alle
popolazioni residenti nelle zone prescelte che possono subire il degrado e l'inquinamento
dell'ambiente, peggiorando la qualità della vita. Una nuova legge assai recente (Decreto
Ronchi) prevede che ovunque in Italia cessino entro il 2000 le discariche dei rifiuti
così come sono raccolti oggi. Il Decreto Ronchi parte dalla constatazione che ciò che
oggi viene chiamato 'rifiuto' può diventare 'risorsa' e in buona parte ricuperato e
reinserito sul mercato. Per mettersi in sintonia con quanto prescritto dalla legge, anche
nella provincia di Siena gli amministratori hanno predisposto un 'Piano provinciale di
smaltimento dei rifiuti' finalizzato a mettere in pratica la nuova filosofia del
riciclaggio e della produzione di energia elettrica tramite la combustione dei rifiuti.
Ciò porterà alla definitiva scomparsa delle vecchie discariche che raccolgono di tutto,
dando il via ad un nuovo trattamento dei rifiuti più moderno, meno inquinante, più
utile.
Attualmente in Val di Chiana tutti i rifiuti vengono portati dai vari comuni ad una sola
grande discarica ubicata a Sinalunga, in attesa che entri in vigore il Piano Provinciale.
In questa grande discarica 'controllata' i rifiuti sono talvolta causa di maleodoranze
che, nonostante i continui interventi e controlli causano proteste da parte della
popolazione locale. E' per questo che tutti
auspicano l'inizio del nuovo sistema di raccolta.
COME FUNZIONA UNA 'DISCARICA CONTROLLATA'
Fino ad oggi la discarica controllata aveva un rivestimento di fondo di varie materie
naturali o plastiche per tenere le sostanze e le reazioni chimiche indefinite che
avvengono in essa. Il drenaggio fatto dalla discarica con interni e tubi convoglia il
'percolato', cioè i liquidi che risultano dall'accumulo dei rifiuti, in apposite vasche,
da dove viene successivamente prelevato ed avviato al trattamento specifico. Il
'percolato' è una sostanza pericolosa se tracima dalle vasche dove viene raccolto o si
infiltra nel terreno per mancanza di tenuta della discarica. Quando la discarica è colma
viene disposta una copertura finale ad 'ombrello' composta da vari strati terrosi e sul
terreno così sistemato si fanno delle piantumazioni. Restano i tubi che fanno fuoriuscire
l'eventuale biogas che continua a formarsi sotto terra.
La 'discarica controllata' è un esempio di un certo progresso compiuto nel passato nel
trattamento dei rifiuti, ma oggi non è più ritenuto valido e spesso è causa di gravi
inconvenienti all'ambiente.
L'abbandono di questo sistema ha spinto il nostro paese a metodi di smaltimento più
avanzati.
L'INCENERIMENTO DEI RIFIUTI
Gli inceneritori sono stati anche da noi una alternativa alla discarica, ma anche questi
hanno provocato non pochi problemi di inquinamento ed oggi solo in parte sono ancora
previsti dalla nuova legge (Decreto Ronchi). Il decreto infatti prevede il mantenimento
dell'incenerimento solo come forma utile a smaltire producendo energia elettrica. E' vero
tuttavia che lo stesso decreto specifica: "il riutilizzo, il riciclaggio e il
recupero di materia prima debbono essere considerati preferibili rispetto alle altre forme
di recupero".
Sappiamo che nei paesi europei dove la raccolta differenziata dei rifiuti è più avanzata
che da noi gli inceneritori hanno perduto efficacia e sono in crisi. Incenerimento e
raccolta differenziata sono infatti logiche alternative e poco compatibili fra loro.
