Antonio (detto il Vecchio).
Fratello rninore (Firenze ca.
1453 - ivi 1534) di Giuliano,
con cui forse si formò e con cui
poi collaborò per anni a Firenze
e a Roma. L'influenza di
Giuliano fu per lui primaria nel
trasmettergli conoscenze
brunelleschiane e albertiane che
già, per tale via, gli giunsero
intelligentemente rivissute e
piegate verso altri significati; e
poi Antonio, per parte sua,
interpretò il fratello e la sua
cultura con sensibilità
indipendente, tendenzialmente
attratta, da un lato, da
cornpiaciuti arcaismi, segnata
dall'altro da intenti formali
vivamente inoltrati verso il gusto
cinquecentesco. Nel 1483
Antonio opera in scultura, con
Giuliano, a un crocifisso ligneo
per la SS. Annunziata di
Firenze; nello stesso anno è attivo per la prima volta come architetto rnilitare (un campo d'interessi
che colmò gran parte della sua carriera), al riattamento delle Fortificazioni di Sarzana. Nel 1488 è a
Perugia, dove aiuta Giuliano nel rinnovamento del chiostro di San Pietro, poi lo segue a Roma,
dove nel 1490 opera al chiostro di San Pietro in Vincoli e nel 1492-93 in lavori secondari a Castel
Sant'Angelo. Nel 1494, con aiuti, è impegnato alla cittadella di Civita Castellana (disegni agli
Uffizi). Al blocco esterno, di rupestre asprezza, appena sovrastato da un rnassiccio torrione
angolare ottagonale (di Antonio da S. il Giovane, vedi oltre), risponde all'interno un vasto, luminoso
cortile porticato a due ordini, dove qualcosa permane della gravitas albertiana, trasposta in pi
serrate e dense proporzioni. Al 1495 risale la prima irnportante architettura sacra: Santa Maria di
Monserrato, in seguito alterata sfigurando il pensiero dell'architetto; i disegni agli Uffizi, insieme con
quanto ancora lascia desumere l'edifcio, perrnettono di ricostruire l'impianto ideato da Antonio: una
chiesa-aula, precorrente il classicismo cinquecentesco, e in cui egli impiega il severo ordine dorico
per un gusto già fuori della vibrante interpretazione quattrocentesca. Nel 1496, di nuovo a Firenze,
Antonio è richiesto d'un modello per la sala del Gran consiglio a palazzo Vecchio; l'anno seguente
lavora come capomastro alle Fortificazioni di Poggio Imperiale. Tra il 1499 e il 1504 compie il
massiccio castello di Nepi, cui si affianca il progetto per la rocca di Montefiascone; seguono i lavori
di fortificazione in val d'Ambra, un modello (1505) per la rocca d'Arezzo e il restauro del castello
di Ripafratta. In Arezzo Antonio progetta anche la SS. Annunziata, di marca fiorentina nel nitore dei
piani all'interno, realizzando un singolare e alquanto compresso rapporto proporzionale, mentre Ia
facciata rimase rustica, salvo a ornarsi d'una preziosa finissima trifora. Nel 1508 Antonio diventa
capomastro del duomo; nello stesso anno il comune di Firenze lo nomina suo architetto. Ma le
fortificazioni restano l'impegno continuo; nel 1512, anzi, Antonio compie un giro della Toscana per
restaurare fortilizi. Il 1513 lo ritrova a Roma con Giuliano, ma ormai la parabola dei due fratelli è
divergente. Nel 1515, di
nuovo in Toscana, Antonio ritorna a costruzioni militari ma si dedica
anche ad architetture finte, di parata, per feste celebrative, come quella per l'ingresso
di Leone X in Firenze. Nel 1517, insieme con Baccio d'Agnolo, dà il modello per una
loggia in piazza della SS. Annunziata; nel 1518-19 lascia in San Biagio di
Montepulciano, compiuto entro il 1529, il suo capolavoro: la costruzione a pianta
centrale, di austero classicismo, sia all'interno che all'esterno, articola in un calmo
sviluppo spaziale i propri elementi proponendone una nuova valorizzazione
prospettica, dominata dalla cupola. Tra l'educazione giovanile e San Biagio sono
intervenute infatti le esperienze di Bramante e di Michelangelo ad orientarlo verso
nuove soluzioni, seppure da lui trattenute su un piano più intimo e con una punta di
dignità scolastica. Ad Antonio sono attribuiti vari palazzi a Montepulciano, di accentuato sapore
classicistico, come il palazzo Nobili-Tarugi; il migliore esempio è però il palazzo già del cardinale
Del Monte a Monte San Savino. Gli ultimi anni di attività furoso spesi in difese militari, in specie nel
territorio di Firenze.
(GDE XVIII Salt-Sos, Utet, 1990 quarta edizione)