LA RACCOLTA DIFFERENZIATA
In parte nei comuni della Val di Chiana la raccolta differenziata esiste già da vari anni
ma in quantità assai ridotta. Solo il 7-8% dei rifiuti viene infatti raccolto in modo
differenziato tramite le campane (vetro, carta, lattine, piccoli oggetti di carta,
metalli) ma ciò che conterà di più sarà nel prossimo futuro aumentare questa
percentuale separando la 'frazione umida' dei rifiuti, da avviare al compostaggio. A
Montepulciano è prevista a breve la costruzione di un impianto di compostaggio che dovrà
servire a tutta la zona Val di Chiana. Anche nella nostra provincia vi sono zone dove la
raccolta differenziata è più avanzata. A Siena, ad esempio, la percentuale raggiunta è
salita in poco tempo al 20 % . Il Decreto Ronchi prevede che entro il marzo 1999 tutti i
comuni italiani debbano avere provveduto a portare lo smaltimento dei rifiuti tramite
raccolta differenziata al 15%, pena forti sanzioni pecuniarie. Per questo motivo le varie
amministrazioni, fra cui Montepulciano, si sforzano di collaborare alla messa in opera del
Piano provinciale dei rifiuti. I due diversi circuiti di raccolta che si debbono formare
(frazione umida e frazione secca ) possono prevedere che la differenziazione e la
separazione avvenga a monte o a valle, cioè che sia effettuata dai cittadini
singolarmente in casa all'atto della nascita dei rifiuti oppure in una apposita stazione
di 'selezione meccanica', dove i rifiuti sono differenziati vengono separati da una
macchina. Il piano di smaltimento della nostra provincia prevede anche questa ultima
'selezione' in apposite stazioni. Alcuni critici di questo sistema sostengono che in tal
modo il 'compost' che ne deriva non può essere usato per le concimazioni poiché 'sporco'
e quindi poco adatto per questo uso. A questo proposito un acceso dibattito è ancora in
corso tra gli esperti.
IL PIANO SMALTIMENTI RIFIUTI DELLA PROVINCIA
Il piano-rifiuti della Provincia di Siena è incentrato su tre novità:
A) Forte innalzamento degli obbiettivi della raccolta differenziata e compostaggi verdi
decentrati.
B) Nuova localizzazione e ridimensionamento dell'impianto di selezione e compostaggio con
nuovo ruolo della discarica di Abbadia San Salvatore.
C) Ridimensionamento del ruolo e della capienza delle discariche.
Occorre sottolineare che negli anni passati sono state chiuse definitivamente 36
discariche che non erano a norma e ridotte a tre che avranno durata transitoria. Per la
raccolta dei rifiuti da selezionare meccanicamente stanno per sorgere quattro stazioni
ecologiche dove saranno collocati temporaneamente i rifiuti di 36 comuni. Due grandi
discariche (Sinalunga e Abbadia San Salvatore) dovranno accogliere i residui inerti dei
rifiuti trattati e le ceneri degli inceneritori. Un grande inceneritore collocato a
Poggibonsi provvederà a bruciare, producendo energia elettrica, il 65% dei rifiuti
raccolti nella provincia, mentre il 35% è l'obbiettivo del riciclaggio e del successivo
compostaggio.
MOTIVAZIONI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA SECCO-UMIDO
Le problematiche legate alla raccolta e smaltimento dei rifiuti sono aumentate
sensibilmente in questi ultimi anni in Italia per almeno due motivi:
A) La produzione dei rifiuti solidi urbani aumenta continuamente ad un ritmo stimato del
5% annuo.
B) E' sempre più difficile trovare siti adatti allo smaltimento dei rifiuti, per la
crescente opposizione di cittadini e amministratori dovuta al notevole impatto ambientale
che le discariche hanno determinato.
I costi di smaltimento inoltre stanno subendo e subiranno nel prossimo futuro aumenti
veramente consistenti che porteranno il prezzo della discarica e dei relativi trattamenti
ad oltre 100 lire al kg. di rifiuto conferito; questo senza tenere conto delle prossime e
probabili tasse che la Regione dovrà imporre per lo smaltimento in discarica. Tale dato
sta caratterizzando questa fase che è di passaggio tra l'era dello smaltimento
incontrollato e l'era della gestione responsabile del rifiuto che comporta anche costi
maggiori per prevedere delle soluzioni che nella fase di raccolta e smaltimento consentono
di minimizzare l'impatto ambientale.
E' chiaro quindi come si rendano ancora più urgenti tutti quei provvedimenti utili per
diminuire la quantità dei rifiuti da smaltire in discarica. A questo proposito la legge
attuale indica alle Regioni di regolamentare le raccolte differenziate dei rifiuti solidi
urbani con l'obbiettivo prioritario della separazione dei rifiuti e lascia il compito al
Ministero dell'Ambiente di fissare gli indirizzi generali. Inoltre la legge ribadisce la
necessità di ridurre la quantità di rifiuti da smaltire e favorire la valorizzazione
degli stessi, definendo frazione 'umida', 'secca' e 'recuperabile' le varie tipologie dei
rifiuti da reinserire nella produzione.
NON RIFIUTI MA RISORSE
Oggi giorno compiamo gesti automatici ai quali non diamo più peso, ma che in realtà sono
pieni di significati e conseguenze. Tutte le volte che gettiamo qualcosa, automaticamente
ci liberiamo di un fastidio. Spesso il gesto finale di scaricare tutto in un cassonetto ci
solleva e non fa riflettere su tutto quello che accade in seguito a questo atto. In
realtà con questo gesto noi non stiamo gettando rifiuti, ma risorse, materie prime
'seconde' sostanze che potrebbero avere ancora una funzione, essere riutilizzate o
riciclate attraverso la raccolta differenziata. Basterebbe pensare alla grande massa di
rifiuti organici, gli scarti verdi della nostra alimentazione quotidiana, che rappresenta
circa il 30% dei rifiuti, che in Toscana ammontano a circa 5200 tonnellate al giorno, di
cui 'verdi' oltre 1500 tonnellate. Dai rifiuti organici si potrebbe produrre 'compost'
che, opportunamente distribuito sui terreni, apporterebbe preziosa sostanza organica per
le colture agrarie. Solo il recupero della frazione 'verde' o umida farebbe ridurre del
30% la quantità complessiva dei rifiuti da smaltire con la conseguenza di ridurre il
numero di discariche o di allungare il tempo di esaurimento. Ma se la quantità di
sostanza organica prodotta è rimasta costante negli ultimi anni, la quantità complessiva
dei rifiuti da smaltire è addirittura raddoppiata (da 0,8 kg. pro capite al giorno nel
1985 a circa 1,5% kg. di oggi) con un incremento dovuto sostanzialmente ai prodotti 'usa e
getta' ed ai contenitori da imballaggi.
In Toscana e nella nostra provincia si è diffusa la presenza di appositi contenitori per
il conferimento frazionato dei rifiuti, portandoci ad essere tra le prime regioni in
Italia per raccolta differenziata (7,5%); ma siamo molto lontani dal quantitativo
percentuale raggiunto dai paesi dell'Unione Europea che da anni hanno avviato una politica
di raccolta differenziata che li vede oggi recuperare il 40% dei rifiuti. E' quindi
necessario che tutti facciano la loro parte per sviluppare al massimo la raccolta
differenziata.
DA UNA COSA PUÒ NASCERE UN' ALTRA COSA
In Italia la produzione dei rifiuti solidi, termine questo che raggruppa numerose e
differenti miscele di materiali, si può valutare in circa 28 milioni di tonnellate
all'anno per quanto riguarda i rifiuti solidi urbani, 45 milioni quelli solidi speciali,
35 milioni quelli industriali e circa 4 milioni quelli tossici e nocivi. Di fatto i
rifiuti sono il frutto di una nostra decisione di sbarazzarci delle merci usate e non più
utilizzabili, ma dal punto di vista chimico, nei rifiuti sono contenute ancora le materie
che erano presenti all'origine. La carta straccia del giornale o i cartoni gettati via
contengono ancora la cellulosa e la lignina presenti nella carta originale. Una bottiglia
di vetro contiene ancora silicio, calcio, ossigeno, sodio che sono presenti negli
ingredienti (sabbia, calcare, soda) con cui il vetro è stato fatto la prima volta. Se
vogliamo, quindi, possiamo usare la carta straccia per ottenere nuova carta; il vetro,
l'alluminio, la plastica usati per ricavarne nuove merci; addirittura possono trattare
scorie del cibo, scarti della verdura o carne, per ricavarne proteine, grassi o altri
materiali utili.
La riutilizzazione delle cose usate, dei rottami in genere, è una pratica antica e
saggia. Gli artigiani di Prato (Firenze) fin dal Medioevo avevano imparato a fabbricare
ottimi panni di lana utilizzando gli stracci. Lo 'stracciaiolo', una figura di tanti anni
fa che era assai diffusa, girava per città e paesi raccogliendo separatamente i rifiuti
domestici (stracci, rame, carta) che ciascuno era disposto a riutilizzare. Queste
professioni anticipavano una professione oggi assai importante: l'operatore della raccolta
separata per il riciclaggio dei rifiuti. Le moderne tecniche di raccolta separata e di
riciclo dei rifiuti si sono diffuse nei paesi industriali a partire dagli anni '50. Da noi
sono arrivate dieci anni dopo. I ricicli più collaudati sono quelli della carta, del
vetro, dell'alluminio. Interessante è anche il riciclo delle materie plastiche che
permette di recuperare oggetti commerciali: panchine, piastrelle di plastica per
pavimenti, lastre. Ma gli esempi potrebbero continuare. Ogni anno in Italia escono dalla
circolazione circa un milione di auto usate, con un contenuto di oltre un milione di
tonnellate di materiali di acciaio, plastica, alluminio, rame, gomma, vetro e molti altri.
Le automobili usate rappresentano quindi delle vere e proprie miniere di materiali
riciclabili, se vengono trattate e smaltite opportunamente. Le automobili non sono però
progettate in vista del loro riciclo.
Il successo delle operazioni di riciclo delle merci usate dipende molto da due fattori.
Primo, la qualità delle merci nuove. Finora i fabbricanti si sono sforzati di produrre
oggetti e macchine di bell'aspetto, ben colorati ed ornati per attrarre l'attenzione degli
acquirenti. Molti dei caratteri aggiuntivi spesso rendono più difficile se non
impossibile il riciclo delle materie di base dell'oggetto, una volta che questo viene
gettato via. Il secondo fattore è il controllo della qualità delle merci riciclate.
Occorre diffondere e far conoscere gli standard che stabiliscono quali sostanze possono
essere presenti negli oggetti di carta, vetro, plastica e metalli ottenuti per
riciclaggio. Finora è stata sviluppata una scienza delle merci, la merceologia, che
studia la qualità delle cose che acquistiamo e svela le frodi e le sofisticazioni: adesso
occorre sviluppare una merceologia dei rifiuti per evitare che anche questo settore, sotto
il nome di riciclo e di una falsa ecologia, vengono compiute frodi od operazioni dannose
per la salute umana e per la natura.
ENERGIA ELETTRICA: COME RICAVARLA DALLA SPAZZATURA
L'ambientalismo scientifico sostiene da sempre che le discariche di rifiuti
indifferenziati rappresentano il peggiore modo in assoluto di smaltimento. L'unico modo
intelligente di affrontare il problema rifiuti è quello di riconoscere in essi la
caratteristica materia in trasformazione. Ogni rifiuto opportunamente trattato può
divenire concime o combustibile. La logica di 'sistema integro' mira ad uno sfruttamento
energetico pieno della 'risorsa rifiuti' minimizzando l'impatto sull'ambiente naturale.
Ciò significa in primo luogo operare per diminuire i rifiuti da smaltire, tramite
raccolta differenziata e puntando contemporaneamente allo sfruttamento del potere
energetico di una parte di questi tramite la 'termovalorizzazione'. Ciò non si può
perseguire tramite i vecchi inceneritori pericolosi ed inquinanti di antica memoria.
Questi nuovi impianti necessitano di propellenti sofisticati che non possono essere
trovati nei rifiuti indifferenziati, ma in una frazione dei rifiuti medesimi selezionata
con avanzate tecniche di separazione. Con questo è possibile fare una produzione
combinata di energia elettrica e termica per il riscaldamento domestico e l'uso
industriale.
Nella impostazione integrata quindi la raccolta differenziata è una necessità primaria.
A questo fine la raccolta differenziata deve essere portata almeno al 20%, avendo come
limite tendenziale il 50%. Questo sistema funziona assai bene a Copenaghen, dove è stato
adottato da tempo. Anche in provincia di Siena è stato scelto questo sistema di
termovalorizzazione dei rifiuti. Per poter raggiungere buoni risultati occorre però il
coinvolgimento della popolazione sia nella messa in opera del progetto che nella gestione.
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